Don Luis Cappio, bambini lavoratori e referendum

Carissimi
questa será vi scrivo per darvi la notizia che il vescovo di Barra (stato di Bahia)  Luiz Flavio Cappio ha terminato oggi alle ore 18 lo scipero della fame che stava facendo da  11 giorni dopo un incontro di 5 ore con il ministro per la coordinazione politica e il segretario della CNBB (conferenza dei vescovi brasiliani).

L’accordo prevede 3 punti:
1)dare continuità al dibattito per chiarire i dubbi prima di iniziare l’opera.
2) Analizzare meglio le discordanze in relazione al progetto
3)Costruire con la società un progetto che risponda agli interessi dei più poveri della regione, sia delle rive del Rio San Francisco, sia del nordeste (regione chiamata semi-arido.
Il governo si propone di continuare la Rivitalizzazione del Fiume e ha invitato il vescovo ad un incontro con il presidente Lula.
Il vescovo aveva promesso di fare un digiuno fino alla morte  se il governo non cancellasse il progetto di 4,5 miliardi di reais per deviare una parte delle acque per irrigare il nordeste. Il vescovo sosteneva che il progetto avrebbe distrutto la vita del fiume (danni ambientali irrimediabili) e delle persone che vivono di esso e inoltre di favorire i grandi proprietari del nordeste e non la popolazione povera, per non parlare del possibile imboscamento dei soldi per le opere.
Il vescovo ha detto che la decisone di revocare il digiuno è stata basata sull’impegno che il governo si è assunto di iniziare il dialogo con le parti che criticano per poter trovare delle alternative prima di iniziare l’opera.
Questo è quanto le agenzie ufficiali di informazione hanno detto.
Questo episodio, un vescovo fa lo sciopero della fame disposto a morire per la vita di un fiume (e di tutta la popolazione della sua diocesi che vive del fiume) è stata una cosa inedita. La cosa stava assumendo delle proporzioni molto grandi, tanto che la televisone ne parlava ogni sera. A Lula saranno arrivare lettere da tutto il mondo, il New York Times ha scritto un articolo, la gente cominciava a schierarsi, si stavano organizzando manifestazioni e preghiere in tutto il paese e  (udite udite) i vescovi avevano cominciato a discutere se un vescovo può fare lo sciopero della fame o è eutanasia.
Comunque quest’uomo ha dato una lezione a tutti. Pensate: un vescovo insignificante, nella regione più povera del paese, francescano, che (prima di diventare vescovo) ha avuto il coraggio di percorrere per un anno il fiume e ascoltare e sensibilizzare la gente. Chi non può dire che non ama il suo popolo e non lo conosce? Le ragioni per difendere il fiume non erano solo tecniche, ma soprattutto umane, di conoscenza della gente e dell’agonia di questo fiume.
Mi è dispiaciuto solo una cosa. Nessuno si è unito nello sciopero, anche se la gente ha fatto un continuo pellegrinaggio presso la chiesetta ai bordi del fiume dove lui faceva il digiuno.
Come si svilupperà la vicenda. Sicuramente Lula non farà un passo indietro (ha investito troppo), darà aiuti, farà concessioni, aumenterà i fondi previsti, per accontentare capra e cavoli. Quando un progetto nasce in questo modo quasi con certezza è destinato al fallimento. Le proposte alternative erano più sagge e meno dispendiose. Io mi chiedo, perché non finanziano opere più semplici ed efficaci e invece si imbarcano in opere faraoniche  con spese molto grandi. Fare opere grandi catalizza maggior finanziamenti e maggior interessi. Già questo dovrebbe puzzare. Ma queste voci non sono ascoltate. Il vescovo con lo sciopero della fame richia di essere come un alzare la testa, poi le cose continuano, tutti si abbassano di nuovo.

Bambini Lavoratori
Quasi 5 milioni di bambini e adolescenti minori di 15 anni lavorano attualmente in Brasile. I dati sono dell’IBGE (come la nostra Istat). Gran parte è manodopera nel settore agricolo, come le piantagioni di caffè, cacao e cotone. Nonostante questo dato allarmante  è stata annunciata la riduzione del denaro che sarà investito dal governo per l’area dell’infanzia e adolescente per il 2006. Il denaro investito sarà minore del 1995.

La campagna per il referendum sul disarmo
Radio, tv, giornali fanno propaganda per andare a votare (è un tuo diritto) e presentano le due opzioni. Quelli che sono per la commercializzazione delle armi insistono sul fatto che difendersi è un diritto visto che lo stato non difende e non disarma i banditi e parla che "l’uomo di bene" deve avere la possibilità di proteggersi. Quelli che sono per proibire la commercializzazione delle armi presentano cantanti famosi o personalità che invitano a votare Si per diminuire le armi in circolazione e così diminuire le morti.
Gli spot sono sempre presentati insieme, divisi dalla pubblicità e con spazi uguali.
Le inchieste fatte  parlano che i Si (la proibizione del commercio) avranno un 70% circa. Però ci sono ancora tante persone indecise.
Una cosa curiosa: i trafficanti di Rio  (quelli che dominano le favelas) stanno facendo la campagna per il SI. "Chi farà campagna per il No, cioè contro il disarmamento, qui prenderà del piombo" Questa è la frase che hanno detto.
Cose contradditorie della vita.

Abbraccio Mauro