Il genocidio dei pigmei

Pubblichiamo questo appello, giuntoci da Benito Mazzuccato,grave e urgente per la salvezza dal genocidio dei Pigmei dell’ITURI in R.D.CONGO, per maggiori informazioni vi rimandiamo al diario di padre Antonio MazzuccatoCONTRO IL GENOCIDIO DEI PIGMEI.
Lanciamo un appello perché venga impedito il genocidio "progressivo" dei pigmei lungo la fascia equatoriale africana e in particolare nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, nella foresta dell’Ituri.
Tradizionalmente i pigmei sono trattati come schiavi ed esseri non umani – "scimmie parlanti" – dalle popolazioni non pigmee, che in certe zone – dei Babudu e dei Babila, per esempio – hanno anche "mangiato" dei pigmei, fino a farne scomparire la presenza nella zona nord della collettività maha-babudu.
Durante la dittatura di Mobutu veniva attuata una politica di progressiva assimilazione genetica favorendo la procreazione forzata tra maschi non pigmei e donne pigmee.
A partire dagli anni ’90 è cominciata la lottizzazione della foresta dell’Ituri anche lungo l’asse Beni-Mambasa-Bunia e Mambasa-Kisangani per lo sfruttamento delle ricchezze minerarie – oro, diamanti, coltan – e forestali – legnami preziosi – da parte di multinazionali americane, europee e asiatiche, con la compartecipazione subalterna del governo centrale della R.D.C., di autorità politiche, militari e religiose locali, e di commercianti sia singoli sia consociati in gruppi.
Contemporaneamente sedicenti ong quali il P.A.P. (Programme aide pygmées) e altre provenienti da paesi occidentali quali il C.E.SV.I., entrambe con sede a Beni (nord-Kivu), intervengono per "aiutare" le popolazioni locali, martoriate dalla guerra che infesta quelle zone dai primi anni ’90, inducendo sia i pigmei sia i non pigmei ad abbandonare la foresta.
Negli stessi anni i tagliatori d’alberi inviati nella foresta tra Beni e Mambasa hanno cominciato a minacciare i pigmei anche con le armi, qualora li avessero trovati a cacciare in foresta.
Nel febbraio 1998 21 capi pigmei del settore Babila-Teturi (territorio di Mambasa) hanno inviato una information et plainte ad alcuni ministri del governo centrale (environnement, affaires sociales, affaires coutumières), lamentando che commercianti e autorità varie locali collaboravano con dei tailandesi nello sfruttare il legname della foresta tra Beni e Mambasa, senza tenere alcun conto dei diritti coutumiers dei pigmei.
Non ottennero alcuna risposta.
Nel marzo 2004 padre Antonio Mazzucato, responsabile del projet pygmées-etabe nella stessa zona si faceva portavoce dei capi di località pigmei del groupement babila/teturi inviando al presidente della R.D.C. Kabila j., al ministro Mbusa N. e al nunzio apostolico in R.D.C. a kinshasa, al vescovo di Butembo-Beni, ai rispettivi governatori di Beni, Bunia e Kisangani una lettera di denuncia della vendita abusiva di molti ettari di foresta a vari commercianti di Butembo – prestanome di multinazionali americane ed europee – ancora una volta senza alcun rispetto dei diritti coutumiers dei pigmei.
E ancora una volta non ottennero alcuna risposta.
In questi ultimi mesi del 2005 il capo del groupement Babila/Teturi, tale Juma Saleh Kangambote approfitta d’ogni occasione per dichiarare pubblicamente che i pigmei non sono esseri umani ma bestie e quindi non godono d’alcun diritto, tanto meno sul suolo e la foresta: anzi, se non la smettono di avanzare pretese sulla foresta, i Babila, la tribù del capo, riporteranno i pigmei allo stato di schiavitù di un tempo e torneranno a mangiarli, come già facevano gli antenati dei Babila; e già fin d’ora i Babila insegnano ai figli a uccidere i pigmei e a sterminarli tutti.
Questo programma di "progressivo" genocidio dei pigmei ha avuto un’altra tragica occasione di attuazione durante la fase detta effacer le tableau della guerra civile nel nord-est della R.D.C nell’inverno 2002-2003, quando le milizie di J.P. Bemba compirono numerosi atti di cannibalismo contro i pigmei e le popolazioni dell’Ituri, saccheggiando inoltre parrocchie e missioni, fra le quali anche la missione del projet pygmées-etabe con la fattiva collaborazione dei Babila di Teturi.
Allo stato attuale delle cose, se non interverranno autorità internazionali presso il governo centrale a Kinshasa e presso le autorità locali ai vari livelli (Kisangani, Bunia, Mambasa, Beni e Butembo), per far riconoscere ai pigmei i loro diritti coutumiers sui territori e la foresta loro habitat da millenni, assisteremo – ancora una volta, come già per gli indiani del nord America e per gli indios dell’Amazzonia – allo sterminio per genocidio "progressivo" degli abitanti originari della foresta equatoriale del Congo.

Bolzano, 26.11.2005 padre Antonio Mazzucato
responsabile del projet pygmées-etabe

Benito Mazzucato
collaboratore del projet pygmées-etabe