Conferenza di Roma: mai per la pace

di Alberto Camata

Ci vuole una gran faccia tosta a dirsi soddisfatti dall’esito della Conferenza di Roma sul conflitto tra Israele e miliziani del Partito di Dio. Eppure i nostri politici dimostrano di averla, al pari di tutti gli altri partecipanti.
Nessun intervento immediato, nessuna tregua perché "abbiamo bisogno di un piano che possa creare le condizioni in cui una tregua possa reggere", ha sottolineato la signora Rice. Insomma che intanto la gente continui a morire che noi abbiamo altre idee.
Dal nostro punto di vista la conferenza è stato un fiasco (prevedibile), perché gli attori sono figure inaffidabili per la Pace, lo dimostra la loro onorata carriera politica e soprattutto perché mancavano i due guerreggianti: Israele e gli Hezbollah.
La conferenza non aveva alcun proposito di fermare la violenza, se così fosse stato Israele e Hezbollah dovevano essere presenti. C’era il Libano. Ma è come se due estranei in lite tra di loro si fermassero in casa mia sfasciassero tutto picchiassero me e la mia famiglia e i vicini, anziché aiutarmi a dividerli, mi chiamino per un té per dirmi che sono dispiaciuti di quello che sta accadendo.
No, il fine della violenza non era nell’agenda dell’incontro romano.
Ma a che cosa è servito allora? Quale piano ha in mente la Rice perché le condizioni di una tregua possano reggere?

Il 21 luglio scorso Condoleezza Rice rilasciava alla stampa queste parole a proposito delle iniziative che intendeva prendere per riportare la pace in Libano: «Non vedo l’interesse della diplomazia se è per ritornare alla situazione precedente tra Israele ed il Libano. Penso sarebbe un errore. Ciò che vediamo qui, in un certo modo, è l’inizio, le contrazioni della nascita di un nuovo Medio Oriente e quantunque noi facciamo, dobbiamo essere certi di spingere verso il nuovo Medio Oriente per non tornare al vecchio».

Per Washington non è vero che Israele sta intervenendo per riavere i suoi soldati catturati ma, a far credito all’articolo di Thierry Meyssan, per assecondare la politica dei "costruttori del caos", seguaci del filosofo Leo Strauss, più conosciuti come "neo-conservatori". Scrive Mayssan che per costoro "il vero potere non si esercita nell´immobilismo, ma al contrario con la distruzione di qualsiasi forma di resistenza. È immergendo le masse nel caos che le èlite possono aspirare alla stabilità della loro posizione".
L’attuale situazione porta alla luce un incrocio di interessi degli Stati Uniti e di Israele.
Le mire di Israele sul Libano non sono storia recente, crearvi uno mini stato cristiano e annettersi parte del territorio lo aveva già scritto nel 1957 Ben Gourion, ma nel 1996 un progetto di colonizzazione fu redatto col titolo «Taglio netto: una nuova strategia per la sicurezza del regno», Benjamin Netanyahu vi si ispirò nel suo discorso al Congresso degli Stati Uniti.
Scrive Mayssan:
"Questo documento prevedeva:
– l’annullamento degli accordi di pace di Oslo;
– l’eliminazione di Yasser Arafat;
– l´annessione dei territori palestinesi;
– il rovesciamento di Saddam Hussein in Iraq per destabilizzare a cascata Siria e Libano;
– lo smantellamento dell´Iraq con creazione di uno Stato palestinese sul suo territorio;
– l’utilizzo di Israele come base complementare del programma degli Stati Uniti nella guerra stellare."

La situazione attuale riflette questi propositi.
Propositi che vanno a braccetto con gli interessi degli Stati Uniti (ma si possono dire allargati agli altri alleati occidentali) desiderosi di controllare "l’arco di crisi" ovvero le zone ricche di idrocarburi, cioè l’arco tra il Golfo di Guinea e il Mar Caspio passando per il Golfo Persico.

Questo in pratica si risolve ridefinendo confini e regimi politici o, per usare le parole di George W. Bush, un "rimodellamento del Grande Medio Oriente". Si tratta di sostituire gli Stati nati dalla distruzione dell’impero ottomano con altri più piccoli di carattere monoetnico e neutralizzarli assemblandoli in modo che permangano gli uni contro gli altri. Ma per definire i nuovi confini bisogna cancellare gli Stati esistenti ed è quanto si sono impegnati a fare Washington e i suoi alleati (Italia compresa) da cinque anni a questa parte.
E questi i risultati fin ora ottenuti:
– hanno ridotto del 7% il territorio della Palestina occupata; Gaza e Cisgiordania sono separate da un muro; l’autorità palestinese è di fatto distrutta grazie al sequestro dei suoi ministri.
– L’ONU ha indotto al Libano di disarmarsi allontanando le milizie siriane e sciogliendo gli Hezbollah; il ministro Hariri è stato assassinato annientando così l’influenza francese; il paese è distrutto economicamente e strutturalmente.
– Dopo la cattura di Saddam Hussein l’Iraq non è tornato alla democrazia; il Paese è fonte di violenza e vive nel caos con i presupposti di smembrare il paese in tre entità distinte.
– L’Afghanistan ha visto cadere il potere talebano per lasciare il posto ad una pseudo democrazia, ma nei fatti è diviso tra i signori della guerra e i combattimenti sono la normalità.

I neo-conservatori di Washington hanno nelle loro mire l’estensione del caos a Siria, Iran e Sudan.
Questo forse spiega perché l’Italia se ne va dall’Iraq (il governo di centro-sinistra li ritirerà entro fine anno, proprio con i tempi previsti dal precedente governo di centro-destra): la missione, ovvero il caos, sono compiuti. L’Italia non ha molte possibilità di gestire truppe in giro per il mondo, quindi meglio ritirarle per girarle altrove.
Chirac, che non voleva perdere l’influenza francese in Libano, ha tentato di dire la sua all’ultimo G8 di San Pietroburgo, ma è stato raggelato da Bush, il quale gli ha risposto che non è un’operazione israeliana approvata dagli Stati Uniti, ma un’operazione degli Stati Uniti eseguita da Israele.
E che la cosa è vera lo attesta un articolo del ‘San Francisco Chronicle’, che riporta la presentazione del progetto di invasione del Libano da parte israeliana e l’avvallo degli USA a più di un anno fa. Le operazioni militari sono sorvegliate dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che determina strategia e scelta degli obiettivi.

Ci ricorda Mayssan che "il ruolo principale è assegnato al generale Bantz Craddock nella sua qualità del comandante del Commando Sud. Craddock è uno specialista dei movimenti di blindati, come lo ha dimostrato durante la "Tempesta del deserto" e soprattutto quando ha comandato le forze terrestri della NATO in Kossovo. È un uomo di fiducia di Donald Rumsfeld, di cui ha diretto lo stato maggiore speciale e per conto del quale ha sviluppato il campo di concentramento di Guantanamo. In novembre prossimo, dovrebbe essere nominato comandante del Commando Europeo e della NATO. Per questo titolo, potrebbe dirigere la forza d’interposizione che potrebbe spiegare in Sud del Libano oltre a quelle che ha già installato in Afghanistan e nel Sudan. I generali israeliani e statunitensi hanno iniziato a conoscersi, da una trentina d´anni, grazie agli scambi organizzati tra loro dall’istituto ebreo per gli affari di sicurezza nazionale (Jewish Institute for national Security Affairs – JINSA), un’associazione che costringe i suoi quadri a seguire seminari di studi del pensiero di Leo Strass."
27/07/2006

Il testo di Mayssan lo trovate qui