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Leggo il giornale di oggi e penso che valga la pena mettervi al corrente.
Chi segue i nostri scritti troverà in queste righe personaggi noti già citati in altre occasioni.
La notiziola a seguire, apparentemente innocua, conferma ciò di cui stiamo parlando da vari mesi, conferma il clima di totale noncuranza e insensibilità, di chi potrebbe e dovrebbe occuparsene, in relazione a quelli che non hanno né mezzi e né voce per difendersi. L’Avenida Paulista, lo sapete, è uno dei simboli della città, una sfilata di tre chilometri di grattacieli di cristallo sedi delle più importanti banche locali ed internazionali, guai a chi la tocca, guai a chi le tocca, le banche. A proposito di banche e banchieri: lo sapete che mai, dico mai, come in questi pochi anni di governo Lula, le banche, soprattutto le banche banche internazionali, hanno guadagnato così tanto?
Ormai da anni, in tutto il Paese, non si parla più di un progetto di sviluppo, di un modello di politica economica che includa nella sue fila coloro che mai hanno avuto opportunità. Le nostre città sono cadute in mano di una iniziativa privata cannibale che non pensa due volte prima di sacrificare (nota bene, questa parola: sacrificare, la intendo in senso letterale) i suoi figli più deboli.
Beh, leggete e perdonatemi la traballante traduzione fatta sì coi piedi, ma anche col cuore.

Dal giornale Folha de São Paulo, 23/09/2005

La gestione del sindaco José Serra ha cominciato questa settimana ad installare rampe di cemento “anti-morador de rua” (morador de rua: letteralmente significa abitante di strada, categoria che comprende dal classico barbone a colui che per mancanza di alternative è costretto a vivere di espedienti e senza fissa dimora; si calcola che nella zona centrale di “moradores de rua” ve ne siano più di diecimila) in una delle estremità dell’Avenida Paulista, nel passaggio sotterraneo che sbocca nella avenida Doutor Arnaldo. L’asfalto del marciapiede sarà modificato in modo da renderlo saliente e scomodo per chi tenti dormire sul posto.
Una delle rampe già costruite ha circa 14 metri di estensione ma sarà aumentata in modo da occupare tutto lo spazio prima del punto in cui il marciapiede si restringe.
Il Comune pensa di terminare i lavori oggi stesso per poi proseguire sul lato opposto della strada.
Secondo i “moradores de rua” della regione, un gruppo di 30 persone vive in questo passaggio sotterraneo. Hanno costruito stanze improvvisate con tavole di legno, coperte, scope e fornelli fatti di pietra.
La Folha ha incontrato dieci persone della zona tra le quali quattro bambini e un neonato di dieci mesi. Per ora il gruppo si è trasferito sul lato della strada dove ancora non sono cominciati i lavori.
Il motivo per costruire la rampa, secondo il Comune, è tentare di diminuire le rapine nella regione e il numero di persone che si drogano con la colla da sniffare.
“Abbiamo avuto molte segnalazioni di assalti nella zona quando il traffico di auto si fa lento e abbiamo ricevuto informazioni che il posto in questione era diventato punto di spaccio di droga. Per questo abbiamo chiuso le estremità del viadotto.”, ha affermato il vicesindaco Andrea Matarazzo. Ha aggiunto inoltre che è un dovere del potere pubblico proteggere e garantire la sicurezza della popolazione della città.
Critiche
“Come ti sentiresti se ti cacciassero di casa? È così che mi sento oggi, ma se non c’è altro modo, andrò a cercare un altro posto dove poter restare”, ha dichiarato il “morador de rua” Rogerio da Silva di 32 anni, che viveva sul luogo da un anno e due mesi.
La costruzione della rampa è considerata da padre Julio Lancellotti, della “pastoral do povo da rua” (pastorale del popolo della strada) come una ulteriore azione “igienista” del sindaco José Serra. “Questa è la politica che stanno portando avanti in città, principalmente nelle zone nobili e centrali, per non permettere la convivenza con le persone della strada e dare una falsa impressione che il problema non esiste”, afferma.
Altre azioni del governo municipale criticate da varie associazioni sono le espulsioni de moradores installati sotto il viadotto nella rua Joao Moura, in aprile scorso, e l’espulsione della cooperativa di “catadores” (coloro che girando per la città con carretti trascinati a mano, frugano nei cassonetti della spazzatura per trovare materiale riciclabile, ndt) del quartiere Pinheiros. “I moradores de rua hanno il diritto di andare e venire, ma non possiamo permettere questi luoghi di rapine . Ciò non ha niente a che vedere con misure igieniste. Non possiamo confondere banditi con moradores de rua “, ha affermato Matarazzo nel rispondere alla domanda a rispetto della concentrazione di senza tetto nel punto in questione. Secondo Matarazzo, c’è una situazione simile nella via Amaral Gurgel, dove anche lì vivono moradores de rua. Ad ogni modo, dice, là non esiste il problema degli assalti. Il presidente dell’associazione “Paulista Viva”, Nelson Beata Neves, difende l’azione del Comune. “Il simbolo della città deve essere preservato. conosciamo le difficoltà sociali, ma non si può permettere che ci sia gente che vive nella Avenida Paulista. La città ha bisogno di ordine”. Egli crede infatti che quando un cittadino abita per strada occupa una spazio pubblico e compromette il resto della collettività.
Afra Balazina, Folha de São Paulo.

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