L’impatto con la casa Estudiantil di PiGi

Colomi, giugno 2004

L’arrivo in Bolivia

All’aereoporto di Cochabamba, ad attendere Anna Maria e me, c’e’ una rappresentanza delle chicas con un cuore di polistirolo rosso grande cosi’ con su scritto “bienvenidos a Bolivia” ed una corona di fiori alla Hawaiana: sono emozionato e imbarazzato.

“Fa freddo, molto freddo: a Colomi l’inverno e’ praticamente eterno”.
Cosi’ mi hanno ripetuto, “incoraggiandomi”, alcune persone a Cochabamba del pueblo di Colomi, situato a oltre 3300 metri di altitudine. Vivo a Trento da molti anni e pratico montagna regolarmente: che sara’ mai il freddo di Colomi?, mi ripeto tra me e me.

Vamos a Colomi, orsu’ dunque!

4 giugno 2004
Il direttore della Casa Estudiantil, Marcello Tonazzolli, mi porta con la sua jeep per la prima volta a Colomi. Dopo una serie di case costruite con adobes (mattoni di terra, paglia e sassi essiccati) il cui colore uniforme e’ un marrone-grigio che non mette allegria, la Casa Estudiantil emerge cromáticamente con il rosso dei suoi mattoni: il primo pensiero spontaneo e’: “mi pare un fortino”.
Metto fuori i piedi dalla jeep e, nonostante uno splendido sole ed un cielo azzurro pastello, mi rendo subito conto del famoso freddo di Colomi: dalla punta dei piedi a quella dei capelli (pochi, mi sono rasato prima di partire, a saperlo …!) il freddo mi avvolge senza violenza, ma con ottusa, lenta costanza e pervicacia, senza darmi scampo alcuno; mi tremano anche i lobi delle orecchie. Ecco allora il secondo pensiero spontaneo: ci saranno i termosifoni? Risposta: No!
Non mi vedo, ma son sicuro che negli occhi mi “risplenda” un anonimo terrore…

Viviendo nella Casa Estudiantil

8 giugno 2004
“Pelota quemada” e’ come chiamano qui il nostro gioco palla avvelenata: fa freddo ed e’ nuvoloso oggi e non e’ neanche pensabile per me, fresco occidentale che ha appena lasciato l’Italia sotto un sole cocente, l’idea di mettersi a giocare. Invece las chicas del corso di nivelacion (recupero) non ci pensano nemmeno e lo fanno. “Son matte”, mi dico, mentre sto leggendo alcuni documenti sul progetto e sulle ragazze, attaccato alla mia stufa a gas come un koala alla sua pianta di eucalipto. Ma le sento ridere e divertirsi e penso che giocare sarebbe un bel modo per entrare in confidenza. Alla fine ci divertiamo molto, solo che io, dimentico di essere a 3300 m, corro per 10 minuti e poi, “inspiegabilmente”, arranco come fosse la prima volta che mi muovo in vita mia, mentre loro saltellano allegre eliminandomi in continuazione e, alla fine, facendole ridere anche molto.

9 giugno
Non ho mai visto macellare un maiale, ma vederlo fare dalle educatrici e alcune chicas come fosse la cosa piu’ normale del mondo mi lascia a bocca aperta: non riesco ad immaginare una quindicenne nostrana mentre taglia, sminuzza e prepara salsicce. Il direttore ha comprato un maiale per approvigionare di proteine le chicas: vengono dal “campo” e per loro e’ ovviamente normale saper fare questo, ma io rimango incantato e sempre a bocca aperta.

12 giugno
C’e’ un clima molto sereno nella Casa Estudiantil: lo noto dai sorrisi delle chicas, dalla serenita’ con cui ciascuna fa il propio dovere, sia nella gestione della casa, sia nel fare i compiti di scuola.; e’ sicuramente un risultato dovuto anche al gran lavoro delle due educatrici delle chicas, Edit e Magda, che passano con loro tutto il tempo aiutandole passo dopo passo. Tutte le sere, dopo cena, si mettono nello stanzone grande dove di solito si mangia e fanno i compiti che non hanno finito nel pomeriggio (ma ci sara’ presto un’aula ad hoc). Sto li seduto con loro, leggendo a tutte le lettere che sono arrívate dall’Italia dalla scuola di Via Bagnera di Roma con cui hanno l’interscambio culturale: sono emozionate da questo e gli risulta difficile pensare che qualcuno, senza conoscerle, possa aver scritto loro. Il concetto di “corrispondenza”, per noi tanto ovvio, qui e’ da spiegare dal principio perche’ semplicemente “non esiste”.

14 giugno.
Un’altra cosa che mi piace osservare e’ la semplicita’ con cui stanno assieme: accendono un fuoco (nel giardino della casa) e, cuocendo patate, stanno raccolte a raccontarsi le loro cose, a ridere: nel “campo”, da dove vengono, questa e’ la maniera di stare assieme, di condividere il tempo, di essere in qualche modo comunita’; lanciarsi semplicemente una palla e’ fonte di grandi risa…e ripenso alla ideale quindicenne nostrana e a come trascorre in modo tanto diverso il tempo in Italia.
Sempre nel giardino della casa hanno anche seminato cipolla e lattuga: il contatto con la terra, il lavoro per tirarne fuori qualcosa di buono, e’ un “istinto” primario della loro cultura e qui, tra libri, compiti e doveri, non si scordano (e ci mancherebbe!) da dove provengono. Queste cose continuano a lasciarmi incantato.

17 giugno.
Pasta, pollo, riso, verdura e frutta non mancano mai sulle tavole della chicas. E pensare che mia mamma mi ha riempito uno zaino di vitamine! Le daro’ a Perkins e Tobia, i due cani della casa. Perkins, in particolare, e’ un boxer dalla forza spaventosa: le ragazze mi raccontano che al suo passaggio si spostano tutti (ed e’ vero, l’ho portato a spasso) e che qualche volta ha ucciso qualche pecora e martoriato qualche avversario: le pecore sono state comprate e mangiate dalle chicas, dell’avversario pare siano state ritrovate solo le orecchie nella cuccia del nostro Perkins. Ma e’ buono, veramente affettuoso con chi conosce e fa una gran opera di vigilanza della casa in cui non e’ entrato piu’ nessuno (63 chicas in un solo posto sono una gran tentazione per molti chicos del pueblo e pare siano entrati una volta) da quando il nostro boxer ne ha fatto il suo territorio.

21 giugno, solstizio d’inverno.
Anno 5512 dell’era inca: le popolazioni indigene di Bolivia festeggiano il “loro” inizio d’anno, oggi. E’ la notte piu fredda dell’anno e si accendono fuochi lungo le strade, bevendo e mangiando e ballando. Anche noi della Casa Estudiantil facciamo il nostro bel fuoco (tocca a me, stavolta) mentre le ragazze preparano patate fritte, pop-corn e cucinano pollo alla brace: la fame che hanno e’ un’altra cosa che mi fa riflettere. Mangiano sempre qualcosa, soprattutto dopo cena, come se non avessero mangiato. Mi viene in mente, non so perche’, il discorso sulla fame che mi fece una volta mia nonna che, di averne patita tanta, mangiava sempre tutto e di tutto per “la paura” che non ce ne fosse piu’ dopo; e questo anche in tempi di abbondanza come i nostri. Forse, in modo diverso, e’ la stessa “paura” inconscia che hanno loro ed in un certo senso ne ricevo conferma chiaccherando della dura vita che hanno fatto “nel campo”.

24 giugno.
Stanno partendo tutte per ritornare a casa per le vacanze invernali. Non vedono i loro famigliari da tempo e sono eccítate come stessero partendo per una gita a Gardaland (anche se credo non possano immaginare che esista un posto come Gardaland). Vedendole andar via non so perche’ mi viene in mente il romanzo “Piccole donne crescono”: non l’ho mai letto, ma ci sta bene in questa situazione perche’ penso che sia quello che la Casa Estudiantil ha in mente di fare di loro: delle donne.
Piergiorgio