Lettera agli amici di Macondo 4

Cari Amici di Macondo,
finalmente dopo la lunga pausa estiva riprendiamo i nostri contatti.
A dire il vero è stata una pausa estiva per modo di dire, infatti nessuno dei componenti del gruppo è in grado di permettersi una vacanza. Viviamo quasi tutti nella stessa zona, nella stessa strada a poche case di distanza uno dall’altro e ci frequentiamo anche al di fuori delle nostre attività. Ad ogni modo eccoci qui, con tante idee, forse ancora un po’ confuse, ma come sempre pieni di entusiasmo e di voglia di fare. Questo mese ricorrono due anni dall’inizio ufficiale dei lavori, due anni dalla fondazione del gruppo.
La nostra storia però comincia molto prima, siamo “cugini” di un gruppo nato in una favela vicina, i cui successi ci hanno ispirato a fondarne uno simile, anzi, migliore. Scherzi a parte, eccoci qui, pronti a organizzare una grande festa di commemorazione: noi brasiliani facciamo le feste più belle del mondo! Dopo due anni ci sentiamo pronti, anche se forse è ancora presto, ad aprirci ad altre realtà, a collaborare con altre istituzioni, ad essere “volontari itineranti”, “moltiplicatori” delle nostre idee e del nostro metodo. Lavorare per l’integrazione dei disabili ci obbliga ad allargare il nostro punto di vista e considerare il problema dell’handicap non più come limitazione funzionale bisognosa di trattamento clinico, ma come una sinigolarità specifica desiderosa di poter esprimere con tutti i mezzi disponibili la sua capacità di interagire con l’ambiente.
Tra le tante attività del gruppo una in particolare ne riassume le caratteristiche peculiari: la visita domiciliare. Quando veniamo a conoscenza della presenza di qualche disabile che vive isolato, o per incapacità fisica, o per emarginazione, ci presentiamo alla sua porta per farci conoscere e per invitarlo, insieme alla sua famiglia a frequentarci, o solo per diventare amici. É una tattica che fino ad oggi ha funzionato e che fa parte del principio sul quale si basa il nostro lavoro: la “Reabilitação Baseada na Comunidade”, la riabilitazione che si basa sulla comunità.

Nella zona si trova una casa di riposo per anziani gestita da una entità privata. Sappiamo le difficoltà che vivono gli anziani, soprattuto in un quartiere povero della periferia come il nostro.
È sorta l’idea di una visita, magari per instaurare un rapporto di collaborazione, una specie di attività “extra muro” per cercare di trasformare una realtà di isolamento in integrazione e partecipazione. È ancora tutto da organizzare, ma non mancano i buoni auspici.
Tra qualche mese ci saranno le elezioni per la formazione del nuovo “Conselho Tutelar”, il “consiglio tutelare” l’organo pubblico della società civile per la difesa dell’infanzia. È nostra intenzione stringere un rapporto di collaborazione effettiva. L’infanzia è una delle priorità assolute per chi come noi lavora con i problemi dell’integrazione. I bambini del nostro quartiere vivono in condizioni di rischio costante, abbandono, miseria, violenza, droga, disgregazione familiare, insomma, un sitazione limite denominata dagli esperti come “rischio sociale”. Vogliamo collaborare effettivamente per fare la nostra parte nel processo di riscatto dell’infanzia.
Infine, esiste la possibilità di conoscere e scambiare esperienze con un gruppo simile al nostro, nato in una favela dall’altra parte della città sempre attraverso la cooperazione con l’AVAPE, l’associazione che lavora con noi fin dall’inizio e di cui abbiamo già parlato in altre occasioni. Lo scambio di idee non può che aiutarci a crescere.
Abbiamo assistito in video ad un servizio televisivo andato in onda nel dicembre scorso. Venti minuti tra interviste e documentario sul nostro lavoro e su quello di gruppi analoghi in collaborazione con L’AVAPE. Ci siamo visti in TV e ci siamo commossi.
Vogliamo concludere con questa frase ascoltata nella trasmissione: “Nella conquista di un obiettivo esiste colui che desidera e colui che cerca: chi desidera, aspetta; chi cerca, realizza”.
Un grande abbraccio e a presto.
Aprendendo a Semear