Fila

La cosa che mi piace di più è svegliarmi presto e andarmene in giro per la semplice sensazione di non aver niente da fare.
Può sembrare strano, ma è proprio così. Mi piace molto anche il traffico, gli ingorghi stradali, i parcheggi pieni zeppi che non c’è un buco da mettere un ago, quelli poi degli uffici pubblici… insomma, non aspetto altro che trovarmi lì, in un grande ufficio pubblico per fare la cosa che mi piace di più: perdere tempo.
Tutto mi piace lì dentro, l’odore, la pulizia, la fila per chiedere informazioni, la fila per confermare l’informazione ricevuta e soprattutto quella dove si scopre che l’informazione ricevuta era sbagliata. Mi piace. Aspettare in fila, in piedi, mi piace. Quando posso, ci vado sempre, in banca, alle poste, all’unità sanitaria locale, all’ospedale, al Detran (il dipartimento dei trasporti pubblici), al comune, ai capolinea degli autobus, alla metropolitana alle cinque e mezza di sera del venerdì. Le moltitudini in piedi, ferme, in inutile e vana attesa, mi affascinano. Quando sono da sola mi porto dietro un libro, uno di quei libroni, un classico della letteratura universale, Tolstoy, Cervantes, Proust… nella fila di attesa mi sono fatta una cultura.
L’altro giorno ho portato con me mia madre. Ho pensato: è così bello restarsene in fila per ore in qualche ufficio pubblico… voglio che anche mia madre provi questa sensazione… Poverina, così anziana, malata, sempre chiusa in casa tra quattro pareti: “Che ne dici, mamma, se andiamo a fare un giretto all’Hospital do Servidor Publico Estadual (l’ospedale dei dipendenti pubblici)? Siamo andate in macchina e per cominciare abbiamo trovato quel traffico che ci piace tanto, che sembra attrarci a lui tutti i santi giorni; ho parcheggiato dove potevo e come potevo. Finalmente arrivate, entriamo.
Ragazzi, che bellezza! Sembrava che tutta la città si fosse data appuntamento in quei corridoi… Un agglomerato di uomini, donne e bambini… una festa, una riunione importante non sarebbe riuscita a convocare una simile folla. Migliaia di persone insieme, in piedi, e tutte felici per incontrarsi alle sei del mattino nei corridoi dell’ospedale. “Visto che siamo qui – dico – perchè non ne approfittiamo per marcare una visita… che ne so, mamma, dimmi tu: ti senti bene, stai bene di salute o hai qualche problema: mal di schiena, artrosi, cataratta… Hai qualche problema ginecologico? Benissimo, andiamo allora, andiamo a chiedere una visita!”
Ecco che comincia il divertimento: sapere dove inizia (o finisce) la fila. Lo sportello per fissare la visita ginecologica è al secondo piano, ma la fila inizia (o finisce) al terzo, proprio vicino a dove finisce (o inizia) la fila per la visita cardiologica. Che bello, al quarto piano un’altra fila, un serpentone umano ad insinuarsi per i corridoi, i pianerottoli e le scale… lascio mia mamma seduta su una panchina ad aspettare, mi avvicino ad uno sportello qualunque per informarmi… ricevo gradevoli e gentili parole da parte di quelli che sono lì da ore e pensano che gli stia passando davanti.
Torno al terzo piano e mi piazzo dietro alla persona che si autonomina come l’ultima della fila per il ginecologo, la mia fila, finalmente. Ma per scoprire chi fosse l’ultima della mia fila, ho gridato forte: “Gente, chi è l’ultimo del fila del ginecologo?” No, non è andata così, questo l’ho gridato all’inizio quando sono stata là vicino allo sportello… In verità ho gridato così: “Dove comincia (o finisce) la fila per il ginecologo, chi è l’ultimo (o il primo)? Una signora gentile e simpatica ha alzato la mano.
Ho scoperto dopo quattro ore che il suo numero era il 401. Ne ho dedotto che il mio era il 402 e la visita fissata per il giorno 17… di ottobre.
“Mamma – urlo di nuovo – ce l’abbiamo fatta”.
Il motivo di tanta attesa, di quattro ore di attesa per fissare la visita per il 17 ottobre, non è l’impeccabile organizzazione burocratica dell’ospedale.
È successo che una simpatica vecchietta, anche lei come me e mia madre, per il semplice gusto di non aver niente da fare, si è addormentata, poverina, nulla panchina, seduta, rendendo impossibile alla mia fila di andare avanti come le altre: mentre noi ci trovavamo fermi sul pianerottolo del terzo piano, aspettando di scendere al secondo, la fila che finiva (o cominciava) al secondo piano, sinuosamente saliva al terzo infilandosi tra noi del ginecologo, lo scorrimano della scala e la panchina dove la vecchietta si è appisolata ostruendo il passaggio. Una zelosa impiegata, vista la spropositata agglomerazione sul pianerottolo, ha deciso così di interrompere il divertimento, la promiscuità dei corpi nel balletto dello sali-e-scendi e della panchina per sonnecchiare, chiamando trenta di noi in una saletta contigua dove infine riusciamo a segnare la visita.

Quattro ore di divertimento gratis… o meglio, già scontate a suo tempo dalla busta paga, è un privilegio per pochi eletti.
È per questo che voglio ringraziare anche a nome di mia madre, tutti i responsabili della gestione del mio e del nostro tempo.

P.S. ringrazio vivamente anche il vigile che mi ha lasciato la multa sul parabrezza della macchina parcheggiata dove e come potevo.