Nessuna risposta

Nel mese di febbraio dello scorso anno venni sollecitata in qualitá di educatrice, dalla sezione numero sette della Febem del complesso Tatuapè, ad attuare un lavoro volontario di sostegno al giovane recluso Johnny Crystian.
Venni chiamata perché il mio nome figurava nella “scheda” del ragazzo. La mia attivitá di Tia de rua, educatrice di strada, evidentemente ha chiamato l’attenzione del servizio sociale che mi ha invitata con l’autorizzazione ufficiale del giudice Raul Khairallah a frequentare tutti i giovedí mattina la suddetta sezione.
La mia prima visita é stata descritta in una lettera inviata al presidente della Febem e ai giornalisti Herodoto Barbeiro e Gilberto Dimensitn a cui non ho avuto risposta.
La richiesta costante a me rivolta dal servizio sociale, oltre all’accompagnamento pedagogico di prassi, é sempre stata la sollecitazione affinché trovassi una casa di accoglienza per permettere la scarcerazione del ragazzo. Mi é stato comunicato che il giudice responsabile del caso ha a suo tempo affermato che il periodo di reclusione era giá scaduto ma che lo avrebbe liberato solamente dopo che il servizio sociale avesse lavorato per ricostruire il vincolo familiare o avesse trovato una casa di accoglienza adeguata.
Sottolineai l’importanza di un accompagnamento preliminare del ragazzo in un centro di disintossicazione con lo scopo di offrire un trattamento completo, per poi, successivamente indirizzarlo ad un centro di accoglienza.
Il caso di Johnny Crystian é emblematico della situazione che vivono molti dei nostri bambini: per la strada dall’etá di cinque anni, abbandonato virtualmente dalla madre, impara a sopravvivere con tutti i mezzi leciti e illeciti.
Si fa imprescindibile un accompagnamento specializzato sia del ragazzo stesso, sia della famiglia nella quale teoricamente dovrá reinserirsi. Una visita domiciliare effettuata dal servizio sociale nel mese di maggio ultimo scorso alla quale sono stata invitata a partecipare, ha rivelato la piú assoluta disaggregazione familiare: la madre fa uso di crack ed é alcolizzata, non si é affatto dimostrata interessata ad accogliere il figlio. Comunque sembra che per lo meno si sia riusciti a risvegliare un tenue interesse, visto che negli ultimi mesi la madre ha visitato il figlio per ben due volte. La mia ricerca di un centro specializzato é stata per molti mesi incessante ma priva di un effettivo risultato. Potrei qui elencare le mille porte chiuse, anche quelle di istituzioni importanti che trovavano i piú svariati cavilli per non assumersi la responsabilitá del trattamento di Johnny Crystian. Ho incontrato varie volte il giudice Eduardo Gouveia, direttore del tribunale dei minori e il Promotore della Repubblica dott. Wilson: entrambi si sono dimostrati pienamente d’accordo con me sull’importanza del trattamento in un centro specializzato.

Dall’inizio fino ad oggi continuo perplessa: come e perché la Febem, istiuzione pubblica con a disposizione mezzi e sostanze pubbliche, si appoggia ad una semplice volontaria come me per darmi il compito di risolvere il caso di un ragazzo di cui é direttamente responsabile?
E i miei dubbi non finiscono qui. Sono stata testimone di momenti di grande umiliazione sofferti dal ragazzo inflitti dai sorvegliati e dalle persone dello stesso servizio sociale che dovrebbero stare lí per proteggerlo. Non voglio toccare l’argomento del pestaggio sofferto dal giovane, non ho nessuna prova tranne la sua unica parola, ho le mani legate, ma le umiliazioni, ripeto, le ho testimoniate personalmente.
Le persone che dovrebbero risolvere il caso, a cominciare dai responsabili del servizio sociale, sono quelle che partecipano a questi avvenimenti.
Finalmente sono riusciata ad incontrare un centro di disintossicazione disposto a collaborare: l’Istituto Sousa Novaes con sede a Campinas. Nel giorno fissato, come d’accordo, mi sono recata all’unitá Tatuapé alle sei e quaratacinque minuti, siamo partiti alle otto e mezza. Durante il viaggio, a pochi chilometri da Campinas l’automobile si é dovuta fermare a causa di un guasto meccanico causando un ritardo di piú di quattro ore. Oltre al disinteresse e alla lentezza burocratica delle persone responsabili della stessa unitá della Febem che all’ora fissata per la partenza non erano ancora presenti sul luogo di lavoro, il guasto meccanico della nostra auto era usato come scusa finale per ritornare a San Paolo e cancellare l’appuntamento. Ancora una volta sono stata io, con i miei mezzi personali a sollecitare un’altra macchina, sono stata io a riuscire a posticipare l’appuntamento di alcune ore.
Nel colloquio é stato comunicato che, per essere accettato, Johnny Crystian dovrebbe avere un adulto che si responsabilizzi per lui. Questo significa non soltanto provvedere alle cose materiali di uso giornaliero e ad una somma di dieci reais a settimana per le attivitá educative, ma anche dare appoggio morale, visitarlo, seguirlo affettivamente, insomma, occuparsene. A questo, ancora una volta, penserei io. Peró mi é stato detto che in un eventuale caso di espulsione, l’adulto responsabile dovrebbe assumersene tutto l’onere.
Domando: come io, semplice cittadina senza mezzi nè risorse potrei portarmi Johnny Crystian da un momento all’altro a casa mia? Perché la Febem, responsabile per il ragazzo fino al momento dell’internazione nella clinica, lo abbandonerebbe alla sua sorte? Domando ancora: perché io, persona fisica, sono stata sottoposta da una istituzione pubblica a lavorare in sua vece?
Ho chiesto aiuto a padre Julio Lancellotti, responsabilie della pastorale della popolazione di strada, sono stata trattata burocraticamente in modo superficiale per telefono senza aver avuto la possibilitá di spiegarmi personalmente.
Se mi sono dedicata a tutto ció per tutti questi mesi é perché so che Johnny Crystian rinchiuso alla Febem puó letteralmente annichilirsi.
Queste sono semplici considerazioni e semplici domande a rispetto di un semplice bambino che ancora aspettano risposte e che, di questo ormai ne sono quasi certa, nessuno mi dará.
E.M.

Note della redazione:Lo stesso giorno, neanche a farlo di proposito, Paolo D’Aprile ci invia questa notizia battuta dal sito del quotidiano ‘Folha de São Paulo’, a sostegno delle affemazioni di Edith dei pestaggi subiti da Johnny
13/01/2005 – 12h27 (notizia battuta da Folha Online)

Lavoratori della Febem vengono arrestati, il sindacato minaccia lo sciopero.

23 lavoratori della Febem di Vila Maria, zona nord di São Paulo, hanno avuto 30 giorni di carcere preventivo decretato dalla Giustizia giovedì scorso. Il sindacato di categoria minaccia lo sciopero.
Secondo la polizia dell’81º dipartimento (Belém), che hanno provveduto all’arresto, 16 funzionari sono in carcere e altri sette sono ricercati.
I funzionari sono accusati di torture sugli adolescenti. Nella serata di ieri, il segretario di Stato della Giustizia e presidente della Febem, Alexandre de Moraes, ha ispezionato l’unità e ha constatato le lesioni.
Il segretario ha attivato la Polizia Civile e i supposti aggressori, riconosciuti dai ragazzi, sono stati portati in commissariato.
Le aggressioni sono avvenute all’alba dell’ultimo mercoledì e proseguite fino alle 12 di ieri. Pezzi di ferro e e di legno sono stati trovati nelle sale di monitoraggio. L’unità di Vila Maria accoglie 72 adolescenti, al limite della sua capacità. Il locale riceve adolescenti considerati recidivi gravi. Nel locale lavorano 25 persone nel turno notturno e 50 in quello diurno.
Il sindacato dei lavoratori della Febem si riuniranno per discutere su quanto accaduto. Minacciano lo sciopero per il prossimo martedì 18.
Mentre de Moraes supervisionava la Febem di Vila Maria, internati dell’unità Tatuapé iniziarono una ribellione e hanno preso 30 ostaggi, poi liberati. I moti sono terminati alle 22. Tre giovani e tre impiegati hanno riportato ferite lievi.