Ponci

Cochabamba, 22 ottobre 2005

Carissimi,

oggi parliamo di “ponci.”

Sento il bisogno di distrarmi un po’: nonostante il messaggio in diretta alle TV in cui il Presidente della Repubblica, dando letteralmente i numeri, ha presentato una sua proposta di distribuzione dei seggi parlamentari in maniera più equa possibile (minimo 5 ai sei dipartimenti più poveri, 2 in più a S.Cruz, uno in meno ciascuno a Oruro e Potosì ecc…ecc…) peraltro “arando il mare”, come ha detto una giornalista televisiva, nonostante il richiamo dell’inviato dell’ONU José Antonio Ocampo alla necessità della ricerca di una soluzione rapida che consenta di superare l’empasse, nonostante gli appelli della Chiesa Cattolica sempre inascoltata, non c’è verso, il braccio di ferro continua.

Quindi parliamo di ponci.

Che sarebbero i “ponchos” che tutti noi conosciamo, ribattezzati ponci da Katia per semplificare, dice, la comunicazione.

Una premessa: quest’anno qui in Bolivia e credo in gran parte dell’America Latina, è esplosa la moda di queste “mantelline” lunghe poco più di un golfino, fatte a macchina, a mano ai ferri o all’uncinetto, con collo alto, aperto, a “V”, con laccetti, e di tutti i colori.

Katia se ne è comprato più di uno, e quando li indossa, “luce muy bonita” (appare molto carina).

E’ un modo di sostituire il golfino nelle mezze stagioni, o in serate non troppo impegnative.

Ma soprattutto è un modo per essere originali.

A Katia, siccome non è abbastanza occupata con traduzioni, lezioni spagnolo, inglese, italiano, animazione (ha animato anche la messa “solenne” della Virgen del Rosario, patrona di Colomi), è venuta l’idea: perché non far confezionare alle chicas un po’ di questi ponci nelle ore destinate appunto alle esercitazioni pratiche di cucito e maglieria e venderli poi in Italia?

Serviva però, oltre a uncinetti, ferri e lana, una macchina di maglieria:

Facendo i “conti della serva” abbiamo deciso che vendendo tot ponci saremmo rientrate con la spesa della macchina.

Detto fatto: siamo andate con la prof. di tejido da una signora che lei conosce e che vende macchine di seconda mano ma in ottimo stato, e ne abbiamo acquistata una che peraltro ci è costata un capitale: più di 700 dollari!

Katia poi ha comprato al mercato alcuni modelli di questi ponci, perché le chicas li possano copiare.

Ora lassù è tutto un lavorio di macchina, ferri, uncinetti, lane, fili ecc.. ecc… E finalmente anche quelle ragazze che non potevano esercitarsi perché alle volte non c’erano i soldi per comprare la lana, ora hanno il loro lavoro.

Non so quanti ponci riusciremo a completare; come potete ben immaginare quest’attività viene svolta solo nelle ore ad essa dedicate e nel tempo libero.

Ma Katia è talmente fiduciosa che ha già scritto alle innumerevoli sue amiche di prenotarsi… che non rimangano senza poncho!

Per fortuna quest’anno arriveremo in Italia, nel mese di dicembre, in nove, chi prima chi dopo: Adriano Guglielmini e sua moglie, i coniugi Zamperoni, amici di Adriano nonché padrini di una nostra chica, la mamma di Katia con un’amica, che arriveranno, tutti e sei , a metà novembre. E poi Katia, che ripartirà a fine novembre e Edit ed io che arriveremo il 4 di dicembre. Quindi di valigie in cui pigiare i ponci ce ne saranno.

Ora immagino l’espressione dei nostri amici maschi che ci stanno leggendo: donne!
Amici miei carissimi, la prossima volta riparliamo di politica.

Un abbraccio

Anna Maria