FSM: La relazione di Otto Maduro

Lunedì sera sono andato alla conferenza pubblica del forum sulla teologia e liberazione ad ascoltare il filosofo e sociologo della religione Otto Maduro. Persona da sempre a fianco della riflessione dei teologi della liberazione, di origine colombiana e professore negli Stati Uniti. Scrivo alcune idee della sua riflessione perché lui ha voluto presentare una visione critica sulla teologia della liberazione. Il titolo dell’incontro è stato “teologie per un altro mondo possibile”

Otto Maduro ha iniziato la sua riflessione dicendo che lui ha sempre vissuto il sacramento della “cresima” come l’incontro con persone con cui condividere le “poche, vulnerabili e fragili certezze che abbiamo”.
Ha messo in evidenza che tutte le eresie che si fissano, rischiano di diventare nuove ortodossie, anche senza volerlo. Per questo la ricerca deve essere umile, altrimenti diventa una nuova forma di oppressione.
La TL (teologia della liberazione) nata dall’ascolto del grido del povero si è distinta per la critica alla teologia dominante, una critica non solo esterna, ma anche interna alla chiesa stessa. Ha fatto risaltare che la teologia dominante (quella di Roma) era una delle teologie possibili, quella del potere (perché ha autorità, appoggio, risorse). Ha fatto vedere che il “re è nudo”, cioè che questa teologia romana è al servizio del potere.
In questo processo però la TL ha riprodotto lo stesso atteggiamento della teologia che combatteva, voleva essere la migliore, la più etica. Nel cercare di legittimarsi, di essere riconosciuta, rispettata, ha fatto molte concessioni, passando di fatto dall’altro lato.
Adesso è bene fare una autocritica e chiederci: come persone che hanno appoggiato la TL, quali sono le cose che non abbiamo voluto vedere, quali le cose che abbiamo taciuto, quali sono oggi le “grida non ascoltate” e che non ascoltiamo?
La prima realtà che oggi grida è la dimensione della soggettività (corporalità e sessualità). Questa è sempre stata esclusa dalla TL. Perché? Può dipendere da chi ha prodotto la riflessione sulla TL: preti, vescovi, maschi. Un individuo cresce in un contesto, situazioni, esperienze, incontri che determinano le differenze tra le persone e ciascuno reagisce differentemente in questi contesti. Nascono persone diverse che saranno più o meno integrate nel contesto della comunità. Le regole della società dicono chi è dentro e chi sta fuori, chi è integrato e chi marginale, chi importante e chi secondario. Nessuno ha riflettuto su questa realtà se non la teologia femminile. Questa mancata riflessione ci fa correre due pericoli: il primo è quello di impedire a noi stessi di vedere le vere motivazioni che ci spingono a fare teologia ed essere dalla parte dei poveri. Dietro al nostro dichiarato interesse per i poveri ci possono essere motivazione secondarie (ricerca di potere, di riconoscimento, ecc,) che fanno parte di noi e della complessità della nostra vita. Secondo: il far tacere la riflessione sulla complessa realtà soggettiva ci porta anche a tacere sui meccanismi di violenza, dominio, oppressione dentro e fuori di noi. Questo è avvenuto senza volerlo, senza saperlo, senza volerlo sapere.

Altra grande realtà che è un grido non ascoltato riguarda la donna, che è la metà dell’umanità. Negli USA, per fare un esempio, le donne sono le vittime della violenza maschile. Nel mondo le donne commettono meno crimini degli uomini, il loro lavoro è non pagato o mal pagato, la loro visone del mondo nascosta, ecc… Questo ci fa capire il carattere maschilista della Teologia. La misoginia patriarcale non è espressa solo dalle parole, ma ancor di più dal fatto che nessuna donna ha prodotto TL. Monopolio degli uomini. Il lato femminile della vita e del mondo permane quasi sempre in silenzio.
Altra grande realtà legata a questa, è la visione sulla sessualità di lesbiche e gay e delle persone chiamate “diverse”. Dipingere questa gente come immorali, devianti, ecc.. fa apparire noi come la gente a posto, nascondendo il nostro lato immorale. Il pensiero dominante ci porta a legittimare guerre, genocidi, oppressioni, eliminazioni sistematiche, ma non accetta la “diversità” sessuale. Che è come dire che moralmente è più grave essere gay che colui che manda ad uccidere in guerra. Falsità e ipocrisia, tipica delle persone che pensano di essere a posto e nascondono dietro l’immoralità degli altri i propri orrori. Lesbiche e gay sono i nuovi capri espiatori di cose ben più gravi.
Ultimo discorso taciuto dalla TL sono le vittime del socialismo reale. La TL ha difeso e ha visto di buon occhio i regimi di sinistra che sono andati al potere, ma anche questi regimi hanno creato le loro vittime. Non esiste società vaccinata contro la forza corruttrice del potere. La TL non doveva difendere gli uomini di sinistra andati al potere, ma essere sempre critica e voce di chi non ha voce ( riferimento a Cuba).

Il mio commento.
Da questa riflessione molto critica mi sono reso conto che la TL ha perso la sua forza e soprattutto che la TL nata dai teologi che condividevano la vita della gente nelle comunità, adesso è rientrata nelle università, è diventata discussione accademica. I professori di università hanno impugnato l’arma della difesa dei poveri senza aver fatto la minima esperienza di vita con i poveri. La vera TL adesso la fanno le teologie “silenziate” ( femminile, gay/lesbiche, sud del mondo,.)(“silenziate” non credo esista in italiano, ma rende bene l’idea). Mi rendo conto che pensare ad una sola Teologia (la nostra idea che per forza ci deve essere solo una riflessione, una sola verità), tipica visione occidentale, è riduttiva. E’ molto più corretto parlare di teologie dentro un mondo pluri-culturale. Un aspetto taciuto è che la riflessione teologica dipende dal luogo dove la si fa (favela o università), da chi la fa (uomo o donna, prete o laico), da come ci si colloca nella società (integrato o escluso), ecc. I risultati sono molto diversi. Queste cose sempre sottaciute, sono le determinanti, perché neanche la teologia è pura, è viziata come tutte le altre riflessioni umane. Nessuna riflessione sulla fede è assoluta, anche se ce la vogliono vendere o vorremmo che la nostra fosse la migliore. La verità che pensiamo di possedere è “precaria e vulnerabile”. Allora tutto dipende dalla vigilanza continua sulla nostra capacità di ascolto, perché senza volerlo, senza saperlo, senza volerlo sapere, vendiamo la nostra fede a chi possiede il potere (per averne un pezzetto anche noi), ancora una volta silenziando il grido dell’oppresso…
Mauro F , Porto Alegre, Brasil.