Favela

Ho scelto questo titolo laconico per pigrizia. Forse sarebbe andato meglio un altro, chissà: Una giornata in favela; Il contesto di una favela; Vita in favela; Promiscuità; Mors tua vita mea; oppure uno più simpatico come questo: Io, Netinho e gli elicotteri. Proviamo allora a lasciare quest’ultimo a mo’ di sottotitolo. Ne spiegherò il significato.

Dunque, io: ormai mi si conosce e di me non voglio più parlarne.

Netinho: è un cantante di successo che, dopo aver lasciato il suo gruppo di samba, col quale ha venduto milioni di dischi e raggiunto una vastissima popolarità, è diventato presentatore televisivo. È il primo presentatore negro della nostra televisione. In tanti anni di carriera è riuscito a costruire un personaggio che risalta per la simpatia e il buon umore. La trasmissione va in onda alla domenica pomeriggio e riscuote un immenso successo. Non è che sia tanto diversa dalle altre, anzi, ricalca i soliti vecchi schemi: ospiti famosi, canzoni, qualche attricetta scollacciata, balletti.

Inizio digressione lunga e noiosa, ma necessaria: Da sempre, prima alla radio e poi alla televisione, le trasmissioni popolari dedicano un grande spazio alla gente comune, o esponendo fatti curiosi da baraccone (la donna barbuta, l’uomo più alto del mondo ecc), o facendo appello alla sensibilità lacrimevole del pubblico: il bambino povero e paralitico a cui la ditta tal dei tali regala, molto amabilmente, la seggiola a rotelle; la vedova ammalata e disoccupata a cui viene donato dalla ditta pinco pallino, un anno intero di cesta basica (il famoso scatolone pieno di generi alimentari di prima necessità). La prassi vuole che i casi a cui elargire tanto ben di Dio vengano scelti a dito tra i più scabrosi. Tra i tanti regali che il disgraziato di turno riceve, non manca mai la “trasformazione”: il poveretto arriva in studio conciato esattamente nel modo come si veste nella sua favela: ciabatte, braghette, e maglietta ormai bucata (ricevuta a suo tempo da qualche deputato in campagna elettorale); lo prendono, lo ripuliscono, lo rivestono, lo lavano, lo pettinano e lo ripresentano al pubblico alla fine del programma tra gli applausi generali. Commosso, si rivede nell’immagine registrata poco prima come era entrato e come è adesso, trasformato, bello e pulito. Spesso ai più fortunati viene riservato il tanto sognato trattamento dentario: potranno mettersi la dentiera, gratis, offerta dalla ditta pinco pallino, oppure potranno curare i pochi denti rimasti in bocca, grazie alla ditta tal dei tali. Sorridi, sorridi, esorta il presentatore, e il video di mezzo Brasile si riempie di una bocca senza più forma, in cui un paio di denti cariati eroicamente resistono. Tra un mese tornerai, promette il presentatore, con tutti i denti nuovi. Evviva un bell’applauso, e il fortunato se ne esce carico di regali per lui e per tutta la famiglia, donati simpaticamente dalle benemerite ditte tal dei tali e pico pallino, un bell’applauso.

Netinho non fugge alla regola, anzi l’ha perfezionata, l’ha migliorata, l’ha, diciamo così, globalizzata. Tra le migliaia di lettere che gli mandano – apro un’altra parentesi: le donazioni delle premiate ditte nelle trasmissioni televisive, così come le iscrizioni nei programmi ufficiali del governo per l’acquisizione della casa popolare o la partecipazione alla borsa-famiglia ( una distribuzione di 90 reais al mese) o borsa-scuola (attraverso la confermazione di frequenza scolastica, la famiglia riceve un recipiente di latte in polvere), vengono effettuate in nome della donna o della madre. Mai e poi mai in nome del marito, del padre o dell’uomo di casa. Si presume infatti che sia la donna, come d’altronde è vero, a reggere le sorti della famiglia. L’uomo non è mai presente. O non c’è proprio, o ha abbandonato la famiglia, o è un ubriacone che passa il suo tempo a vagabondare di bar in bar. Fine parentesi – dicevo dunque, che tra le migliaia di lettere, Netinho ne sceglie una, immancabilmente di una donna. La fortunata vivrà così il suo “dia de princesa”, giorno da principessa. Netinho arriva di sorpresa a casa sua. Arriva alla guida di una Limousine americana lunga dieci metri, con le telecamere e i riflettori, entra nella favela ricevuto da eroe nazionale, scortato da guardie del corpo per impedire l’assedio dei fans scatenati. Batte alla porta della baracca e una famiglia in lacrime lo accoglie nel suo tugurio. La principessa che ha spedito la lettera viene prelevata e portata allo shopping più vicino dove potrà fare incetta di vestiti eleganti, scarpe, elettrodomestici. Una visita dal parrucchiere per la “trasformazione” che di solito consiste nel farsi lisciare i capelli (è inutile dire che il novanta per cento delle principesse scelte sono negre e normalmente i capelli crespi vengono definiti “cabelos ruins” “capelli cattivi”) e via in studio dove sarà inondata di doni e promesse di lavoro o di corsi di informatica: non c’è niente da fare, se non si sa usare il computer sei tagliato fuori, non puoi più fare neanche lo spazzino. Alla fine si gira la ruota della fortuna che determinerà quanti soldi la prescelta si porterà a casa: cifra massima ventimila reais (sette mila euro), un vero patrimonio per chi guadagna tre o quattrocento reais al mese. Fine digressione.

Mercoledì mattina, arrivo sul piazzale un po’ prima del previsto, vogliamo preparare la riunione con calma. Il paesaggio è quello di sempre, la solita desolazione, il rigagnolo di fogna, spazzatura dappertutto, bambini a piedi nudi, caldo estivo, una macchina sfasciata e mezza bruciata là in fondo che domenica non c’era. Scendo il viottolo, nella nostra stanza ci aspettano le madri dei bambini coi quali si lavorerà al pomeriggio. Oggi è un giorno importante, decidiamo come mettere in pratica l’idea di iscrivere i bambini disabili nel programma del Comune di trasporto gratuito. Avere l’autobus gratis, l’autobus adattato che ti viene a prendere sulla porta di casa e ti porta a scuola o al centro di fisioterapia, è una occasione unica. Ci sono tutte, e la discussione promette bene. Sappiamo dove si deve andare e sappiamo l’intero il procedimento burocratico per l’iscrizione. Abbiamo i documenti pronti, non ci rimane che concludere la trafila, compilare la richiesta e consegnarla a chi di dovere. Tra un paio di mesi avremo l’autobus. Il piccolo Teteo ha finalmente ricevuto la ortesi per il piedino storto. Scopriremo come aggiustarla alla scarpa. È una mattinata di grandi novità.

Improvvisamente, grida, agitazione, frenesia. È arrivato, è arrivato, urlano due bambini venendoci a chiamare, venite, venite, è arrivato. Tutti fuori, in una frazione di secondo mi trovo a guardare in faccia la mia collega, stupita quanto me. Saliamo per il viottolo, non vogliamo rimanere da soli nella stanza, le donne sul piazzale, stiamo arrivando a fatica, stupiti, anche noi.

La enorme Limousine nera, le telecamere, le guardie del corpo: Netinho; capiamo tutto. Una vicina è stata sorteggiata, vivrà finalmente il sogno di essere principessa per un giorno, riceverà in dono un frigorifero, un divano, un condizionatore d’aria, un frullatore, un corso di informatica, tanti bei soldi. In lacrime, sale sulla Limousine, Netinho distribuisce sorrisi e abbracci. Per vedere meglio i bambini si arrampicano sul rudere di quella macchina mezza bruciata che domenica non c’era. Netinho è l’unica speranza per “subir na vida” migliorare di vita (letteralmente: “salire nella vita”), è applaudito come un re. Anche lui viene dal basso, da una favela come questa e dice sempre che per realizzare i propri sogni bisogna lavorare duramente e, perché no, avere un po’ di fortuna ed essere sorteggiati. Lui ne è la prova viva, “venceu na vida”, ha vinto nella vita. Evviva Netinho.

La moltitudine rimane sul piazzale a festeggiare la principessa ormai a cammino dello shopping. Siamo troppo eccitati, nessuno ha più voglia di ricominciare a discutere.

Alcune ragazze, sedute accanto a quella macchina che domenica non c’era, scrivono una lettera al programma. Non si sa mai che vengano sorteggiate anche loro… Evviva Netinho.

Ciao ragazzi, vado, tra poco devo andare a lavorare, Ci vediamo domenica.

La sera in casa, affondo sul divano, morto, dormicchio, è ora del telegiornale. Immagini aeree della periferia. È San Paolo, zona sud, favela…, mi sveglio. La riconosco, è la favela dove ero stamattina, dove tornerò domenica, la favela della pricipessa di Netinho. Ascoltiamo: “Un’azione a sorpresa del gruppo di operazioni speciali della polizia, ha liberato l’ingegnere rapito due giorni fa. Era tenuto legato e imbavagliato nel portabagagli di una automobile sul piazzale della favela che vediamo. Gli elicotteri (ecco spiegato il sotto titolo) sorvolano la regione alla ricerca dei criminali. La polizia è arrivata sul posto e, dopo aver individuato il luogo, ha isolato l’area e ha aperto il portabagagli liberando l’ostaggio.”

Sprofondo definitivamente tra i cuscini del divano.

Un amico mi racconta che l’automobile in questione apparteneva alla responsabile della diocesi per il servizio di distribuzione della cesta basica. Un paio di famiglie della favela scontente di essere state escluse dalla lista, si sono rivolte ai capoccia locali (li conosciamo tutti, un per uno, per nome cognome e indirizzo): sul sagrato della parrocchia, l’hanno obbligata a scendere dal veicolo, e dopo gli insulti di rito, le hanno portato via la macchina da sotto il naso. Racconta il mio amico che alcune persone, riconoscendo da lontano la macchina in arrivo sul piazzale della favela, cominciarono ad organizzare la fila per la distribuzione della cesta basica. L’auto fu semidistrutta seduta stante ma facendo molta attenzione a non rovinare il baule che avrebbe dovuto servire da prigione per quel povero ingegnere che nel frattempo se ne stava legato e imbavagliato nel fondo di qualche baracca.

A titolo di cronaca informo che la principessa di Netinho se ne è tornata a casa in abito da sera, tacchi a spillo, capelli lisci, con a ridosso un frigorifero, un condizionatore d’aria, due divani, un lampadario a gocce, un frullatore e seimila reais. Dopo due settimane aveva già venduto tutto. Frullatore compreso. La sua baracca era troppo piccola per il divano e il frigorifero. C’era già un letto matrimoniale e uno a castello per i figli. Un tavolo e una lavatrice. Non c’era più posto, neanche per il condizionatore d’aria. I semila reais sono serviti per pagare i debiti.

Domenica, sul piazzale, bambini scalzi giocano a guardie e ladri, arrampicati sulla carcassa bruciata dell’automobile, tirano sassi a chi gli passa vicino.