Il pozzo

Scrivere su questi argomenti è un compito per niente facile.
Constatare che tutto il lavoro fatto, i rischi che abbiamo corso, le interminabili riunioni, le ore e i giorni usati per cercare alternative a tutto ciò che viviamo e non vogliamo, capire che non è servito a niente è una vera batosta avvilente.
Sempre più forte bussa alla nostra porta la voglia di lasciar perdere, di mollare tutto. Stiamo vivendo una situazione in cui la forza dell’inutilità di tutte le nostre azioni appare severa come non mai, umiliandoci con sarcasmo come a dire: lo sapevo!
No, questi pensieri non sono dettati dallo sconforto di una sconfitta subita, non sono frutto di un momento di disperazione. Queste parole vengono dal profondo, vengono dal riscontro di ciò che ci portano i fatti di tutti i giorni.
Tre avvenimenti senza connessione tra loro (ma solo apparentemente senza connessione), accadono contemporaneamente in ambiti diversi ma contigui, come se ci stessero ruotando intorno e noi ne fossimo il centro, noi, oggetto dell’esecrazione di un mondo che non ci vuole.

Primo
Lo sanno perfino i sassi che oltre ad essere la patria del calcio, del samba, del carnevale possiamo pure vantarci di essere il paese (in fin dei conti siamo in America Latina) nel quale è possibile vedere da vicino dove la miseria digrigna i suoi denti, le favelas; e scivolando sempre più verso il fondo del pozzo, è facile arrivare a ciò che è uno dei più grandi scandali della nazione: i bambini di strada, os meninos de rua. Sono stati scritti centinaia di libri, migliaia di articoli, i nostri compresi, che descrivono questo inferno: sappiamo come sopravvivono, come pensano, sappiamo il modo con cui ciascuno di loro convive con se stesso e con il mondo che non lo vuole. Lo sappiamo. Conosciamo pure una per una le decine di associazioni benemerite nostrane o straniere, pubbliche o private legate a potentissime istituzioni che si occupano di loro, os meninos. Attenzione, attenzione, quello che diciamo non è una interpretazione dei fatti, è la pura verità! Associazioni queste che per mantenere in funzione la loro pachidermica struttura necessitano della collaborazione attiva di istituzioni influenti: il potere pubblico in ogni sua sfera di attuazione, le chiese, cattolica ed evangelica, le banche. Milioni di dollari ogni anno sono a disposizione di queste associazioni per “lavorare” con loro, os meninos. Milioni di dollari. Os meninos. Volete che lo ripetiamo? Milioni di dollari. Os meninos. Lasciate che i milioni di dollari vengano a me, che vi risolverò il “problema” dei meninos de rua. Come se fosse una questione di soldi, una mera questione di un bilancio di investimenti, un diagramma di costo-beneficio.
Una di queste associazioni, una che porta nel proprio nome qualcosa tipo “Santa Vergine di non so cosa…” che in realtà non sappiamo se ha i milioni di dollari o se è formata da quattro sciammanati cani sciolti, ma sappiamo, sia dal nome che ostenta, sia dalle persone che la dirigono, che è legata alla chiesa cattolica e via e via e via con la pastorale, la diocesi, la convenzione con il Comune e lo Stato, il certificato di associazione senza fini lucrativi ma con scopo di filantropia e promozione umana e sociale, e via e via e via con il prete famoso che parla tutti i giorni alla tv, il vescovo, il cardinale e compagnia bella che conosciamo per nome cognome e funzione oltre che personalmente, e via e via e via con la segreteria di assistenza sociale, con i suoi assistenti sociali che sono riusciti ad avere il posto fisso perché amici di amici del cognato e cugini di qualche pezzo grosso… ebbene, questa associazione ha visto quei poveracci dei bambini di strada, espulsi dal centro della città a causa dell’operação limpeza (l’operazione pulizia della quale abbiamo già parlato altrove), gironzolare per le vie del suo quartiere mezzo periferico e mezzo nuovo ricco, ed ha deciso di intervenire: ha creato esclusivamente per loro, os meninos, nella stessa piazza dove vivono di elemosina e botte, alcune casette di legno col tetto trasparente, scatoloni a dir la verità, di un metro e mezzo di altezza e due di lunghezza, affinché loro, os meninos, avessero un rifugio dove poter dormire, poter ripararsi dal freddo dell’inverno e poter tenere le loro miserabili quattro cose. Gli scatoloni di legno sono stati battezzati col suggestivo nome di “Casette della Solidarietà”. Ripetiamo: l’associazione “Santa Vergine di chissà cosa” ha donato a loro, os meninos, due casette di legno, tipo cuccia del cane, affinché loro, os meninos, abbiano un posto per dormire, ripararsi dal freddo e tenere le loro cose. Risolvere il problema! Eco il motivo allegato dall’associazione: risolvere il problema. Prima li definisce, os meninos, ancora una volta come “problema”, e poi decide di intervenire. Cuccia del cane, Casa delle Bambole, come l’ha chiamata qualcuno, Casa della Solidarietà, il nome ufficiale. Ne hanno parlato tutti i giornali, interviene il Comune. L’hanno smontata in un battibaleno ed hanno indirizzato il caso al giudice dei minori che analizzerà il problema e prenderà tutte i provvedimenti necessari inviando loro, os meninos, al blà blà blà…
Volete che ripetiamo? Cuccia del cane meninos de rua associazione benemerita giudice dei minori pastorale dell’infanzia Chiesa Comune… così tutto insieme senza una virgola né punteggiatura tutto in un pentolone viscido un brodo primordiale. Una merda.

Secondo
Gravissime denunce di corruzione, che ad ogni inchiesta vengono comprovate una ad una, coinvolgono nomi importantissimi della politica nazionale. Il presidente Lula, eletto con cinquantadue milioni di voti e la speranza di un popolo intero, sembra vivere in un mondo di fantasia dove niente lo può toccare né coinvolgere, ha cominciato a rispondere agli attacchi intraprendendo una serie di comizi giornalieri nei quali fa appello al populismo più becero e contemporaneamente manda messaggi e minacce con la dichiarazione che senza di lui l’economia potrebbe ritornare al disastro della iper inflazione. Tutti i giorni vengono trasmesse in rete nazionale le sessioni delle commissioni di inchiesta istituite dal parlamento. Deputati, senatori, ministri, ex ministri, mogli, ex mogli, segretarie, ex segretarie, consiglieri, faccendieri, una sfilata interminabile di menzogne, mezze verità o verità ammesse a malincuore che annunciano: ebbene sì, ho preso i soldi, ma è stato per il bene del mio partito, della nazione, del popolo.
Il presidente allucinato da se stesso che si esalta al comizio. Segretari di deputati arrestati all’aeroporto con centomila dollari nascosti nelle mutande.
Il presidente che denuncia un fantomatico complotto della “elite” del paese e grida infuriato: gli andrò pure di traverso ma alla fine mi dovranno mandar giù, … Una merda.

Terzo
Abbiamo ricevuto una lettera dall’estero. Un ragazzo, di vent’anni o poco più, scrive: verrò in ferie. Mi piacerebbe vedere il Brasile, ma non il Brasile turistico, quello che tutti vedono, voglio vedere quello che nel mio paese non c’è, voglio vedere le favelas, voglio vedere loro, os meninos de rua.

Volete proprio che commentiamo questo terzo punto? Che cominciamo ad offendere chi ci ha mandato ´sta lettera? Volete che offendiamo le ragioni per cui ce l’ha scritta e mandata? Lo volete davvero?

No, forse l’amico straniero che ci ha scritto non aveva nessuna cattiva intenzione. È molto giovane, inesperto, sta cominciando la vita, in buona fede… tanto quanto lo è l’associazione benemerita e l’uomo con i dollari nelle mutande.
Anche l’amico straniero si interessa a loro, os meninos de rua. Il mondo intero ne parla, noi compresi scriviamo decine di articoli parlando di loro, os meninos de rua. Perché mai lui non dovrebbe aver voglia di vederli con i suoi stessi occhi?

Ecco in cosa ci siamo trasformati: una attrazione per vacanze alternative, una fonte inesauribile di esotismo a buon mercato. Una merda

Noi due, Edith Moniz e Paolo D’Aprile, minacciati di morte dai trafficanti di droga, intimati al silenzio da associazioni benemerite religiose e civili, noi, sotto l’ordine del tribunale di mai più occuparci di cose che non ci riguardano, noi, assistiamo a tutto questo, alla cuccia del cane, ai casi di corruzione, al Presidente esasperato, alle richieste di turismo alternativo e continuiamo il nostro lavoro, senza niente, senza i milioni di dollari, senza sponsor di banche o chiese. Una merda.

Quando si pensa di essere scesi fino alla fine del pozzo, si scopre che il fondo è ancora più giù.
Speranza?