J’accuse parte seconda

Le minacce di morte devono essere prese in considerazione veramente sul serio.
Quando poi arrivano da vari fronti, oltrettutto contemporaneamente, è segno che la cosa è molto grave. Fu in seguito ad esse che dovemmo interrompere su due piedi il nostro lavoro alla favela in cui eravamo presenti da anni. Anche l’attività di campo con i meninos de rua, subì una interruzione repentina. Adesso, quando ci chiamano dall’altra favela (localizzata nelle vicinanze della prima e dove la presenza degli stessi criminali è molto probabile) in cui pure abbiamo iniziato vari progetti di intervento, per andare sul posto ci organizziamo come se fosse una operazione militare di massima sicurezza. Per strada, insieme ai meninos, virtualmente alla mercè di tutto e di tutti, ci andiamo solo se strettamente necessario. Sicuramente non abbiamo la vocazione da eroi. Le minacce ci hanno fatto indietreggiare parecchio. Pensiamo sempre ai nostri familiari e al pericolo che potrebbero correre. Le cose sono molto serie e come tali dobbiamo considerarle.
L’energumeno, un noto assassino, con la pistola alla cintola, parlò molto chiaramente. Sul far della sera, gli sono bastate poche parole. Grazie, signor energumeno, grazie per non aver agito immediatamente e per averci almeno avvisato prima.
Abbiamo scritto decine di lettere, inviato comunicazioni ufficiali, parlato con chi avrebbe potuto aiutarci e, soprattutto, intervenire per aiutare le vittime di abuso per le quali lavoriamo, abbiamo incontrato personalmente tutte le autorità civili e religiose che si può immaginare: come risposta abbiamo ottenuto una denuncia per diffamazione e una intimazione del tribunale per obbligarci a tacere. Non siamo i primi né saremo gli ultimi a subire minacce di morte da gente importante e altolocata che utilizza la sua autorità per screditare chi non ha altre armi se non le sue parole e la forza delle sue idee.
Fine dell’introduzione.
Veniamo ora a ciò che è successo mercoledì 27 aprile.
Riunione del Conseg, Consiglio Municipale di Pubblica Sicurezza, organo della società civile che in collaborazione alle forze dell’ordine coordina le azioni in favore di una normale convivenza civile. La presenza dell’illustre ex ambasciatore in Italia, oggi presidente del quartiere Sé, il centro città (un’area che comprende mezzo milioni di abitanti), virtualmente candidato alle più importanti cariche pubbliche, fa di questa riunione un evento degno delle migliori occasioni. Sala piena. Rappresentanti del commercio, dell’industria e di tutte le associazioni di quartiere, sotto lo sguardo attento dell’illustre invitato, cominciano i loro interventi: una serie interminabile di lamentele sull’orribile condizione del centro che, secondo loro, vive in uno stato di completo abbandono. L’elenco dei problemi esposti al presidente del quartiere e virtuale candidato è enorme: esiste però un argomento al quale tutti dedicano minuti di discorsi appassionati: i meninos de rua. Da quello che dicono, questi bambini sono veramente il principale problema della città! Una signora, vestita a festa, dice al microfono che in ventisette anni, nella sua strada, non è mai successo neanche un semplice furto di autoradio. Il mormorio di incredulità della sala è interrotto dalla spiegazione: “ho a mia disposizione trenta guardie che garantiscono la tranquillità della mia strada”.
Posso, pago e ottengo… è la logica che impera da sempre: in questo caso la signora paga la sua propria sicurezza assoldando guardie e agenti di polizia. Il presidente spiega adesso quello che i giornali hanno già descritto ampiamente, la “igienizzazione” del centro. Sì, l’ha chiamata proprio così, igienizzazione. La “crackolandia”, la zona nella quale lo spaccio e il consumo di crack avviene liberamente, è stata il primo bersaglio. L’illustre cittadino spiega che sono già stati chiusi decine di hotel che fungevano da facciata legale per lo spaccio e funzionavano come punto di prostituzione, compreso quella minorile. Questa “igienizzazione” fa parte di un progetto molto più ampio: l’espulsione degli abitanti poveri (oggi la maggioranza) dalle aree centrali per viabilizzare la speculazione immobiliaria, gli investimenti delle grandi imprese e permettere così la tanto sognata “riqualificazione” del centro. È bene ricordare ciò che è stato fatto a Salvador, nella zona centrale del Pelourinho: dopo l’espulsione degli abitanti originari, hanno ridipinto le case ed hanno trasformato l’intera area in una grande zona di passeggio per turisti.
Una ulteriore iniziativa che ha meritato l’attenzione di tutti i giornali qui a San Paolo, è stato “l’intervento urbano” di un famoso architetto nella più grande favela della città. Detto tra noi, l’architetto in questione è già il responsabile diretto di molti orrori costruttivi, giustificati da lui e da chi li ha finanziati con la scusa della “modernità”. Dunque, schifato di vedere tutta quella bruttura della favela, ha convinto l’associazione degli abitanti della favela stessa, a dipingere, ripeto, a dipingere le facciate delle baracche e dei tuguri con colori vivi e allegri. Il Comune ha sponsorizzato l’iniziativa e i fabbricanti di vernice hanno ottenuto una enorme pubblicità senza aver sborsato un centesimo, il famoso architetto pensa di aver reso un grande servizio alla Patria e, ancora una volta, ha visto il suo nome su tutti i giornali: adesso abbiamo una bella favela… tutta colorata!!
Torniamo alla riunione.
Una obiezione proviene dal religioso silenzio dell’assemblea che ascolta le parole dell’illustre invitato: le persone, i drogati, le prostitute, i miserabili, i bambini di strada che frequentavano la crackolandia, in seguito alla chiusura degli hotel e a causa della presenza della polizia, si sono trasferiti, hanno migrato in direzione di altre zone vicine, in altre vie, le nostre vie.
Risponde testualmente l’ex ambasciatore in Italia, oggi presidente del quartiere Sè e virtuale candidato a cariche superiori, Andrea Matarazzo: “le persone hanno gambe, camminano, non possiamo ucciderle.”

Lascio ad ognuno trarre le sue proprie conclusioni.

J’accuse, parte 2
As ameaças de morte devem sempre ser levadas muito a sério.
Quando chegam de várias frentes e, além do mais, contemporaneamente, é sinal de que a coisa se fez grave. Logo em seguida, a nossa atuação na favela na qual estávamos trabalhando há anos foram interrompidos de um dia para o outro. A atividade de campo com os meninos de rua, também sofreu uma interrupção repentina. As vezes que nos chamam na outra favela (muito próxima da primeira onde é provável a atuação dos mesmos criminosos), na qual também implantamos várias iniciativas, organizamos as nossas idas como uma operação militar de segurança máxima. Na rua, junto aos meninos, por estar virtualmente à mercê de tudo e de todos, só vamos se estritamente necessário. Decididamente não temos a vocação para ser heróis. As ameaças nos fizeram recuar. Pensamos também aos nossos familiares e ao perigo que poderiam correr. As coisas são muito sérias e como tais temos de considerá-las.
O energúmeno, conhecido matador, com o revólver na cintura falou bem claro. Estava anoitecendo, ele foi curto e grosso. Obrigado, senhor energúmeno, obrigado por não ter agido logo e ter pelo menos avisado antes.
Escrevemos cartas e mais cartas, mandamos ofícios, falamos com quem poderia nos ter ajudado e principalmente intervir para ajudar as vítimas de abusos pelas quais trabalhamos, encontramos pessoalmente todas as autoridades civis e religiosas que se pode imaginar: obtivemos como resultado uma denúncia por difamação e uma intimação judicial para nos calar. Não somos os primeiros e nem seremos os últimos a sofrer ameaças de morte de gente graúda e importante, que utiliza a sua autoridade para desacreditar quem não tem outra arma que a suas palavras e a força das suas idéias.
Esta é só uma introdução.

Vamos ao que aconteceu na quarta feira, dia 27 de abril:
Reunião do Conseg, Conselho Municipal de Segurança Pública, órgão da sociedade civil que em colaboração com as duas polícias zela pela comunidade. A presença do ilustre ministro Andréa Matarazzo, ex-embaixador na Itália, atualmente sub-prefeito da região central (uma área que compreende meio milhão de pessoas) e virtualmente candidato aos mais importantes cargos públicos, faz desta reunião um evento importante digno das melhores ocasiões. Sala cheia: representantes do comércio e da indústria e de todas as associações de bairro, sob o olhar atento do ilustre convidado, começam os seus depoimentos: uma série interminável de lamentações e lamúrias sobre o estado do bairro central que, segundo eles, vive em estado de completo abandono. O elenco dos problemas exposto ao conhecimento do sub-prefeito e virtual candidato é enorme: existe, porém um assunto ao qual todos dedicam minutos de fala apaixonada: os meninos de rua. Pelo que dizem, eles são realmente o problema principal! Uma senhora, com um longo vestido preto, diz ao microfone que na sua rua, nunca, em vinte e sete anos, aconteceu sequer um roubo, nem um assalto. O burburinho de incredulidade da sala é interrompido pela explicação: “tenho a minha disposição trinta seguranças que garantem o sossego da rua”.Posso, pago e obtenho… é a lógica que sempre imperou: neste caso a madame paga a sua própria segurança contratando guardas e policiais.
O sub-prefeito explica agora o que os jornais já descreveram amplamente, a “higienização” do centro. É, assim mesmo, a higienização. A crackolândia, o bairro no qual a venda e o consumo de crack é feito livremente, foi o primeiro alvo. O ilustre cidadão explica que já foram fechados dezenas de hotéis que funcionavam como fachada para o tráfico e como ponto de prostituição, incluindo a prostituição infantil. Esta higienização faz parte de um projeto bem mais amplo: a expulsão dos moradores pobres (hoje a maioria) das áreas centrais para viabilizar a especulação imobiliária, os investimentos das grandes empresas e permitir assim a tão sonhada requalificação do centro. Lembro-me daquilo que fizeram em Salvador, na zona central do Pelourinho: expulsaram todos os moradores, pintaram as casas e transformaram a área em uma grande zona de lazer para turistas.
Uma iniciativa que mereceu a atenção de todos os jornais aqui em São Paulo, foi a “intervenção urbana” que um famoso arquiteto fez na maior favela da cidade. Aqui entre nós, este arquiteto é responsável direto por muitos horrores urbanos, justificados por ele e por quem financiam, com a desculpa da “modernidade”. Pois bem, enjoado de ver toda aquela feiúra da favela, convenceu a associação dos moradores a pintar, (repito), a pintar a fachadas dos barracos e dos casebres em cores vivas e alegres. A prefeitura patrocinou a iniciativa, os fabricantes de tinta obtiveram grande propaganda sem ter pagado um centavo, o famoso arquiteto pensa de ter feito um grande serviço à nação e teve mais uma vez seu nome divulgado, agora temos uma linda favela… toda colorida!!
Voltemos à reunião.
Uma objeção sai da assembléia que escuta num silêncio religioso as palavras do ilustre convidado: as pessoas, os drogados, as prostitutas, aqueles miseráveis, os meninos de rua que freqüentavam a crackolândia, com o fechamento dos hotéis e a presença da polícia, migraram para áreas próximas, para as ruas vizinhas, para as nossas ruas.
Responde textualmente o ex-embaixador na Itália, hoje sub-prefeito da região central e virtual candidato a cargos superiores, Andrea Matarazzo: as pessoas têm pernas, andam, não podemos matá-las.

Que cada um tire as suas próprias conclusões.