Una pietra sopra

Miseria sottorranea

L’amministrazione del sindaco José Serra ha interdetto con un blocco di cemento il tombino localizzato sotto al ponte Bernardo Goldfarb, nel quartiere di Pinheiros, dove per lo meno nove ragazzi,"moradores de rua", usavano quell’acqua per lavarsi. Con questa misura gli adolescenti hanno cessato, almeno temporariamente di circolare nelle vicinanze. La decisione del comune è stata presa in conseguenza agli articoli del nostro giornale sulla situazione dei ragazzi. Alcuni degli adolescenti erano già stati obbligati a cambiare indirizzo dopo che l’amministrazione di Serra costruì, nel sottopassaggio che lega l’Avenida Paulista alla Doutor Arnaldo, una rampa che impedisce la presenza di "moradores de rua" sotto il viadotto. L’iniziativa ha ricevuto critiche di entità legate al settore che l’hanno considerata come una misura "igienista".

Il Segretario di Amministrazione dei Quartieri, Walter Feldman, ha dichiarato che il tombino è stato interdetto perchè "non è possibile accettare che bambini facciano il bagno con acque usate o che utilizzino i tombini come luogo per viverci." Secondo le sue parole, l’interdizione è stata accompagnata da assistenti sociali che hanno provato a indirizzare gli adolescenti a case di accoglienza, dormitori.

Il presidente del quartiere di Pinheiros, Antonio Marsilha Netto, però, non ha saputo dire se i ragazzi siano stati accompagnati veramente alle case di accoglienza, ai dormitori. "Sembra che parte di loro venga dall’Avenida Paulista e altri dalla famosa crackolandia. Finisce che diventano nomadi, si spostando da un punto all’altro"

Articolo firmato con sigla VR

Folha de São Paulo 10 /10/2005

Giuro che non volevamo, credeteci, lo giuro. Non volevamo più parlarne, è un fatto troppo deprimente, è come vedere e rivedere un film di terrore di cui si conosce già la fine della storia. Ma la conclusione di questa incresciosa vicenda merita due righe. Per lo meno a titolo di sfogo. Quali parole possiamo usare per commentare quello che avete appena letto? Quali parole potete dirci per consolare la nostra disperazione? Ora, che sembra che tutte le parole siano state prima dette e poi gridate, adesso che pare di sentire solamente il suono di un orrendo conato intestinale di una città trasformata in zombi di se stessa, in questo momento in cui il sonno della ragione ha generato i più paurosi mostri, la speranza ci scivola via tra le dita trasfigurata in una ameba deforme, molliccia e appiccicosa di cui nessuno ne vuol più sapere.

Una pietra sopra, un blocco di cemento. La valenza simbolica del gesto è emblematica: con la scusa che nel tombino non ci entrino più, ai meninos de rua ci mettiamo un pietra sopra, un blocco di cemento. Li seppelliamo nella loro fogna da dove non avrebbero mai dovuto uscirne. E noi tutti a vedere. Oggi, tra poco, ci passeremo davanti a quel tombino, come facciamo ogni giorno, troveremo solo il frastuono del traffico di una città che non può perdere tempo con certi infimi dettagli: tombini, bambini, bambini nei tombini.

The rest is silence, il resto è silenzio, direbbe Amleto, e noi con lui.

Perché, Dio mio, la nostra gente, il nostro Paese è condannato all’orrore quotidiano, allo stillicidio della sua gioventù? San Paolo, la città più ricca di tutto l’emisfero sud, trema di paura davanti ai suoi figli più deboli, non li vuol vedere, li spinge sempre più lontano, sempre più giù, dentro ai tombini di fogna e poi li seppellisce con una pietra sopra.

Che Dio abbia pietà di noi.

Edith e Paolo

Juro que não queríamos, acreditem, juro. Não queríamos mais falar a respeito, é um fato deprimente demais, é como assistir a um filme de terror do qual já se conhece o final da historia. Mas o término deste penoso acontecimento merece duas linhas. Pelo menos para desabafar. Quais palavras podemos usar para comentar o que acabaram de ler? Quais palavras podem nos dizer para consolar o nosso desespero? Agora que parece que tudo já foi dito e depois gritado, agora que parece ecoar somente o som de uma horrível cólica intestinal de uma cidade transformada em zumbi de si mesma, neste momento em que o sono da razão gerou os monstros mais apavorantes, a esperança escorrega entre os nossos dedos, transfigurada em uma ameba deforme, mole e pegajosa da qual ninguém quer mais saber.

Uma pá de cal, um bloco de concreto. O valor simbólico do gesto é emblemático: com a desculpa de que no bueiro não entrem mais, aos meninos de rua nós colocamos uma pedra em cima, um bloco de concreto. Os enterramos no seu esgoto de onde nunca deveriam ter saído. E nós todos assistindo.

Hoje, daqui a pouco passaremos diante daquele bueiro como fazemos todos os dias, acharemos só o barulho do trânsito de uma cidade que não pode perder tempo com ínfimos detalhes: bueiros, meninos, meninos nos bueiros.

The rest is silence, o resto é silencio, diria Hamlet, e nós com ele.

Por que, meu Deus, a nossa gente, o nosso País é condenado ao horror cotidiano, ao estilícidio da sua juventude? São Paulo, a cidade mais rica de todo o hemisfério sul, treme de medo diante dos seus filhos mais fracos, não os quer ver, os empurra cada vez mais longe, cada vez mais no fundo, dentro dos bueiros de esgoto e depois os enterra com uma pedra em cima.

Que Deus tenha piedade de nós.

Edith e Paolo