Ci risiamo ( bollettino di guerra parte 3)

Il segretario della pubblica sicurezza, esaltato e truculento come sempre, annuncia in diretta Tv che la guerra va combattua fino in fondo. Due mesi di tregua e ricominciamo tutto da capo. In dodici ore 43 autobus incendiati, solamente in città. Il totale di attentati in tutto lo stato di São Paulo supera i 100.

Mentre scrivo (ore otto del mattino del giorno 13 luglio) la radio parla di nove morti. In grande maggioranza agenti di polizia o guardie municipali. Due feriti gravi, una mamma e il suo bambino che non sono scappati in tempo dall’autobus in fiamme.

Le ragioni degli attentati che colpiscono supermercati, autobus, commissariati, banche e palazzi pubblici, continuano le stesse che descrivevamo nelle precedenti lettere. Anzi, per meglio dire, la situazione è peggiorata. Infatti, le carceri rase al suolo dalle rivolte di maggio, hanno continuato e continuano a funzionare fino ad oggi nelle condizioni più precarie possibili. Non potendo vivere nelle celle distrutte, i detenuti sono obbligati ad occupare i cortili delle prigioni, vivendo letteralmente sotto le stelle. Nudi, senza un tetto, senza servizi igenici, in molti casi, migliaia di persone occupano lo spazio che servirebbe a poche decine. I portoni di collegamento tra i padiglioni sono stati saldati con la fiamma ossidrica e l’unica forma di fare entrare le vettovaglie è lanciarle dagli elicotteri. L’inferno. Parla il governatore Claudio Lembo: “Esse drama humano não foi causado por nós, mas pelos próprios presos. Temos que preservar a segurança da sociedade mantendo os presos detidos num presídio totalmente destruído por eles mesmos.” “Questo dramma umano non è stato causato da noi ma dai detenuti. Dobbiamo preservare la sicurezza della società mantenendo i prigionieri in un carcere totalmente distrutto da loro stessi.”

Ecco allora che i criminali reagiscono. Imbestialiti, seguendo un piano prestabilito e coordinato da dentro le prigioni dai loro comandanti – che continuano a comunicare con l’esterno attraverso i telefoni cellulari onnipresenti – banditi a viso scoperto bloccano autobus, obbligano i passeggeri a fuggire e appiccano il fuoco; sparano alle vetrate dei supermercati, delle banche; lanciano bombe ai commissariati. La gente in panico fugge dove può. In questo momento non circolano i mezzi pubblici e la città vivrà probabilmente un’altra giornata da dimenticare.

Per oggi è tutto.