Edilberto Sena minacciato di morte

Vogliono ammazzare Edilberto Sena, nostro vecchio amico, e padre José Boeing per il loro impegno in difesa dell’Amazzonia.

Edilberto da vent’anni opera a Santarem, nello stato del Parà, tra i caboclos.

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"Ammazziamo Edilberto Sena e padre Boeing per il bene di Santarem", è quello che chiede il diciottenne Derick Figueira, nella comunità di Orkut (Orkut è uno strumento di Google di sviluppo di comunità virtuali) denominata "Fora Greenpeace".

Edilberto Sena è un vecchio amico di Macondo, ha ospitato molti di noi nei nostri viaggi a Santarem, è un frate che da vent’anni vive tra i caboclos del lago Grande nello stato del Parà, dove lavora incessantemente per la crescita di quelle comunità. Ha fondato ed è direttore di Radio Rural, dai cui microfoni combatte per la tutela dell’ambiente, e per la crescita sociale della popolazione.

José Boeing è avvocato e parroco della chiesa di São Raimundo, anche lui difensore dell’ambiente e delle biodiversità amazzoniche.

Sono accusati dagli iscritti di "Fora Greenpeace" e dal Sirsan (sindacato rural di Santarem) di essere alleati di Greenpeace nella battaglia che la contrappone agli affaristi delle colture agricole della regione.

Facendo apologia di reato Figuera chiede di andare pesante con gli attivisti "Picchiarli fino alla morte, dopo quando uno muore così, allora sapranno di chi è l’Amazzonia". Le minacce sono state postate il 25 maggio scorso, una settimana dopo aver attaccato una dimostrazione di Greenpeace.

Su un battello Greenpeace aveva steso in serata un lenzuolo e da due barche vicine avrebbe proiettato un filmato che mostrava i danni del disboscamento provocato per la coltura intensiva di soja. La produzione di soja ha dato un forte impulso a disboscamenti illegali espropriazioni illecite di terra a danno delle comunità locali. Aree di comunità tradizionali sono sostituite da latifondi altamente meccanizzati che impiegano pochissimi lavoratori. L’uso di mano d’opera schiava è stato identificato dal governo, specie nella fase di disboscamento e di installazione delle fazende.

Doveva mostrare tutto questo il filmato ma non è stato mai proiettato perché un commando di "fora Greenpeace" li ha attaccati lanciando fuochi d’artificio, ferendo e ustionando degli attivisti ambientalisti.

Greenpeace, ma anche Edilberto e José, difendono un modello di sviluppo responsabile che garantisca protezione all’ambiente e alla popolazione. Un modello che assicuri qualità di vita, sicurezza e giustizia sociale, che regolamenti le aree pubbliche e la creazione di aree protette che garantiscano uno uso sostenibile per le comunità locali.

"Fora greenpeace" è nata il 4 maggio di quest’anno e già conta più di 200 iscritti, in maggioranza giovani. Secondo un avvocato interpellato dal blog brasiliano di Jeso Carnerio, possono essere tutti incriminati di formazione squadrista.

Uno dei più accesi è proprio Figueira che alla vigilia dell’assalto a Greenpeace postava "andiamo con lance e bombardiamoli senza il timore di essere catturati", e ancora "stiamo difendendo quello che è nostro: difendendo la nostra Patria contro l’invasione straniera".

Lo stesso discorso l’ha fatto un altro membro della comunità, l’avvocato Andrei Malheiros "negli ultimi anni assistiamo a un frequente intervento internazionale contro il nostro territorio, più precisamente contro la nostra Amazzonia. Non possiamo incrociare le braccia e lasciare che il nostro sviluppo restiparalizzato."

(fonte: e-mail di Edilberto Sena, http://jesocarneiro.blogspot.com, http://www.greenpeace.org.br)

Da parte nostra crediamo sia auspicabile scrivere all’ambasciata brasiliana in Italia e al ministero degli esteri perché ci si attivi per proteggere Edilberto e Josè, e si valuti se il gruppo "Fora greenpeace" non sia perseguibile penalmente.