I pacifisti di Assisi

di Alberto Camata

Così sabato 26 agosto si è svolta ad Assisi una manifestazione pacifista, benedetta dal vescovo di Assisi, dal governo, dall’opposizione e dalla stampa. Bravi i pacifisti che comprendono che le truppe in Libano sono necessarie. Bravi i pacifisti che marciano dietro allo striscione azzurro con scritto "forza ONU".
Bravi i pacifisti che ricordano nei loro diciannove punti che la problema principale del medio oriente è la questione palestinese.
Bravi tutti che, come ha detto Prodi, con questa azione recuperiamo un ruolo importante nello scacchiere mondiale. Parole orgogliose che mi hanno riportato alla mente la scena del film "Full metal jacket", dove un gruppo di soldati vengono decimati da un cecchino ma alla fine riescono a colpirlo: una ragazzina sui quindici anni.
E il cronista presente nella spedizione, voce narrante nel film, che non ha mai ucciso nessuno, invitato dagli altri ad essere un duro spara a bruciapelo alla ragazzina ferita. E tutti si complimentano con lui. Ebbene, grazie a Prodi, l’Italia ha dimostrato di far parte dei duri. Non più il semplice cronista lontano da dove si spara, non più magazzinieri, ma duri in prima fila che sanno sparare al nemico, anche se è una ragazzina di quindici anni.
Questa è la politica estera oggi: il neocolonialismo, la rincorsa non più di singoli Stati ma di macroregioni che vogliono sfruttare le risorse di altre macroregioni. Con la benedizione dell’ONU, organo pacifista per eccellenza.

La manifestazione di Assisi mi ha confermato che basta vincere le elezioni per mitigare, smussare gli angoli, riconoscere alle armi un ruolo importante.
E si è capito chi sono i pacifisti, almeno quelli che erano presenti ad Assisi o vi hanno aderito: sono seguaci della pace dell’ONU non della PACE.
Per costoro la pace è l’assenza di guerra. E l’ONU da noi ha fatto un ottimo servizio: dal 1945 la guerra ce l’ha tenuta lontana. Ci ha permesso di fare profitti vendendo armi all’estero, ci ha consentito di lavarci la coscienza con una carità pelosa verso coloro che soffrono e hanno sofferto per la nostra pace, la pace dell’ONU. Ci ha permesso di avere degli eroi di guerra, dei caduti per la pace.
Se ancor oggi si riconosce inevitabile l’uso delle armi per risolvere i conflitti, significa che la pace ha camminato molto ma ha sbagliato direzione, alla segnaletica stradale che indicava "nonviolenza" ha svoltato dalla parte opposta.

Vorrei chiedere ai pacifisti perché hanno appoggiato la politica di guerra del governo, se credono veramente che la forza di interposizione militare garantirà l’avvio di un processo di pace giusto per tutta la zona medio orientale o si avvierà a disarmare Hezbollah (e per disarmare presentandosi con le armi c’è solo un modo: usarle), portando la pace nella regione. Ma costoro pensano proprio che sia Hezbollah la fonte di ogni dissidio o odio?
Non è passato per la testa a costoro che ai predatori (e ora ci siamo orgogliosamente anche noi, finalmente, dopo tanta gavetta, siamo ballerine di prima fila) interessa disarmare Hezbollah per indebolire Iran e Siria e perseguire il progetto dei neoconservatori di frammentare ulteriormente il medio orente (e non pacificarlo) per poter sfruttare maggiormente le sue risorse?
Lo hanno capito i pacifisti di Assisi che quest’idea di pace non è pace ma calcolato opportunismo, distruzione che prevede una ricostruzione, quindi affari?
Lo hanno capito o no i pacifisti di Assisi che al nostro governo è bastato intascare il loro "si" e con i diciannove punti proposti, passatemi la volgarità, si puliranno il culo?
Ma comprendono o no i pacifisti di Assisi che costruire la pace con questi mezzi, i mezzi della guerra, si semina solo odio?
Ma è questo il mondo che volete costruire? Seminare odio lontano da casa e tutelarvi con sistemi d’allarme e porto d’armi?