Lettera di Katia

Cari amici,
penso possa essere interessante anche per voi leggere la lettera che Katia ha mandato ai ragazzi della Scuola Media di Recoaro Terme, con la quale abbiamo iniziato quest’anno un intescambio, grazie all’impegno iniziale delle insegnanti Maria Giovanna Benetti e Rosa Bonello Pozza, cui si sono aggiunti poi tutti gli altri.
Buona lettura
Anna Maria

DALLA POVERTA’ ALLA CIVILTA’

Carissimi ragazzi,
il titolo giá vi annuncia di cosa vi parleró in questo racconto: dalla povertá alla civiltá é quello che vivo io quando scendo dal paesino silenzioso in cui sto lavorando, abbarbicato sulle montagne a 3300 metri fino alla cittá di Cochabamba che si trova a 2500 totalmente immersa in traffico, rumori e colori, dall’aspetto accogliente e moderno ma densa di contrasti.
Colomi, dove vivo con le ragazze della Casa Estudiantil, é un paesino freddo ed umido, fatto di case di fango e paglia e di rare case fatiscenti in muratura, un tempo appartenenti ai vecchi narcotrafficanti di cocaina arricchiti, adesso trasferitisi in foresta. Qui gli abitanti vivono di pastorizia ed agricoltura e le loro case spesso non hanno vetri alle finestre, né bagni né cucine. Cucinano fuori con fuocherelli che anneriscono pentole vecchissime e scaldano mani invecchiate dal lavoro, dal freddo e dal sole. Amico fuoco é l’unico mezzo che hanno per scaldarsi, perché qui di termosifoni e stufe non si é mai sentito parlare, e con questo clima é davvero pesante a volte non avere una fonte di calore. Qui le persone non conoscono docce né tantomeno l’acqua corrente! Stiamo parlando di un paesello che é stato raggiunto dalla corrente elettrica solo perché é un punto chiave nella strada che congiunge Cochabamba a Santa Cruz. Ma nemmeno tutte le case hanno il collegamento.
Sapete quante pareti ho visto annerite dal fuoco delle candele appiccicate al muro per far luce?
Qui tutto é lento, forse perché questi corpi sono nati in altitudine con poco ossigeno e badano a risparmiare le loro energie, forse perché non hanno motivo di correre e questo a volte si scontra con la nostra energia di lavoratori instancabili del nord!!!
Colomi é silenziosa a parte in quelle notti di festa che non conoscono limiti né orari in tutti i sensi purtroppo: la musica raggiunge toni insostenibili per certe ore della notte e l’alcool scorre a fiumi. Cosí finisce sempre che vi sono episodi spiacevoli. Infatti puntualmente viene presa di mira anche la nostra Casa (chiaramente in contrasto con la povertá di qui ma comunque fatta per delle ragazze di qui!) con lanci di pietre al nostro cancello, a volte addirittura caricato con grossi tronchi da poveri ubriachi aggressivi. Un tale contrasto con la quiete campestre di Colomi.
Ma anche questa é la Bolivia, con la sua disperazione di povertá che emerge nei momenti di smarrimento totale del buon senso. Perché tutti i paesi poveri soffrono moralmente e l’alcool fa parte del desiderio di dimenticare chi si é e in quali problemi si é coinvolti. A parte queste feste domenicali, la vita scorre serena almeno per le nostre ragazze che si trovano in una specie di OASI detta, appunto, Casa Estudiantil.
Cochabamba é ben diversa dai paesini ed assomiglia, pur con le sue peculiaritá, alle altre grandi cittá della Bolivia: centri trafficati in cui si mescolano turisti ed autóctoni, tecnologia ed artigianato locale, povertá gettata agli angoli delle strade e ricchezza appariscente appesa nelle vetrine dei negozi all’ultima moda.
La Bolivia é povera o ricca? Se fosse per le sue risorse naturali sarebbe ricca visto i giacimenti di gas su cui é nata, ma purtroppo questa ricchezza non se l’é saputa gestire, vendendo alle multinazionali il diritto a spradoneggiare.
Un’altra grande ricchezza rende questo paese tanto affascinante: gli innumerevoli paesaggi diversi che si possono scorgere non uscendo dai suoi confini. Ci si perde ad ammirare la Cordigliera Andina che fa da cornice alla cittá di La Paz con le sue vette di 6000 metri fra cui spicca l’Illimani sovrano ed innevato, ci si inoltra negli altipiani brulli e stepposi dei 4000 che ti lasciano una sensazione di desolazione ed asprezza, si scende fino ai 2000 metri verdi e tiepidi di Cochabamba e Sucre, fino a tuffarsi nella foresta vergine del Tropico di Santa Cruz dove le narici si allargano ai profumi intensi di frutta e fiori che imbevono la sua aria carica di umiditá. Come non dipingervi poi il meraviglioso lago Titicaca? Questo “mare” -come lo chiamano i Boliviani perché non hanno sbocchi all’Oceano e perché é davvero immenso- si trova a 4000 metri di altitudine e brilla di aria pura e di sole acceso…per questo é facile ustionarsi! Le sue isole sono tesori di archeologia Incas e mentre le visiti ti chiedi come facessero loro, nel 1400, a farsi bastare un isoletta per vivere…in mezzo a quella vastitá di lago di cui non vedi la fine ma dal cui orizzonte appaiono vette innevate che si tingono di rosa al tramonto. Eppure allevavano lama e pecore e coltivavano soprattutto patate: di che cos’altro dovevano aver bisogno? Mentre risali i pendii dell’Isola del Sole incontri donnine affaccendate a tessere ricordi per turisti:servizi all’americana, guanti, sciarpe, braccialetti, tessuti tipici di qui chiamati aguayos, e molte altre cosine tipiche. “Cómprame mamita!” é la parola d’ordine di queste cholitas (ciolítas) ossia di queste donne di tutte le etá che si vestono con ampie gonne di velluto chiamate “polleras” (pogliéras), si pettinano con lunghe trecce scure e si riparano dal sole con grandi “sombreros” di paglia. Piccole barche a motore traghettano i turisti da Copacabana alle isolette per 15 boliviani ( poco piú di un euro!) perché qui tutto costa poco e se non sei preparato rischi di sentirti il riccone del posto, che puó permettersi tutto ció che vuole perché costa 10 volte meno che nel suo paese. Certo é giusto comprare per aiutare la loro economia ma nemmeno esagerare!
Quando, nel 2000, le nostre prime nove ragazze sono arrivate alla Casa Estudiantil, che all’inizio era una catapecchia con il tetto di lamiera in cui il freddo e l’umiditá s’insinuavano senza pietá, non sapevano di essere la scommessa di chi ha voluto iniziare questo progetto tanto lungimirante ed affascinante. Giungevano dalle comunitá piú povere e sperdute della Bolivia e avevano in testa un grande sogno: studiare e diventare QUALCUNO nella vita. Nessuno mai aveva dato loro questa opportunitá, ed ora arrivava dall’Italia Anna Maria che, affiancata dall’incredibile energia di Edit, una boliviana intraprendente e molto umile, scommetteva tutto su di loro, rischiando anche il suo denaro per un fine molto alto: far sentire le donne importanti non solo in quanto prolificano. Qui, infatti, una donna conta solo se ha figli. Spesso é abbandonata dal marito che si mette con altre e non ha strumenti di rivalsa vivendo in una societá assolutamente maschilista.
Cosí due donne, una italiana con alle spalle una brillante carriera lavorativa, e una boliviana giovanissima con davanti un futuro promettente, uniscono i loro caratteri forti, iniziano a fidarsi una dell’altra e a lavorare instancabilmente per e solo per queste ragazze e il loro futuro. E decidono senza nemmeno pensarci troppo di giocarsi totalmente anima e corpo! Io le ho viste in azione e davvero non so dove trovino tanta energia per continuare e per ricominciare daccapo ogni volta. Vi assicuro che le difficoltá che hanno trovato in questi anni, Anna Maria per l’aspetto organizzativo ed Edit per quello educativo, sono sembrate quasi insormontabili. Ma con la loro fede ne sono sempre uscite vincenti.
Perché qui se sei una donna e hai grandi ambizioni diventi il bersaglio di molti purtroppo. Contro questo stanno lottando tuttora.
I loro racconti sulle prime chicas (cicas) sono spassosissimi per noi ragazzi di oggi: pensate che un giorno arrivó una minuscola cholita di nome Sonia che sapeva odore da stalla poiché ci dormiva, essendo molto povera. Le altre ragazze della casa, abituate a farsi una doccia ogni due giorni oramai, la spinsero in bagno e la costrinsero a lavarsi sghignazzando divertite.
Lei, trovatasi sola, con questo tubo pendente sopra la sua testa non seppe cosa fare. Da fuori le urlarono “gira il rubinetto!!!” in quechua (Kéciua) che é la loro lingua indigena, e l’unica lingua che sanno parlare quando arrivano. Ma chi ha mai visto un rubinetto? Queste ragazze si lavano nei fiumi delle loro comunitá e si passano tutto il corpo con pietre liscie perché il sapone costa. Finalmente si sentí lo scroscio dell’acqua, ma quando le “maligne” aprirono la porta si trovarono davanti la piccola vestita di tutto punto con cappello annesso sotto la doccia e sguardo interrogativo. Vi lascio immaginare le spanciate delle altre. Adesso Sonia é una splendida ragazza di 17 anni che veste con pantaloni e maglietta e profuma ogni giorno di pulito.
Pensate che queste ragazze tornano alle loro comunitá per le vacanze, per aiutare i loro genitori nella vita dei campi ad allevare bestiame e a coltivare la terra, e quando fanno ritorno mettono a bagno i loro numerosi fratellini che non ne vogliono sapere. Certo loro adesso sono ben educate. Un giorno Anna Maria é scesa di sorpresa con Edit a Tablas Monte, paesino d’origine di alcune ragazze, e ne ha trovate alcune che pascolavano gli animali tutte pulite e ben pettinate. Quando sono entrate a pranzare con loro, la stanza con il pavimento di terra battuta e le pareti di listarelle di legno era pulita altrettanto. Quello che si insegna qui é davvero importante perché poi loro lo trasmetteranno alle loro comunitá e, un giorno, ai loro figli.
Edit mi raccontava che ad ogni ragazza che arriva deve insegnare come si sta a tavola, come si tengono la forchetta e il coltello, come si taglia la carne e come si tiene in mano una scopa. Perché loro hanno sempre mangiato con le mani, perché loro non hanno mai spazzato in vita loro e la carne la strappavano con i denti. Capite perché queste ragazze passano dalla Preistoria (dato che non sanno scrivere!) ai giorni nostri nel giro di pochi mesi? Immaginatevi i genitori quanto devono rimanere sconvolti dal cambiamento delle loro figlie!!! E la cosa piú bella é che quando si raffinano cosí non rinnegano mai le loro origini né la loro famiglia, anzi: la amano di piú perché ne sentono la mancanza. Pensate che Miriam, che viene da Tapakarí, a 100 km da qui, non riceve visite dalla famiglia da mesi e mesi e si sono ricordati di lei solo per la sua prima comunione, il 25 di settembre, che ha fatto a 14 anni.
E´stato commovente vedere la sua gioia incontenibile nello scorgere il suo papá tra la folla, che teneva in mano fiori bianchi da metterle fra i capelli e una candelina bianca decorata di candidi fiocchetti e fiorellini! Oggi Miriam compie 15 anni, e frequenta l’anno preparatorio per livellare le sue conoscenze ed entrare finalmente alle superiori visto che ha smesso di studiare in terza elementare e non sapeva una parola di castigliano. Oggi tutte le sue compagne le si sono strette intorno e si sono dedicate a cucinare tutto il pomeriggio per lei, mentre altre sono uscite a comprarle una giacca a vento per tre euro e mezzo perché lei non ha soldi, non ha molti vestiti ma é dolcissima e si fa amare da tutti, professori e compagne. Come non dedicarle questo giorno?
Dietro ai volti sorridenti ed apparentemente spensierati di queste fanciulle ( perché sono leggere e belle proprio come le fanciulle delle fiabe!) si celano storie durissime di infanzie bruciate e negate, di abbandoni e morti di cari. Molte volte, tessendo un poncho o pelando patate emergono spontaneamente racconti di drammi familiari che mi smuovono dentro e mi danno ancora una volta la dimensione di quanto male possono fare dei genitori ai propri piccoli figli, di quanto fortunata sono stata io e siamo la maggiorparte di noi in Italia. L’oasi permette loro di dimenticare, di lasciare i brutti ricordi in un cassetto perché non servono a nessuno, e bisogna andare avanti: allora é una gioia vederle ridere e divertirsi, festeggiare e scherzare insieme, aiutarsi e …a volte anche litigare certo! Mica é semplice convivere in 70 ragazze in fondo ed é giusto che si sentano libere anche di litigare come sorelle, nei limiti della civiltá ovviamente! Ma loro sono stupende e portano un gran rispetto alle loro educatrici e ce la mettono tutta per riuscire a scuola e far felici i loro padrini che sono in Italia, ma soprattutto per avere soddisfazione da sé stesse. Purtroppo alcune le abbiamo perse per strada in questi anni, con grande dolore di Anna Maria e di Edit, perché a volte é piú semplice seguire la corrente che i propri sogni e cosí le vedi dopo un anno o due con un bambino per mano e capisci che strada hanno scelto: quella di quasi tutte le donne boliviane. E come biasimarle? In fondo loro sono imbevute della loro cultura, siamo noi che stiamo remando contro corrente!
Baden Powell, fondatore dello scoutismo un giorno scrisse:” Guarda lontano! E quando pensi di star guardado lontano, guarda ancora piú lontano!”. Credo stiano facendo questo tutte le persone che davvero credono in questo progetto: SEMINANO CONSAPEVOLI CHE I FRUTTI ARRIVERANNO PRIMA O POI ANCHE SE IN UN TEMPO LONTANO.
Un abbraccio a tutti voi che vi siete lasciati coinvolgere in quest’avventura!
GRAZIE!
Katia- volontaria italiana nel Progetto-