Elezioni e conati

Siamo in piena campagna elettorale,  anzi ormai siamo alla fine e i due contendenti oltre ad insultarsi reciprocamente, dicono meraviglie di sè e dei loro rispettivi governi: il presidente-candidato (o candidato-presidente?) afferma categoricamente che meglio di così il Paese non è mai stato. L’avversario (ex governatore dello Stato di São Paulo) invece urla ai quattro venti che il governo federale è una vera schifezza ma che sotto la sua gestione lo Stato di San Paolo è proprio un paradiso terrestre.
La verità dei fatti è certamente molto più complessa della visione manicheista dei candidati duellanti.
Il presidente Lula finge che gli incontabili scandali di corruzione del suo governo non siano fatti suoi, ma di responsabilità esclusiva di chi ne è coinvolto (ricordiamone solo i personaggi principali: José Dirceu – ministro e braccio destro del presidente; Antonio Paolocci – ministro dell’economia; Luis Guschinken – ministro; Ricardo Berzoini – presidente in carica del Partido dos Trabalhadores; José Genoino – ex presidente del partito; Silvio Pereira – segretario generale del partito; João Paulo Cunha – presidente della Camera dei Deputati…. Se dovessi elencare personaggi del secondo livello – segretario particolare; coordinatore della campagna elettorale; deputati federali; segretari di ministri; sottosegretari., ecc ecc… la lista occuperebbe, senza esagerare, due pagine). Crogiolandosi contentone e giuggiolone entre os braços do povo, tra le braccia del popolo, Lula insiste nel dire che è tutta una grande montatura dell’opposizione. Quest’ultima, inetta, incapace e corrotta nell’anima da cinquecento anni di goduria e arraffa-arraffa, dipinge Lula come se fosse il diavolo in persona. Lula risponde con la stessa tattica usata per decenni contro di lui: dice infatti che in caso di  vittoria, gli avversari ridurrebbero in poltiglia tutto ciò che di buono lui ha fatto in così poco tempo.  Mi sembra di non dire nessuna novità, pare che il Berlusca e il Mortadella abbiano dato al loro paese uno spettacolo molto simile. Tutto il mondo, paese lo è davvero. Il potere deve essere proprio una cosa inebriante, e veramente deve logorare solamente chi non ce l’ha.
Ci viene in mente l’episodio evangelico quando il demonio chiama Gesù: Lo vedi, se mi adori, tutto questo sarà tuo…  Mia nonna diceva che la politica è una cosa sporca, una rovina-famiglia. Ma no, cosa dici nonna, rispondevo.
Noi, spinti da sogni ma imbottiti di realtà, conosciamo la vita di tutti i giorni. Sappiamo che i dati presentati dal governo sono veri, gonfiati fin che vuoi, ma veri. Così come lo sono quelli dell’opposizione. Sappiamo che Lula ha creato un grande programma, il Bolsa Família, che oltre a distribuire reddito (la distribuição da renda – la ridistribuzionde del reddito, è da sempre la grande bandiera del PT), crea un clientelismo di Stato senza precedenti. 11 milioni di famiglie, con reddito mensile pro capite fino a 120 reais, ricevono un beneficio di 95 reais (più o meno 30 euro). In contropartita devono impegnarsi a mandare i figli a scuola. I dati ufficiali parlano chiaro: a partire dai 13 anni, i ragazzi abbandonano la scuola per buttarsi in un mercato di  lavoro informale e cannibale. È comunque vero il fatto che milioni di persone che fino a ieri morivano letteralmente di fame, oggi ricevono un ausilio vitale. Lo Stato aiuta, sì, ma esige che le famiglie mandino i figli a scuola e che li facciano vaccinare. La gente, milioni di persone, non ha mai sentito in tutta la storia nazionale un governo così vicino alla sua vita quotidiana. L’Unicef afferma che in vent’anni il Brasile è riuscito a ridurre del 50% il problema della fame. Oggi la percentuale dei bambini denutriti è del 6%, ma se il paese continua ad investire in politiche sociali, in pochi anni questo indice si potrà dimezzare.  
Che fare? Tapparsi il naso, e votare Lula? Trattenere i conati di vomito e votare per il suo opponente?
Il rifiuto decennale della classe media, dei grandi mezzi di comunicazione di massa verso Lula – per il fatto di essere di origini umili, operaio, semi analfabeta, sindacalista e barbuto – è stato travolto dal grande successo popolare dei programmi sociali, dall’elemosina di massa. La corruzione midollare del governo in tutti i suoi meandri non ha scatenato nella popolazione quella reazione che in altri tempi (all’epoca del presidente Collor, ad esempio) il PT avrebbe comandato. La gente non vede nell’opposizione la bandiera della moralità di cui essa si vanta e in qualche modo bisogna pur campare. Lula quattro anni fa, appena eletto, disse che il suo sogno era quello di fare in modo che tutti i brasiliani potessero mangiare tre volte al giorno. C’è quasi riuscito. Però si è dimenticato di dire a che prezzo.
Cara nonna, forse avevi ragione tu.