in viaggio

Prima tappa: Vitória da Conquista, Stato di Bahia

Io e Rosita siamo partiti martedí 29 marzo all´una del pomeriggio da Rio e siamo arrivati a Vitoria alle 7 di mercoledí. Abbiamo percorso 1.170 km in 18 ore, su strade praticamente distrutte: la rete stradale brasiliana sta raggiungendo il limite della praticabilità. Il viaggio é stato massacrante. Sono arrivato con il mal di testa. E’ la prima volta che mi capita.

Ero convinto che Vitoria da Conquista si trovasse nel Sertão (zona del semiarido brasiliano) e invece mi trovo davanti a una valle verde che scopro essere zona di piantagioni di caffè. La cittá con 200 mila abitanti è in mezzo alla valle.

Visto che stavo andando a nord, Fabiana mi aveva chiesto di fermarmi a Vitoria per consegnare una borsa di medicine portate dall’Italia. Per me è diventata l’occasione per conoscere un’altra realtà.

Il taxi ci ha portato nel quartiere di Alto Marron, il nostro indirizzo era la scuola materna: Creche Criança Esperanza.
Subito ci ha accolto Maddalena nella sua casa mentre Marisa, la responsabile della scuola e anche presidente del quartiere, era andata alla stazione degli autobus a prenderci!

Il quartiere é nato dieci anni fa da una occupazione di terra, cioé le persone hanno invaso un terreno abbandonato sulla collina che sovrasta la cittá e hanno iniziato a costruirci le case. La polizia ha tentato di mandarli via ma loro sono riusciti a resistere e oggi, dopo anni di lotta, sono riusciti a rimanere e costruire le loro case.
In questo quartiere ha vissuto per 7 anni suor Paola che adesso si trova a Rio nella ex casa di Macondo ed é responsabile dell´accoglienza agli ospiti. È stata lei a darci tutte le coordinate per arrivare in questa periferia di Vitoria da Conquista.
Dopo l´arrivo di Marisa e aver bevuto il caffè, abbiamo visitato la scuola materna che raccoglie 160 bambini da due a sei anni. La scuola vive di donazioni.

Poi abbiamo fatto un giro per il quartiere accompagnati da una donna che ci ha parlato dell´estrema povertà, la violenza e la miseria di molta gente del quartiere. Qui come in tutte le città il problema é il lavoro. Tutti cercano un impiego presso il Comune visto che é l´unico che offre lavoro. Il salario è il più basso di tutti: 260 reais (circa 80 euro) al mese. Una paga da miseria che rende la sopravvivenza difficile.

A quest’ora ci sono bambini, ragazzi, giovani che vanno e vengono. E’ mezzogiorno, l´orario del cambio di turno: esce dalla scuola il turno della mattina, entra quello del pomeriggio. La presenza di bambini e giovani é la caratteristica del Brasile.

Conosciamo meglio Maddalena e Marisa. Da anni lottano per migliorare la vita nel quartiere e adesso hanno anche un nuovo sogno: avere un pezzo di terra. Assieme a molte persone stanno occupando un’azienda agricola abbandonata, a 40 km dal quartiere. Poter avere alcuni ettari di terreno significa anche possibilità di produrre alimento per la propria famiglia.

Maddalena e Marisa ci parlano delle due bambine gemelle di 6 anni che hanno adottato. Maria Cristina e Maria Edoarda. Se le sono trovate in casa ancora piccole e non potevano abbandonarle. Marisa mi racconta che lei ha già adottato altri bambini ora diventati adulti. Ma adesso non riesce più a farlo perché é una grande sofferenza sia per il distacco una volta diventati adulti sia per la difficoltá di farli crescere. Uno di questi figli dopo il militare é impazzito e si é cavato un occhio e vive in un precario equilibrio.

Alla sera andiamo a trovare Fabiano (una parte delle medicine è per lui) un ragazzo di 23 anni che da quasi due é paralizzato a letto. Non si conosce bene perché ma gli hanno sparato alla schiena colpendolo tra la quinta e la sesta vertebra. Paralizzato, muove male le braccia, ma non le mani. Il suo problema sono le piaghe da decubito. In un paese dove l´assistenza sanitaria fa acqua, questo ragazzo vive con l´aiuto di vicini e amici. Le cose sono molto difficili.

Alla sera ho dialogato con il figlio di Maddalena, 24 anni, licenziato da un mese e il discorso é caduto sulle chiese evangeliche di cui fa parte. Lui non beve, non ascolta musica popolare, solo quella religiosa.
Un fenomeno di cui mi sto accorgendo é la forte dimensione moralistica che hanno queste nuove religioni. Non bere, non fumare, non fare sesso fuori dal matrimonio, ecc… il bello é che riescono a dare un minimo di regola di vita alla povera gente. La grande diffusione di queste nuove chiese e la loro crescita esponenziale dice come le persone chiedono una religione che le aiuti sul piano della strutturazione della vita.
Non voglio scendere in merito sulla natura di queste chiese, di fatto hanno una azione fortemente morale e quindi aiutano le persone a darsi una disciplina. Intorno a questa tematica vorrei tornarci a riflettere.

Dormiamo in casa di Maddalena, Rosita nel letto della figlia e io su un materasso steso per terra all´entrata.

Alla mattina mentre facciamo colazione la radio é stranamente accesa e passa musica locale, il forró. Maddalena mi dice che lo speaker é suo fratello. Ad un certo punto la radio parla di noi, del quartiere, delle donne, della scuola materna. Un saluto a tutta questa gente. Io resto esterrefatto. Una sorpresa e un ringraziamento a noi visitatori della loro comunitá.

Alle 8,30 salutiamo tutti e andiamo a prendere l´autobus per Salvador.

Salvador, 31 marzo

Ci sono otto ore di autobus tra Vitoria da Conquista e Salvador, sempre tra valli abbastanza verdi e con un cielo nuvoloso che a volte ci regala grandi acquazzoni.

Partiti alle 9, siamo arrivati alle 17
Il nostro contatto é Padre Alfredo, gesuita che si occupa di vari progetti sociali. Per noi ha prenotato un albergo nel quartiere storico della Barra. A Salvador piove e sul giornale c’è già l´annuncio delle prime case che crollano dopo tre giorni di pioggia intensa.

L´incontro con lui é per la mattina del primo aprile. Leggo sul giornale che qui a Salvador é “Dia das mentiras” (giorno delle bugie) e qui é istituzionalizzato con feste e incontri. Il Brasile mi sorprende sempre, qui il nostro “pesce di aprile” non é solo nella tradizione ma anche organizzato da vari eventi culturali.

Il dialogo con Padre Alfredo é stato molto bello. Discutiamo della presenza di volontari e della possibilità di ospitare temporaneamente gente a Salvador. Sta lavorando al progetto di una casa “albergo scuola” con la presenza di persone che possano condividere anche il lavoro nei suoi progetti. Lui lavora con i bambini malati di AIDS e con varie situazioni marginali. Dopo il dialogo, ci porta a vedere la scuola materna per i bambini malati. I bambini che frequentano la scuola alla sera ritornano a casa, chi nei vari quartieri, chi sulla strada. La scuola materna va avanti con offerte volontarie. A mezzogiorno, dopo aver giocato con i bambini ci ritroviamo tutti a mangiare, un cibo speciale che una donna ha offerto e portato.

Dopo il pranzo Padre Alfredo ci porta nell’ufficio che ha allestito da qualche anno per un progetto di primo impiego di giovani presso le aziende della zona. Progetto che offre la possibilità ai giovani di fare uno stage e poi di essere assunti.

Verso le 14 lo lasciamo ai suoi impegni e noi ci facciamo un giro al Mercato Modelo e poi al Pelourinho.

Appuntamento alle 19 per andare a portare scarpe alle prostitute.
Ci viene a prendere una donna che ci accompagna in una casa dove si trova Padre Alfredo con alcune persone. Tutti hanno portato delle scarpe da donna usate, ma ancora in buono stato. Le abbiamo divise per numero e poi sotto la pioggia siamo partiti in tre macchine a incontrare le prostitute che si trovano lungo la spiaggia tra Pituba e Itapoa. Sono quasi 15 km di spiaggia e sulla strada che corre lungo il mare ci sono le prostitute che attendono i turisti.
Già da quando siamo arrivati a Salvador, nella zona dove siamo alloggiati abbiamo visto i turisti accompagnati da donne che stanno con loro per una notte o anche per il tempo che permangono. Tra i turisti ci sono molti italiani. Il turismo sessuale é un fenomeno molto forte anche in Brasile, specialmente verso nord (Recife, Fortaleza….) dove ci sono le spiagge più belle e la povertà più grande. Qui le prostitute costano meno, sono più abbordabili e i controlli della polizia minori.
Dalle informazioni che sto raccogliendo é forte anche la prostituzione infantile. Varie associazioni italiane stanno facendo una campagna per combattere questo crimine e convincere gli italiani a non fare turismo sessuale.

La sera di pioggia non favorisce la presenza delle prostitute e abbiamo paura di non trovarle. Padre Alfredo dice che non possiamo mancare all’appuntamento (il primo venerdí del mese) che loro ci siano o no. Con noi c’é anche la direttrice della scuola materna incontrata alla mattina. Da tempo é accanto a queste donne nelle lotte per difendere i loro diritti. Tutto il gruppo indossa una maglietta con scritto: Pregiudizio No, solidarietà Si.
Dopo un po’ cominciamo ad incontrare le prime “lavoratrici del sesso” , cosi le chiamerò d’ora in avanti.

Sono ragazze sui 20 anni, più o meno curate, che al vedere le nostre macchine fermarsi vicino a loro si insospettiscono e tentano di allontanarsi. Per loro, 4 macchine che si avvicinano é una cosa da temere. Di solito é la polizia che arriva per estorcere loro denaro e per minacciarle o altre persone che vogliono fare del male. Ma quando vedono Padre Alfredo e la donna loro amica, si avvicinano. Si dà loro una bevanda calda e un paio di scarpe da provare finchè trovano la misura giusta. Padre Alfredo offre anche scatole di preservativi e questa è la cosa che gradiscono di più.
L’incontro dura solo alcuni minuti, niente di particolare. L´idea di Alfredo é lavorare sulla lunga distanza e sulla vicinanza e fiducia da costruire. Passano quasi due ore cosí fermandoci ad ogni punto dove si trovavano le donne. Il punto principale di ritrovo é un locale chiamato “Caquinha di Siri”, trasformato in un locale dove i turisti possono incontrare le donne. Le persone con me mi dicevano che a volte fuori dal locale ci sono dalle 30 alle 40 ragazze.

Abbiamo fatto ritorno sulla strada parallela che ha il senso di marcia contrario e anche qui ci siamo fermati alcune volte. Verso la fine della strada incontriamo i ragazzi travestiti. Anche loro prendono paura delle macchine ma poi si avvicinano. Ragazzi stupendi. Anche con loro Alfredo e gli altri scambiano qualche parola.

Ritorniamo verso casa e intanto ha ripreso a piovere a dirotto.

Da questa esperienza che non avevo mai fatto mi vengono due riflessioni.
La prima riguarda la sensazione che ho vissuto. La stessa che ho avuto con i bambini di strada. La possibilità di incontrare queste persone che riteniamo marginali, da evitare, nella loro umanità, senza giudizi (pregiudizi) e in uno stile di vicinanza (e non di voler cambiare la loro vita). Questa gente è come noi: con sogni, desideri, paure, sofferenze.
E’ il nostro sguardo a fare di loro delle “non persone”.
La seconda riflessione riguarda il tipo di relazione. Padre Alfredo non vuole salvarle, vuole difenderle. Non vuole cambiare la loro vita, vuole proteggerla. Il problema non é loro, é nostro. Il pregiudizio lo abbiamo noi, quelli che vanno a prostitute. Il problema siamo noi, cioè quelli che si spacciano come “normali”.
Salvare queste donne dalla “barbarie dei normali”, proprio come i bambini di strada. Il problema della prostituzione é complesso, ma nessuno ci vuole mettere le mani in modo serio. Cosa da combattere assolutamente é la prostituzione infantile. Su questo credo che avrò modo di scoprire altre cose durante il cammino.

La Chiesa della Trinitá,
Henrique e i pellegrini di Dio
sabato 2 aprile

Altra realtà che volevo conoscere era la chiesa della Trinità dove si trova Henrique, di cui due amici, Linda e Amos, che erano passati Ser salvador, me ne avevano parlato.

Nella Chiesa di Trinitá che di trova nel quartiere Aguas dos Meninos, incontriamo Henrique. Un giovane francese sui 40 anni con capelli lunghi e pizzo, stile Dartagnan.
Mi presento e cominciamo a parlare. Gli dico che gli porto i saluti di Macondo e di Michelle e Colette, una coppia francese che ha ha deciso di condividere la vita di quelli che noi chiamiamo “barboni”. Macondo ha recentemente pubblicato il loro libro ” i poveri ci umanizzeranno”. Henrique li conosce bene perché ha condiviso con loro la presenza sulla strada in Francia.
Lui ci parla con una calma soprendente.
Henrique dopo aver studiato in Francia é arrivato in Brasile nell’87 per vivere in una favela di São Paulo e nell´89 ha scelto di vivere sulla strada con una icona della Trinitá nello zaino condividendo la vita del popolo della strada. Si é consacrato “Pellegrino della Trinitá” ed é vissuto nelle principali cittá del Brasile e della Bolivia, dormendo tra i cartoni e chiedendo la carità. Si é fermato 4 anni fa a Salvador ed ha accettato di organizzare la vita di queste persone di strada in una chiesa abbandonata, messa a disposizione dalla diocesi. Qui ha creato una piccola comunitá che accoglie uomini e donne di strada per il tempo che vogliono fermarsi. La chiesa é spoglia, non ci sono banchi, sull´altare c’è l´icona della Trinità di Rubliov. Mi racconta che alla sera 20-30 persone stendono i loro cartoni e dormono sul pavimento. Non ci sono materassini, si dorme alla stessa maniera che sulla strada.
Mi dice che con il tempo si é formato un gruppo fisso. Ora sono una comunità che sta iniziando ad andare anche in giro a portare testimonianza e a fare dei ritiri per gruppi.

Lui mi fa capire che ci sono due tipi di uomini che vivono sulla strada. Quelli che si fermano in un posto e quelli che viaggiano. Io avevo sempre pensato, percependolo a Rio e in altre città, che queste persone avessero la tendenza a fermarsi in un posto e di fare di quel pezzo di marciapiede o di tettoia la loro casa. Henrique invece mi dice che c’é anche un altro tipo, quelli che camminano, incapaci di stare fermi. Spesso creano liti e devono andarsene: sono in fuga perenne.

Io chiedo notizie del poeta e del suo libro. Henrique mi dice che Luiz Carlos da Trindade é morto il 15 gennaio scorso a 41 anni di età. Mi da il suo libro che ho già letto e che contiene delle poesie splendide. Questo uomo é stato bambino di strada, poi in prigione e infine pellegrino sulle strade, fino ad incontrare Henrique e a fermarsi qui a Salvador e con lui costituire la comunità. Una persona con un grande passato di sofferenza che lo ha portato ad una fede splendida.

Io gli chiedo se lui ha scritto qualcosa e mi presenta il suo libro alla seconda edizione in Brasile e alla terza in Francia. In Italia nessuno lo ha pubblicato. La Emi l’avrebbe fatto ma a patto che Henrique se lo fosse pagato. Io gli chiedo il testo in italiano, ma il dischetto sul quale é gia´ tradotto é rotto. Lo prego di inviarmi il testo perché voglio vedere se posso fare qualcosa.

Dopo essere stati quasi due ore con lui ci congediamo, scambiandoci gli indirizzi.