Lettera agli amici di Macondo 5

Cari Amici di Macondo,
a volte trascorrono settimane, mesi, nei quali succedono poche cose degne di nota, sono cose banali di tutti i giorni. Invece altre volte passiamo periodi di intenso lavoro, periodi nei quali gli avvenimenti si succedono con rapidità sorprendente che ci obbliga a fare molta attenzione per non venirne travolti.
È il caso di quest’ultimo mese appena trascorso.
Nel giorno in cui ricorreva l’anniversario dell’inizio delle attività del gruppo, abbiamo deciso di preparare una festa un po’ diversa dal solito. Invece di invitare persone estranee che mai partecipano alle nostre attività, abbiamo preparato una riunione esclusivamente per noi, nella quale potessimo riflettere e guardarci in retrospettiva per congetturare programmi futuri. Qualcuno in sordina ha montato un grande pannello di fotografie che raccontavano aleatoriamente, senza rispettare la cronologia dei fatti, un po’ della nostra evoluzione. Il pannello è stato esposto senza grande enfasi, chi avesse voluto vederlo doveva farsi spazio tra sedie e tavoli. Successivamente, ognuno dei presenti da una rivista illustrata ha ritagliato una foto o una frase che, secondo la sua opinione, aveva a che fare con il nostro lavoro. Abbiamo incollato le foto e le frasi in un enorme poster, questo sì esposto in fondo alla sala in modo da occupare tutta la parete. Le foto e le frasi scelte ritrattavano la nostra voglia di lavorare, la nostra determinazione, la nostra debole forza: debole sì, perché sempre sull’orlo del disfattismo a causa della situazione obiettiva di necessità nella quale viviamo; forza, perché possediamo solamente la forza dell’entusiasmo, della perseveranza e della buona volontà. Alcune frasi: mattone su mattone; camminare insieme; integrazione…
Non poteva mancare la torta con candeline comprese, abbiamo cantato “tanti auguri”, tanti auguri a ciascuno di noi.
Questa la festa. Ma la cosa veramente importante è stato il giorno in cui ci siamo riuniti con la direzione dell’ospedale “Saboia”. È il più grande ospedale della zona sud della città, virtualmente responsabile per il servizio diretto a più di un milione di persone. Vi lasciamo immaginare i problemi cronici che questo ospedale affronta tutti i giorni: le file, la mancanza di medicine e di dottori, la precarietà delle vecchie strutture.
Ma andiamo con ordine. Un’integrante del nostro gruppo, che tra l’altro è volontaria in questo stesso ospedale, ha avuto l’idea di promuovere l’incontro. Un grande ospedale e noi, un piccolo gruppo di volontari. La direzione ci ha ricevuto con scetticismo: pensava che andassimo a chiedere qualcosa, pensava che eravamo lì per lamentarci della precarietà del servizio prestato. Invece si è trovata davanti a persone che offrivano collaborazione di volontariato, soprattutto in ciò che concerne il trattamento di pazienti disabili. L’equipe dell’AVAPE (della quale abbiamo riferito in altre occasioni), ha partecipato insieme a noi, formando così un triangolo di idee e possibili realizzazioni. La direzione, passato il momento di scetticismo iniziale, si è dimostrata entusiasta della nostra presenza e delle nostre idee. Siamo certi che da tutto questo potrà nascere una grande collaborazione. Siamo appena all’inizio, nella fase preparatoria, ma siamo già orgogliosi di noi stessi: uno dei nostri obiettivi è quello di essere moltiplicatori, dimostrare che con poche risorse, ma con molta buona volontà, l’integrazione e la diminuzione delle differenze tra i disabili e i “normali”, è possibile e fattibile.
Cari amici, mancano pochi giorni alla Pasqua. Il gruppo non ha, per libera scelta, una confessione religiosa, però non possiamo ignorare il grande significato della resurrezione. Anche noi vogliamo risorgere, liberarci dalla polvere della miseria morale, materiale e intellettuale che da secoli ci soffoca, vogliamo risorgere verso una vita e un mondo che realmente valgano la pena. Sembra che ci stiamo riuscendo,
Buona Pasqua a tutti. Um grande Abraço.
Aprendendo a Semear