Evo Morales

Carissimi
vi scrivo da Rio de Janeiro. Oggi 21 dicembre è il primo giorno d’estate per tutto il sud del mondo, mentre per voi inizia una stagione totalmente opposta.
Il clima di Rio in questi giorni è variabile: si dibatte tra caldo afoso e piogge intense. La temperatura comunque oscilla sempre attorno ai 28 gradi.
Anche il clima sociale e politico vive le stesse alternanze tra buone notizie e continui segnali di crisi.
Ho ricevuto in questo tempo gli auguri di Natale e anch’io voglio ricambiarli, non esprimendo le solite cose ma dandovi una buona notizia. Anche in Italia sarà giunta ma sarà passata insignificante agli occhi dei più e senza molti particolari ma per l’America Latina è una grande notizia. E’ stato eletto il nuovo presidente della Bolivia, l’indigeno Evo Morales. E’ da due anni che la Bolivia è entrata nella mia vita. Ci sono passato per andare in Perù e poi mi sono fermato a Santa Cruz de la Sierra a trovare Juan Pablo Sanzetenea che è stato in Italia alla festa di Macondo nel 2004. Tutti quelli che hanno partecipato lo ricorderanno perché durante la sua testimonianza ha fatto alzare tutti in piedi e cantare una canzoncina per sgranchire un po’ le gambe dopo ore di ascolto. La Bolivia è un paese poverissimo. L’80% della popolazione è indigena (popoli aymara e quechua): sono contadini che hanno una agricoltura di sopravvivenza. Il paese, che vive di miniere e dell’estrazione di gas e petrolio, è stato venduto agli stranieri. Il popolo boliviano è riuscito a destituire 2 presidenti nel giro di un anno e domenica 18 dicembre 2005 ha eletto come presidente il rappresentante del più grande movimento sociale e partito indigeno. Da questi brevi accenni si capisce che la Bolivia è un altro paese dove sono in atto grandi cambiamenti. Tutto questo mi affascina e continuerò ad essere attento a quello che succederà.

Lunedi ho telefonato a Juan Pablo Sanzetenea -professore universitario a Santa Cruz de la Sierra- perché mi inviasse un suo commento. Qui sotto vi traduco l’articolo che mi ha inviato e poi aggiungerò qualche nota.

Bolivia. Con un risultato sorprendente e imprevisto da tutti i sondaggi di opinione, Evo Morales, leader indigeno del Movimento al Socialismo, si è imposto con più del 50% dei voti nelle elezioni presidenziali boliviane. E’ la prima volta dopo decenni, che un candidato vince al primo turno.
"Cinquanta per uno, Evo o nessuno" questa la frase che cantavano i militanti del MAS davanti alla porta del partito, frase che è diventata realtà.

Evo Morales ha conquistato la presidenza al primo turno nelle elezioni presidenziali di domenica. A partire dagli anni ’50 nessuna consulta presidenziale aveva permesso ad un candidato di occupare il seggio più alto con la sola forza della volontà popolare espressa in una sola volta. Gli elettori hanno risparmiato alla Bolivia l’incerta scelta del ballottagio che normalmente non si decide alle urne ma nei patti poco chiari del congresso. Con più del 50% dei voti, l’ex trombettista, pastore di lama, calciatore, coltivatore di coca e soprattutto indios indigeno aymara, è entrato nella storia latino-americana come il primo presidente indigeno eletto per suffragio universale.
Alejandro Toledo era stato eletto nel Perù però in precedenza era stato nelle migliori università dell’occidente. Evo Morales è sempre stato fedele a se stesso: senza cravatta e con le ciabatte. Le elezioni di domenica hanno mostrato una falla considerevole nel sistema di voto. La Corte Nazionale Elettorale aveva "tolto" un milione di votanti dalle liste elettorali e ciò ha generato gran confusione e manifestazioni dei votanti esclusi che minacciavano di bruciare le urne. Gli organizzatori della campagna elettorale di Evo Morales non hanno voluto porre l’accento su questo ‘dettaglio’. "Saremo governo anche se risulteremo secondi" diceva uno dei responsabili della campagna, senza immaginare quello che sarebbe stato poi il risultato. La sede del MAS non sembrava l’edificio di un partito che stava per entrare nella storia, ma un recinto dove la certezza di questo ingresso ispirava una tranquilla umiltà. Nel discorso della notte Evo Morales ha attaccato frontalmente la Corte Nazionale Elettorale: "sappiamo che quando giochiamo a calcio c’è anche l’arbitro e qui le abbiamo prese anche dall’arbitro". E aggiunse "al posto di depurare gli elettori il popolo boliviano dovrebbe depurare la Corte Nazionale Elettorale" . E in una dimensione più politica Evo Morales ha precisato: "si può realmente sconfiggere i neoliberali che sono concentrati nella Corte Nazionale Elettorale". Il leader del MAS ha teso la mano a tutto il paese affermando una ‘totale apertura’ a quelli che vogliono unirsi al Movimento Sociale: "abbiamo bisogno di alleati in tutta l’America latina per ricostruire quello che Simon Bolivar ha chiamato la Patria Grande". Per Morales "inizia la nuova storia della Bolivia dove si cerca l’uguaglianza, la giustizia, la pace assieme alla giustizia sociale. Scommettiamo su questo cambio che il popolo sta aspettando".
Prima della vittoria schiacciante -dimostrata dai voti- dove nelle urne si sono raccolti diversi interessi sia della classe media urbana sia della campagna, Evo Morales ha riconosciuto che "anche nelle città non siamo soli" e ha dichiarato che "la volontà del popolo boliviano sarà rispettata. La voce del popolo è la voce di Dio". Davanti ai tanti timori che l’elezione di Evo Morales poteva suscitare in certi settori della società il presidente eletto ha detto "il movimento indegeno non è escludente ma includente. Col nostro governo finirà l’odio e il disprezzo.
Finirà lo stato neoliberale e lo stato coloniale. Non facciamo parte della cultura della menzogna e della guerra sporca". Lucido e modesto, parlando sempre di "compagni e compagne" ed evitando le provocazioni gratuite, Morales si è rivolto agli indigeni del paese per dire: "Aymaras, quechuas, per la prima volta andiamo ad essere presidenti. Non è un problema vincere, sarà un problema governare". Però, come le frasi attorno alle quali si costruisce la vittoria e mai si dimenticano, Morales ha concluso il suo intervento da Cochabamba parlando in quechua. "Causachun coca, wanuchun yanquis" che vuol dire "viva la coca, via gli yankees". Gli elettori si sono incaricati di buttare fuori tutto il sistema politico che obbedisce al volere di Washington. Il MAS ha conquistato 65 deputati contro i 45 del rivale Jorge Quiroga, e del suo partito Podemos, 10 sono andati all’Unità Nazionale dell’impresario Samuel Doria Medina, 8 al partito di destra MNR, il partito dell’ex presidente Gonzalo Sanchez de Losada, e 1 per il Movimento Indigeno Pachakutik di Felipe Quispe. Al Senato, Podemos e MAS hanno rispettivamente 13 seggi ciascuno e 1 seggio all’ MNR. Il MAS è andato avanti anche nell’elezione dei governatori eletti per la prima volta mediante suffragio universale, dove ha guadagnato 2 province, Oruru e Potosi, mentre Podemos ne governa 4. Fino a domenica i sondaggi di opinione indicavano che il MAS non ne avrebbe conquistata nessuna.
La ‘rivoluzione sociale’ che ha iniziato la sua gestazione nel paese a partire dal 2000 con la guerra dell’acqua a Cochabamba, è continuata con la ‘guerra del gas’ e le conseguenti rinunce di 2 presidenti, Sanchez de Losada e Carlos Mesa, con obiettivo la difesa della proprietà del suolo, portata avanti soprattutto dai settori marginali del paese, è finita con l’elezione di un uomo di cui i propri nemici di razza e di classe hanno detto: "è finita l’impunità, il razzismo, il disprezzo, la disuguaglianza. E’ finito questo costume centenario di vedere il paese come un suolo dove c’erano due categorie di persone" ha detto Manuel un giovane bianco dei quartieri ricchi che ha votato per Morales.
Il giovane parlava con la voce emozionata e riconosceva che "siamo stati governati da uomini fittizi che prendevano decisioni per un paese che a forza di essere ignorato era diventato fittizio" Nei quartieri popolari la gente si guardava come se avesse raggiunto un sogno. "abbiamo tante speranze e tanti anni di menzogne alle spalle. Evo dovrà realizzarle, ci deve una vita migliore". In questo paese fino agli anni ’50 gli indios non potevano entrare nelle piazze principali, si è voltato veramente pagina. Inoltre il MAS di Evo Morales sembra esprimere una corrente storica nazionalista e antimperialista che si alza contro le conseguenze di due decenni di politiche neoliberali. Le aspettative sono molte, anzi eccessive: cambiare la storia. Questo è quello che ha promesso ieri ‘l’ex pastore di lama’ che impersonifica il cambio. La storia ci dirà.   

Per farvi capire meglio cosa sta succedendo in Bolivia, faccio alcune precisazioni.
Chi è Evo Morales.
Juan Evo Morales ha 46 anni, classe ’59, nato nella regione di Oruru, nazionalità indigena aymara, esponente dei ‘cocaleiros’ (coltivatori di coca) e fondatore 10 anni fa del MAS-IPSP (movimento al socialismo)  Il sistema elettorale Evo Morales è stato eletto col 51% dei voti. Ciò gli ha permesso di essere eletto presidente senza passare per il congresso nazionale. La vittoria di Morales è considerata storica perché nessuno dei candidati presidenti, a partire dal 1982 quando sono iniziati i governi civili dopo la dittatura, è riuscito ad avere la maggioranza assoluta al primo turno. Il più votato aveva raggiunto il 35%. Di conseguenza il presidente doveva essere deciso dal Congresso Nazionale, ma ciò avveniva mediante accordi tra partiti.
Le linee della sua politica.
Il nuovo governo ha come obiettivi:
– costituire un nuovo modello economico che fino ad ora si basava sullo sfruttamento delle miniere e degli idrocarburi.
– recuperare la sovranità e il controllo degli idrocarburi che adesso sono in mano a imprese straniere.
– convocare una nuova assemblea costituente prevista per l’agosto 2006.
– creare autonomie delle regioni e preservare l’unità nazionale  Per raggiungere questi obiettivi Evo Morales può contare sull’aiuto e l’esempio di altri paesi dell’America Latina che hanno un governo di sinistra, come Argentina, Brasile, Venezuela e Uruguay. Evo Morales ha affermato che darà stabilità economica rispettando le regole del FMI (fondo monetario internazionale), difenderà l’investimento straniero senza espropriare le imprese petrolifere ma anche l’obiettivo di nazionalizzare e recuperare la proprietà sul territorio. Per questo Morales ha fatto promesse sia agli imprenditori nazionali e stranieri che ai movimenti sociali e popolari.
Morales vuole mantenere relazioni con gli Stati Uniti specialmente sul tema della coca.
Il governo di G.W.Bush fa pressione per limitare la coltivazione della coca e Morales la difende perché il popolo la usa a scopo farmaceutico e per infusioni.
Da queste indicazioni si comprende che Morales si comporterà più sulla linea di Lula che del venezuelano Chavez. La Bolivia per svilupparsi ha bisogno di investimento straniero e di accordi con imprenditori. Comunque la lotta sarà dura per le tante esigenze contrastanti.
Il 65% della popolazione boliviana vive nella povertà e ci sono grandi contrasti sociali. Evo Morales è stato eletto perché è l’unico in grado di poter ricomporre una realtà sociale divisa e disincagliare l’evoluzione della storia del paese.

Vi saluto tutti con l’augurio di un anno nuovo e con le parole di Fernando Pessoa:  
"Di tutto restarono tre cose:
la certezza che stava sempre cominciando
la certezza che era necessario continuare
e la certezza che si sarebbe interrotto prima di terminare.

Fare dell’interruzione un cammino nuovo,
fare della caduta un passo di danza
della paura una scala
del sogno un ponte
della ricerca un incontro."
 
 Abbracci, Mauro