Afghanistan e pacifisti

Il rullio di tamburi della stampa italiana a favore del proseguimento dell’azione italiana in Afghanistan e l’accanimento (come sempre) contro le voci di minoranza perché abbia fine, meritano un momento di attenzione.In tempi di guerra, la verità è così preziosa,
che deve essere protetta da una barriera di bugie
(Winston Churchill)

Il rullio di tamburi della stampa italiana a favore del proseguimento dell’azione italiana in Afghanistan e l’accanimento (come sempre) contro le voci di minoranza perché abbia fine, meritano un momento di attenzione.
Intanto c’è da segnalare come nel mondo di coloro che ripudiano la guerra, si ripete il voltafaccia opportunistico. Mi ricordano i bombardamenti nella ex-Jugoslavia. Da quando al governo c’era D’Alema, molta parte dei pacifisti vicini o legati ai DS, trovarono giustificazioni per benedire, considerare necessario l’intervento italiano. Ricordo, ma lo ricorderete tutti, che ci fu una spaccatura all’interno di Rifondazione Comunista, al momento del voto sul tema. Rifondazione era contraria all’intervento ma componenti del partito non erano inclini a questa scelta: un voto contro significava far cadere il governo, ovvero ridare il Paese in mano al centro destra. Ci fu una scissione nel partito nacquero i Comunisti Italiani, favorevoli alla guerra.

Oggi la storia si ripete. Non discuto le scelte del governo, nel programma c’era solo il ritiro dall’Iraq. Non discuto nemmeno sulle scelte del deputati e senatori (mica sono rappresentanti nostri, sono stati imposti dai partiti, senza alcun legame col territorio), risponderanno alla loro coscienza, soprattutto coloro che adesso trovano dei distinguo che rendono accettabile la nostra occupazione in terra straniera, in barba al tanto sbandierato (da parte loro, sino all’altro giorno) articolo 11 della nostra Costituzione. La politica, si sa, è fatta di compromessi. E i compromessi a cui arriveranno le persone più vicine al mondo che ripudia la guerra mi auguro permetta loro, nel loro intimo (e quindi irraccontabile, segreto) di proseguire il loro cammino con serenità.
Ho letto le motivazioni di Lidia Menapace, l’appello di Franca Rame… capisco le loro scelte, dolorose, sofferte. La politica non è facile. Soprattutto se ti trovi nella stanza dei bottoni con un esercito di guerrafondai e con la barca della maggioranza che se manca il tuo remo affonda, lasciando all’altra portaerei il mare libero da ostacoli e la possibilità non solo di rifinanziare ma di non tenere in alcun conto le modifiche proposte per andare in altra direzione.

Mi avviliscono le posizioni di coloro che ripudiano la guerra e che ora fanno da ripetitori alle parole della maggioranza, alle direttive della stampa.
"Lasciare l’Afghanistan vuol dire abbandonarlo al caos".
Ma ci prendono per il sedere? L’Afghanistan è il caos e i quattro anni di permanenza italiana, con le sue bombe e le sue mitragliatrici, non hanno dato alcun giovamento, ne’ tamponato ad una situazione ingestibile (perché le armi non possono gestire, le armi distruggono, terrorizzano, uccidono).
Non è accettabile che un movimento, quindi anima libera da vincoli, spirito critico e costruttivo per la realizzazione di un mondo migliore, cada nel tranello dei discorsi di opportunità politica. Il movimento dovrebbe, anzi deve, continuare a tirare la giacca ai politici che gli sono vicini, al di là delle scelte che faranno, ricordare loro qual’è la strada e richiamarli se hanno chiuso gli occhi sulle speranze che coltiviamo. Il movimento deve continuare a dire la sua, a proseguire "in direzione ostinata e contraria" per dirla con De Andrè, trovare il modo di fare breccia nei cuori di quei politici e di quelle persone che ora sono sordi alle parole della Pace.
Il mondo di chi rifiuta la guerra è piccolo, molto più piccolo di quanto sembri, basta vincere le elezioni per rendersene conto.