Macondo è solidale con gli abitanti della Val di Susa

Ormai il regime (no, non ci riferiamo a Berlusconi), quello planetario del Mercato, che impone guerre e diseguaglianze nel mondo sta mostrando i denti anche nelle nostre italiche montagne.
La protesta di cittadini inermi che difendono il loro diritto di vivere, anziché trovare uno spazio di dialogo, trovano i manganelli delle forze dell’Ordine. Di quale Ordine siano la forza ormai è chiaro: quello del mercato, degli affari ad ogni costo.

Riportiamo di seguito un pensiero di Mao Valpiana, una delle maggiori figure italiane del movimento nonviolento.C’è davvero bisogno di esprimere concreta solidarietà e partecipazione al movimento No-Tav della Val di Susa.
Fino ad oggi la resistenza ed il blocco dei lavori sono stati condotti in modo esemplare, utilizzando solo metodi nonviolenti, con un enorme coinvolgimento popolare fino allo straordinario successo dello sciopero generale della Valle il 19 novembre scorso. Ora, dopo che il governo ha scelto la via della militarizzazione del territorio e della repressione violenta, c’è il rischio che qualche frangia non adeguatamente preparata, qualche infiltrazione esterna, o vere e proprie azioni di provocatori,
preparino una trappola e facciano degenerare la situazione, portando acqua al mulino di chi vuole criminalizzare e annientare l’intero movimento. È dunque il momento della massima allerta nonviolenta, e dell’esplicitazione del metodo scelto per condurre questa lotta sacrosanta.
Ancora una volta "nei mezzi sta il fine". Da una parte la nonviolenza scelta dai valsusini per difendere la loro valle e il loro futuro; dall’altra parte la violenza del potere che vuole via libera per realizzare loschi affari. I valsusini vengono accusati dal governo nazionale e regionale, e persino da gran parte dei partiti di opposizione, di essere egoisti, di fare una lotta localista, di opporsi al progresso solo per salvare la loro pace paesana.
Chi spinge per aprire il cantiere dell’alta velocità, parla invece di sviluppo, di occasioni economiche, di modernità. Sono obiettivi contrastanti, che per essere raggiunti richiedono strumenti e mezzi contrastanti.
Dunque il metodo nonviolento degli abitanti della Valsusa prefigura già il fine della decrescita e del rispetto del patrimonio naturale. Nel mezzo violento delle forze militari, invece, c’è già il fine della devastazione ambientale e di uno sviluppo dissennato.
Ciò che oggi avviene in Val di Susa è un fatto che riguarda tutto il paese, perchè è in gioco il modello di sviluppo che si vuole perseguire.
La lotta della Val di Susa è la stessa lotta contro il ponte di Messina, contro gli inceneritori, contro le centrali nucleari; è lo stesso impegno di chi vuole rallentare, di chi ha iniziato a dare retta ai segnali di crisi del pianeta, di chi propone un futuro sobrio, di chi fa i conti con le
risorse limitate e pensa che tutti gli esseri umani abbiano diritto a godere di ciò che la terra offre.
È già tutto chiaro e ci sono tutti gli elementi per scegliere da che parte stare. Ognuno faccia la propria parte e la propria scelta, dal Presidente della Repubblica all’ultima sezione di partito. O di qua o di là. Per quello che ci riguarda, come amici della nonviolenza, oggi ci sentiamo tutti
valsusini.
Mao Valpiana

tratto dalla newsletter "La nonviolenza e’ in cammino." numero 1138 dell’8 dicembre 2005