Dopo il referendum

Il referendum è passato lasciando indenne la nostra Costituzione. Il 61,7% del 53,6% dei cittadini che hanno pensato come un dovere andare al voto, hanno consentito che non si dilapidasse il patrimonio lasciato dalle madri e padri di questa Costituzione. Il referendum è passato lasciando indenne la nostra Costituzione. Il 61,7% del 53,6% dei cittadini che hanno pensato come un dovere andare al voto, hanno consentito che non si dilapidasse il patrimonio lasciato dalle madri e padri di questa Costituzione. Un patrimonio di libertà, di solidarietà, di uguaglianza.

Ma a questa Costituzione si vuole comunque mettere mano. Per adattarla ai tempi, alle esigenze nuove che in 60 anni di Storia italiana sono emerse, ai profondi cambiamenti che sono avvenuti nella società e nel rapporto con il mondo.

Non lo so se questa classe politica troverà la maniera per mettersi d’accordo o se prevarranno le bandiere di partito, le miserie, le meschinità a cui ci hanno abituato.

Ma se riusciranno ad accordarsi e discutere sui punti da ritoccare, bisogna tenere le orecchie tese e gli occhi ben puntati.

Questa classe politica non esce da un ventennio di dittatura, dal disastro pagato sulla propria pelle della guerra e dall’orgoglioso movimento di liberazione.

Questa classe politica è fatta di affaristi, di avvocati, di gente che ha coltivato il suo orticello, che vede tutto attraverso la lente del mercato.

Non ci sono nomi come De Gasperi, Pertini, Parri, Croce, Silone, Einaudi, Di Vittorio, Lussu, Dossetti, Togliatti, Nenni, Ruini, La Malfa, Saragat…

Questa classe politica non ha vissuto il confino, l’esilio… al massimo ha avuto un avviso di garanzia o qualche processo per affari poco chiari.

Insomma davanti ai Rutelli, D’Alema, Prodi, Casini, Berlusconi, Fini, Calderoli, D’Onofrio, Tremonti, Nania e compagnia cantante, non mi sento tranquillo. E’ vero che in qualche modo sono stati votati e quindi rappresentanti del popolo: ma sono veramente rappresentativi? Veramente costoro sono animati dallo stesso spirito dei politici di sessant’anni fa, sapranno basarsi sulla tradizione liberale sulla tradizione cattolica sulla tradizione socialista per rinnovare la Carta fondamentale del Paese? O prevarranno i personalismi, gli interessi di bottega, come la proposta di riforma appena bocciata dal popolo italiano ha dimostrato?

Dobbiamo vigilare…