Il giorno dopo il referendum a Rio

Carissimi

È lunedì 24 ottobre, il giorno dopo il referendum.

Questa mattina tutta Rio si è svegliata molto presto, alle 5 un diluvio di pioggia e tuoni che facevano tremare le case ha messo in allerta tutti. Anch’io svegliato da boati tremendi, ho fatto un giro per la casa per vedere se era tutto in ordine.  Le notizie sono che in 4 ore sono caduti 90mm di pioggia, che è la quantità prevista per tutto il mese di ottobre. Allagamenti, case franate  in favela e qualche morto il risultato. Domani il resoconto dei danni.
Nell’ Amazzonia invece è il contrario, si sta soffrendo la peggior siccità degli ultimi 50 anni, ma di questo penso che in Italia non sia arrivata notizia.

Oggi il centro di Rio aveva lo stesso volto di tutti i lunedì. Normale. Le stesse facce stanche, la gente indaffarata, la ripresa della vita dopo lo stacco domenicale, di una domenica speciale. Molte persone non sono andate al lavoro perché chi ha lavorato al seggio (gratis), come Leandro, ha diritto a due giorni di ferie.
Ieri a Rio si sono registrate 10 persone uccise per armi da fuoco. La violenza  non si ferma mai.

I titoli dei giornali.
Esposti ad ogni edicola, come è normale qui in Brasile, le prime pagine dei giornali. I titoli suonavano tutti la stessa musica: Monito al governo che non garantisce la sicurezza.La popolazione non si sente protetta. Eccetera… Questa sembra la piega che tutti vogliono dare all’ ampia vittoria dei NO, linea contraria ai partiti di governo. Lula aveva detto pubblicamente che votava per il SI, ma che avrebbe accettato anche il risultato
sfavorevole.
Le voci che oggi si rincorrono vanno tutte nella direzione di essere contro il governo e contro il PT.

Oggi, il giorno dopo,  mi permetto di dire alcune cose che mi hanno colpito in questo mese di campagna del referendum, leggendo e ascoltando la gente.

Prima di tutto vediamo i risultati.  
Il No ha avuto 63,94 %  
Il Si ha avuto 36,06%     

92 milioni di brasiliani hanno votato, l’astensione è stata del 21,85%.
Il sud del Brasile (stati di Rio Grande do Sul, Santa Catarina e Paranà) è stata la regione dove il No ha avuto la percentuale più alta con 79,59%.
La regione con maggior numero di SI è stata il Nordeste (stati di Bahia,Sergipe, Alagoas,Pernambuco, Praiba,Rio Grande do Norte, Cearà, Piauì e Maranhao) con 42,49.
Porto Alegre la città capitale col maggior numero di No con 83,66%.
Maceiò quella dei favorevoli alla fine del commercio delle armi e munizioni dove 48,67 hanno detto SI.

Il cambiamento di fronte.
La cosa strana era che mesi fa la maggioranza dei sondaggi diceva che i brasiliani avrebbero votato si all’80%. Cosa ha provocato questo cambiamento di posizione nella popolazione?

Già alcuni mesi fa , quando si iniziava a parlare di referendum, dentro di me sentivo che le cose non mi convincevavo. Avevano già fatto la legge che restrigeva la possibilità di avere un’ arma (che eufemisticamente  hanno chiamato : Statuto del disarmamento) entrata in vigore nel novembre 2003 e già li si poteva decidere. Invece no, hanno voluto la consulta popolare riguardo  questo articolo. Era l’unico punto dove i partiti di governo non erano riusciti a mettersi d’accordo.
Mi chiedevo cosa c’era dietro: tutti rispondevano la “bancada das armas”, cioè il gruppo di deputati e senatori che erano legati agli interessi della vendita delle armi.
Qui posso evidenziare una differenza sostanziale che esiste tra il senso delle leggi brasiliane e quello del mondo angloeuropero. In Brasile le leggi sono fatte per cambiare la realtà, mentre in Europa sono fatte per regolare gli interessi. Voglio dire che in Brasile, mancando una coscienza di società, le leggi diventano strumento per cambiare le cose che non vanno, ma l’unico esito è la loro impossibile applicazione. Faccio un esempio: una persona che usa un biglietto falso in un autobus può prendere fino a due anni di carcere. La logica è questa: per cambiare la reltà dell’uso di biglietti falsi, aumento le pene in modo assurdo. Di fatto nessuno applica questa legge. In Brasile si nota continuamente questo: leggi ideali, pene altissime, nessuno le applica perché manca chi controlla, i processi sono a favore dei potenti in modo palese e quindi tutto resta come prima. La sensazione era che anche in questo referendum avrebbe vinto il Si, niente sarebbe cambiato. Un’ altra legge ideale. Mi sembrava che volessero prendere il toro per la coda, un’ altra volta si affrontava il problema senza andare alle cause.  

La pubblicità
La pubblicità di questi ultimi 20 giorni per radio e Tv è stata incessante sia sull’obbligatorietà/diritto di andare a votare , sia dei due fronti. Quello che intuivo è che la pubblicità fosse una mascherata, una menzogna. Sia il fronte del No che appellava al rischio di  perdita del diritto alla difesa personale in uno stato che non da sicurezze, sia il fronte del Si che voleva diminuire il numero dei morti per arma da fuoco, non dicevano tutta la verità. La pubblicità dovendo colpire l’emotività della gente ha agito sui due fronti: il no invocando la paura di essere assaltati e non potersi difendere e il Si sulla testimonianza di mamme a cui sono morti i figli a causa della violenza. Questo è stato un gioco terribile e chi ne ha fatto le spese è stata la possbilità di fare una discussione vera del problema.

Una parola terribile.
In tutta la campagna pubblicitaria c’è stata una parola che mi faceva male. Chi difendeva il No diceva: non si può togliere alla “pessoa do bem” il diritto ad avere un’ arma. La loro visione è che ci sono “persone per bene” e  i malvagi (banditi). La frase che ho sentito sulla bocca di vari politici è: il miglior bandito è quello morto. Senza pudore si divide il Brasile tra le persone buone e i cattivi, persone per bene e assassini. Ancora una dicotomia, mentre sappiamo che i banditi sono persone, l’altro volto delle stesse persone per bene che governano il Brasile. Tutti a colpevolizzare e nessuno a capire, tutti a difendere il proprio furto.     

Chi ha perso.
Prima di tutto coloro che volevano un cambiamento e pensavano che la proibizione del commercio delle armi potesse essere un segno. Poi il governo o meglio il PT che si era schierato per il Si, ma specialmente le ONG (come Viva Rio, vedi intervista nel sito di Macondo) che avevano messo tutti gli sforzi per convincere della  necessità di togliere le armi dalla circolazione con argomenti ritenuti “pacifisti”. Anche la chiesa cattolica, o meglio i Vescovi, che avevano invitato tutti i fedeli a votare Si. Anche  altre chiese non cattoliche si erano schierate per il Si. Entrambe non  hanno convinto i loro fedeli, o forse i fedeli sono meno di quanto credono. Vari artisti famosi che avevano messo a disposizione la propria immagine a favore del SI (Chico Buarque, Fernanda Montenegro,ecc.).

Chi ha vinto.
I difensori delle armi , “Bancada da bala” (letteralmente sarebbe: gruppo della pallottola),l’industria delle armi (il Brasile fornisce pistole alla polizia di molte città straniere, come quella di New York), e –sembra- la gente comune che conserva il diritto alla legittima difesa.

La mia opinione.
A mio giudizio ne ha perso il Brasile intero, non nel senso che il referendum avrebbe cambiato qualcosa, ma per il fatto che in questo modo si è passato sopra ad un’ analisi vera del problema. E’ inevitabile che meno armi in circolazione diminuiscono i morti, ma in una realtà come il Brasile è solo la punta dell’iceberg. Per me la tristezza è che tutti invocano sicurezza invece di invocare giustizia sociale. I brasiliani sono stati costretti a gridare: sicurezza ( o meglio insicurezza) e gli è stata tolta la possibilità di chiedere  lavoro e condizioni di vita degna.
Mi sembra che la divisione tra chi sta bene, guadagna e può difedersi e la massa di persone che ogni giorno vivono alla mercè della violenza aumenti. Povero Brasile! Difendersi e non costruire un altro Brasile sembra sia il cammino invocato a gran voce.
Ma sappiamo anche che i brasiliani sono un popolo dalle mille risorse e anche che da questo momento di crisi sapranno trovare segni di speranza e nuove motivazioni per lottare.   

Dopo aver scritto queste cose e prima di fare la correzzione finale al testo, ho fatto un salto a trovare il mio amico. Prima gli avevo telefonato e lui mi aveva detto di passare a salutarlo. Quando sono arrivato era indaffarato con il video registratore e mi dice con il volto scuro che stava cercando qualcuno a cui spaccare la faccia. Io gli chiedo perché? Un fulmine aveva bruciato la televisone e il video. Io gli dico che questa mattina quando ho sentito il temporale la prima cosa che ho fatto è stato quello di staccare le spine e lui mi guarda con un volto di fuoco. Rimasi muto, so che quando lui vive questi stati d’animo è meglio stare alla larga. Gli do tempo e vado a parlare con i familiari e  dopo un pò lo vedo fuori, seduto su una pietra da solo colmo di rabbia, mi aspettava. Mi siedo di fronte, tento qualche domanda, di farlo sorridere. Lui mi dice che per lui la tv e il video  erano il frutto di tanto lavoro (sembrava avesse perso tutto) e adesso voleva voglia  di mandare tutto a quel paese (letteralmente a farsi fottere) e che se potesse andrebbe a rubare. Vedi mi dice, sono situazioni come queste che portano tanti giovani a entrare nella parte sbagliata della vita. Lotti, ti dai da fare e poi tutto va storto.  Sapevo che doveva  andare all’università, ma in quello stato d’animo non poteva, non riusciva ad allontanare quel senso di fallimento.  E adesso come farò? La domanda sottointendeva una risposta, ricominciare a comprare tv e video, proprio adesso che sognava di comprarsi un cellulare.
Poi abbiamo discusso del referendum e mi dice che i brasiliani sanno che non cambia niente ( sono sempre fregati). Mi confermava quel senso di impotenza e di inutilità anche verso le azioni che vengono chiamati a fare, anche un referendum. Nessuno si illude. Nessuno ti protegge.
Dopo una oretta di chiacchere l’ho salutato  e volevo abbracciarlo, per dirgli fisicamente che gli ero vicino, ma lui ha rifiutato secondo la filosofia che gli uomini brasiliani non si abbracciano (solo i gay).

Mentre scendevo sentivo in me la sua rabbia e tristezza e la sentivo in profondità, perché conosco la sua storia e so  che per un soffio non è diventato un bambino di strada, sò che per un soffio non è diventato un “bandito”, e sarebbe stato un grande bandito. Lui che si porta dentro tutta la solitudine degli orfani, la grinta dei lottatori che nulla possono contro un destino che sembra inesorabile. Era solo una Tv e un video bruciati, ma il valore di questi due oggetti solo lui lo sapeva.
Mentre scendevo pensavo a quel senso di impotenza e mi veniva da pensare che i potenti, usano sempre la stessa arte, rendere cieco il popolo, limitare le decisoni delle persone e illuderli che la loro volontà è sovrana. I brasiliani la conoscono bene questa storia, funziona da 500 anni.  Qui in brasile la gente rimane prigioiera della sua violenza, mentre i potenti difendono i luoghi della loro ricchezza. Almeno in italia ti danno l’illusione che tutti stanno bene, qui invece è impossibile.
Forse qualcuno può pensare che con questo Si al commercio delle armi i brasiliani amino la violenza. NO. I brasiliani amano la festa, la vita, amano la bellezza. La violenza qua in brasile mi sembra l’eredità dello sfruttamento e l’unica alternativa alla povertà. Forse sono parole dure, ma tanta violenza non dipende ne dalle armi, ne nella mancanza di sicurezza.
Mentre scendevo e passavo in mezzo ai bambini  che scherzavano e dicevano parolacce, tra gli odori della strada sentivo un altro odore, diverso, mi sembrava polvere da sparo, no, era un mio pensiero, pensavo alla mia civiltà, alla mia europa, a secoli di guerre e milioni di morti,  e sentivo  che questo pensiero puzzava di morte, puzzava di polvere da sparo.     

Queste le mie semplici riflessioni.
Abbraccio: Mauro.