Bollettino di guerra, parte 2

Tre settimane dopo, le autorità continuano a nascondere i numeri ufficiali del massacro. O meglio, i dati divulgati dallo Stato non combaciano con quelli raccolti dalle organizzazioni della società civile. Tra queste è bene segnalarne una al di fuori di ogni sospetto: il Consiglio Regionale di Medicina. Veniamo ai numeri:

Secondo la Segreteria di Pubblica Sicurezza si contano

40 poliziotti assassinati, tra polizia militare, civile, agenti penitenziari, pompieri

23 carcerati morti durante le ribellioni

122 “sospetti” uccisi – secondo la voce ufficiale – in scontri a fuoco

Totale complessivo: 185 morti.

Il Consiglio Regionale di Medicina, responsabile per la gestione dell’Istituto Medico Legale, in cui sono state effettuate le autopsie e le prime indagini sui cadaveri di quei giorni, conta invece, in un calcolo ancora approssimativo, 400 morti.

 

Fin dall’inizio era chiaro che la reazione dell’istituzione “polizia militare” non si sarebbe limitata a neutralizzare i delinquenti. Siamo di fronte ad un vero massacro, una vendetta opera non certo di frange impazzite, ma che ha seguito uno schema ordinato dall’alto e realizzato sotto gli occhi della popolazione che, incitata dai mezzi di comunicazione di massa, ad ogni esecuzione avvenuta esultava come ad un gol di Ronaldo.

Il clima favorevole, la connivenza delle autorità e il clamore popolare hanno permesso il ritorno dei gruppi di sterminio, gli squadroni della morte, che ora non hanno più neanche il timore di venire denunciati. Alla riunione degli ufficiali militari, alla presenza del governatore, decine di soldati si sono presentati mascherati, col passamontagna e il teschio disegnato sull’uniforme. Era questa la divisa dei “gruppi speciali” della repressione degli anni settanta, gli anni di piombo della dittatura militare. La frase proferita dal Segretario di Stato di Pubblica Sicurezza, pur volendo chiarire, è passibile di mille interpretazioni: “ … non si venga adesso a dire che nascondiamo i cadaveri…”.

Oggi, se non appoggiati o incentivati esplicitamente dalle autorità, con la scusa di combattere la criminalità, i gruppi di sterminio, ritornano con la loro virulenza di sempre. Massacri di innocenti, di “sospetti”, sparizioni, spedizioni punitive, sono all’ordine del giorno. Interi quartieri della città ubbidiscono alla regola non scritta del coprifuoco indetto sia dai delinquenti che dai battaglioni col teschio e passamontagna.

Il fatto che ancora non venga divulgata la lista completa delle vittime, e soprattutto i nomi dei morti negli scontri a fuoco di quei giorni, la dice lunga sulla politica di trasparenza delle nostre autorità.

La società civile è ormai vittima della sua stessa paura, della sua stessa voglia di sicurezza che la induce a rifugiarsi nell’angolo cieco della violenza per conto terzi: se la polizia, o i gruppi di sterminio uccidono i delinquenti, tanto meglio per noi.

Cari amici, le notizie che in questi ultimi tempi vi arrivano dal Brasile non sono certo confortanti. Vorremmo tanto raccontarvi del nostro popolo e della sua straordinaria capacità di sopravvivenza, della sua immensa fede, della sua allegria nonostante tutto. Aiutateci a comprendere che esiste una via di uscita, che il nostro riscatto è vicino.

Edith e Paolo