Il cavaliere, la morte e il diavolo

di Beppe Sini

Lo stato delle cose
Il governo in carica (espressione della coalizione cosiddetta di centrosinistra) ha deliberato un decreto che conferma l’illegale e criminale partecipazione militare italiana alla guerra afgana. Alla Camera dei Deputati tale decisione è stata approvata con il voto di tutte le forze politiche, essendosi riconosciuta nel decreto anche tutta la coalizione cosiddetta di centrodestra; solo quattro deputati hanno votato no alla guerra e alla violazione della legalità costituzionale.

La partecipazione militare italiana alla guerra afgana è in esplicito e totale contrasto con l’art. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana, che non solo "ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli", ma la ripudia altresì "come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" (sapevano bene, i costituenti, che tutti gli aggressori e tutti gli assassini amano presentarsi come "pacificatori"); il ripudio della guerra è talmente forte che l’Italia consente anche "alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni" e "promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo" (lo ricordiamo perchè alcuni mascalzoni – ed alcuni sprovveduti da loro ingannati – hanno pensato di poter citare la seconda parte dell’art. 11 sostenendo che significasse l’esatto contrario della prima parte, mentre come è ovvio ne è estensione e conseguenza).

Indipendentemente da ogni altra considerazione basterebbe questo semplice riferimento alla lettera della Costituzione della Repubblica Italiana a rendere superflua ogni discussione ulteriore. La partecipazione italiana alla guerra afgana è proibita dalla Costituzione: ed il fatto che una maggioranza parlamentare eversiva negli anni scorsi abbia reiteratamente violato la Costituzione non autorizza a proseguire nel delitto. Punto.

Basterebbe già questo, ma è sempre meglio saperne anche di più: e allora sarà opportuno leggere le testimonianze dall’Afghanistan per sapere cosa lì stia veramente accadendo (in particolare i volontari di Emergency si sono molto impegnati a tal fine): come continuino la guerra e le morti, e come la presenza militare italiana sia parte della macchina della guerra, della coalizione che fa la guerra, e quanto necessario sia invece impegnarsi per la cessazione della guerra, per il disarmo di tutte le parti, per recare soccorso a tutte le vittime, per sostenere chi lotta senza armi e senza violenza contro i poteri criminali, per i diritti umani e la democrazia .

La macchina propagandistica bellica ha cercato ancora una volta in queste settimane di ingannare l’opinione pubblica italiana, occultando la realtà della guerra e addirittura pretendendo di far credere che il rifinanziamento della partecipazione militare italiana alla guerra afgana fosse una scelta di pace.

Non solo: vi è stato altresì il tentativo (infame tentativo, e peraltro largamente riuscito) di nascondere la realtà della gravissima violazione della legalità costituzionale.

Ed infine si è cercato di intimidire – con diffamazioni persino umoristiche nella loro scellerata protervia – i parlamentari che hanno annunciato la volontà di opporsi alla guerra e di difendere la Costituzione (addirittura accusandoli di "fare il gioco del nemico" e simili scempiaggini, che del resto sono le medesime scempiaggini che ogni potere autoritario diffonde contro chi non accetta di adeguarsi alla sua violenza – e la scelta della guerra è sempre la scelta della violenza).

Questa è la realtà dei fatti.

Paralipomena
E non ci interessa aggiungere qui molto altro. Che pure si potrebbe aggiungere.

Ad esempio alcuni hanno messo in rilievo come da un sondaggio condotto da un autorevole istituto di ricerca per conto di uno dei più prestigiosi quotidiani italiani si evincerebbe che la maggioranza del popolo italiano sia contro la guerra e a favore della cessazione della partecipazione militare italiana a quella in corso in Afghanistan. Ci conforta, certo, ma anche se l’intero popolo italiano fosse stato a favore della guerra afgana, la partecipazione italiana ad essa sarebbe restata illegale e criminale; ed anche se una sola persona si fosse opposta alla guerra avrebbe avuto ragione quella sola persona: ed è per questo che l’Italia è una repubblica fondata sulle leggi: perchè anche se l’intero popolo venisse ubriacato, ingannato ed abbrutito, la Costituzione resterebbe presidio di verità e di giustizia, e quel popolo – pur ubriacato, ingannato ed abbrutito – preserverebbe comunque dal precipitare nel baratro (certo, se la Costituzione venisse rispettata e fatta valere).

E tuttavia il fatto che sia ragionevole supporre che la maggioranza del popolo italiano sia per la pace e per la cessazione della partecipazione italiana alla guerra afgana, ebbene, la dice lunga almeno sul fatto che le decisioni scellerate assunte da ristrette oligarchie (i vertici dei partiti che tutti – da An al Prc – hanno imposto alla Camera il voto a favore della guerra in violazione della Costituzione) potranno pur trovare una complicità pressochè totalitaria in un parlamento umiliato e sopraffatto, ma non nel popolo italiano.

E ancora: ha detto bene il senatore Fernando Rossi che "la missione Isaf non è più, se mai lo è realmente stata, una ‘missione multilaterale Onu di pace’ ma si è fusa con ‘Enduring Freedom’ (missione unilaterale di guerra decisa e voluta dalle gerarchie militari e dal presidente degli Stati Uniti)", poichè "nell’agosto 2003 la missione Isaf si trasforma da missione Onu a missione a comando Nato: alleanza militare formalmente in guerra a fianco degli Usa, in virtù di un improprio richiamo all’art. 5 del Trattato dell’Alleanza del Nord Atlantico"; e giustamente ricorda che "come ha spiegato il generale Fabio Mini (ex comandante della missione Kfor in Kosovo) le forze Isaf, nel 2005 e nel 2006, si sono trovate impegnate a fianco, ed al posto delle forze Usa, in operazioni di ‘bonificà, ovvero nella guerra ai talebani", e che "nei primi sei mesi del 2006, la ‘missione di pace’ ha prodotto 2500 morti afgani e 84 militari Nato e Usa, ed è a tutti noto che, per coprire il fallimento militare (e morale) della loro guerra, hanno già deciso una escalation (aumentarne l’ampiezza e la potenza distruttiva)".

E quanto alla bubbola che chi si oppone alla guerra e difende la Costituzione è un complice della destra golpista, suvvia: Berlusconi e tutta la sua coalizione hanno votato alla Camera dei Deputati a favore del decreto, puntigliosamente ed orgogliosamente rivendicando la continuità di esso con la loro politica bellica (e per quanto possa suonare davvero incredibile, almeno per una volta dicevano la verità).

E del resto nessun governo può pensare che gli sia lecito violare la Costituzione.

Se il governo espressione della maggioranza parlamentare del cosiddetto centrosinistra vuole essere fedele al giuramento di fedeltà alla Costituzione effettuato da ciascuno dei suoi ministri nelle mani del Presidente della Repubblica all’atto di assumere l’incarico, disponga che l’Italia cessi di partecipare alla guerra afgana e ritorni nell’alveo della legalità.

La guerra porta il fascismo (anche in camicia arcobaleno)
Tra la scelta della guerra e il dispiegarsi dell’autoritarismo e fin del totalitarismo vi è un nesso evidente: le persone che sostengono la guerra non sopportano che possano esistere persone che alla guerra si oppongono: è per questo che secondo i guerrafondai e i loro complici coloro che si oppongono alla guerra devono essere marchiati d’infamia, giacchè se si oppongono alla guerra devono avere inconfessabili motivi, abominevoli mandanti, colpe mostruose .

La rappresentazione di questo spettacolo abbiamo visto darsi anche in queste settimane: invece di chiedere conto del loro agire ai ministri e ai parlamentari che hanno decretato e sostenuto la scelta della guerra e della violazione della legalità costituzionale, la macchina della propaganda ha cercato di accusare di inauditi quanto immaginari misfatti quei parlamentari che alla guerra si oppongono e che al dettato costituzionale si tengono fedeli (e che sono almeno in questo in sintonia col sentire di tanta parte – probabilmente l’assoluta maggioranza, come sostiene quel sondaggio – del popolo italiano che è stanco di vedere il nostro paese trascinato in guerre sciagurate, ed è ancora più stanco di vedere cittadini italiani in divisa tornare a casa chiusi nelle bare).

In un ordinamento giuridico fondato sul riconoscimento dei diritti e della dignità delle persone vi è un nesso tra pace, democrazia, legalità: la guerra travolge la democrazia e precipita nell’illegalità. E senza legalità, senza democrazia, senza pace cessa la civile convivenza, e solo la barbarie prevale, e la morte. La guerra è sempre nemica dell’umanità.

Da un breve corso di diritto pubblico
E per farla finita con una scempiggine propalata troppo a lungo dai propagandisti della guerra ricordiamo anche quanto segue.

In Italia il governo è espressione di una maggioranza parlamentare (le elezioni politiche in Italia eleggono il parlamento, non il governo): l’attuale maggioranza parlamentare è frutto della vittoria elettorale di una coalizione che si è caratterizzata sia come contrapposta all’illegalitarismo della destra eversiva, sia per aver lungamente sostenuto di essere in sintonia con l’impegno per la pace e contro la guerra (ed infatti almeno alcune delle forze politiche presenti nell’attuale maggioranza parlamentare negli anni scorsi si sono costantemente espresse – ed hanno costantemente votato – contro il periodico rifinanziamento della partecipazione militare italiana alla guerra afgana).

Chi sta venendo meno agli impegni assunti con l’elettorato? È chi difende la Costituzione e si oppone all’eversione, o è chi viola la Costituzione e si fa complice dell’illegalitarismo della destra eversiva? È chi si oppone alla guerra e alle stragi oggi come ieri, o è chi decreta la prosecuzione della partecipazione alla guerra e alle stragi? Non solo: i ministri che hanno giurato fedeltà alla Costituzione, come conciliano quel loro giuramento con la violazione della Costituzione commessa all’atto dell’approvazione del decreto che dispone la prosecuzione di una guerra illegale e criminale? E infine: come è ammissibile che un Presidente della Repubblica intervenga ripetutamente per condizionare il Parlamento affinchè si esprima a favore della guerra e contro la Costituzione?

I diritti umani presi sul serio
Il primo diritto umano è quello di non essere uccisi. La guerra ne è la più flagrante e feroce violazione. Deliberare la prosecuzione della partecipazione alla guerra significa far morire degli esseri umani.

Altro occorre fare per la popolazione afgana: occore recare solidarietà alle vittime della guerra: innanzitutto cessando di partecipare alla guerra ed impegnandosi per la pace. Cessando di finanziare la guerra e finanziando invece interventi umanitari: quanti ospedali come quelli di Emergency era possibile realizzare con i soldi spesi per finanziare la partecipazione militare italiana alla guerra? C’è bisogno di aggiungere altro?

L’aggiunta nonviolenta
Tutto quanto precede naturalmente prescinde da ogni riferimento alla nonviolenza .

Non c’è infatti bisogno di essere persone amiche della nonviolenza per ritenere che la pace sia un bene e la guerra sia un male, che la Costituzione sia cosa buona e la sua violazione sia cosa cattiva, per preferir salvare le vite umane anzichè sopprimerle, per preferire le leggi alla violenza assassina.

Per le persone amiche della nonviolenza le cose sono più semplici ancora, essendo uno dei convincimenti fondamentali di esse che la guerra sia sempre un male e che ad essa sempre occorra opporsi.

Sono infiniti i luoghi in cui tutte le maestre e tutti i maestri della riflessione e dell’azione nonviolenta ribadiscono questa tesi fondamentale, e del resto essa è nota anche al più sprovveduto degli orecchianti: la nonviolenza si oppone alla violenza; la nonviolenza si oppone alle uccisioni; la nonviolenza si oppone alla guerra.

Scrive Aldo Capitini nel documento fondativo del Movimento Nonviolento che la prima delle "fondamentali direttrici d’azione del Movimento Nonviolento" è "l’opposizione integrale alla guerra".

In Afghanistan è in corso una guerra cui l’Italia sta illegalmente partecipando; la nonviolenza si oppone alla guerra, ergo si oppone anche alla illegale partecipazione italiana ad essa. E davvero non c’è nulla da aggiungere. Quando le cose sono semplici non c’è bisogno di complicarle, come sapeva quel barbiere Guglielmo che teneva bottega in Occam.

Perchè certo è un gran perchè "Il cavaliere, la morte e il diavolo" è uno dei capolavori (degli innumerevoli capolavori) di Albrecht Duerer.
È un’opera che non ha mai cessato d’interrogarmi, e nella mia gioventù ne ho posseduto una riproduzione ed ho passato ore e notti a compulsarne ogni dettaglio con una lente d’ingrandimento (poi in uno dei miei traslochi ho perso sia quella riproduzione che la lente d’ingrandimento, pazienza; ma ho conservato la monografia di Panofsky, e l’Apocalypsis cum figuris). Cosa significa quel cavaliere? Cosa significa quella morte? Cosa quel diavolo? Cosa quel cane, cosa quel cavallo, quella città lontana sul monte, sullo sfondo oltre la selva selvaggia ed aspra e forte? Cosa ci dice, cosa ci chiede l’umanista che ha inciso questa immagine in cui ti specchi in sgomento e in orrore, in dolore e in tensione, in orgoglio e umiltà? A quale fermezza, a quale ripulsa, a quale accettazione, a quale rivendicazione, a quale coscienza "sofferta con anima e corpo" ti convoca ancora?

Tratto da ‘la nonviolenza è in cammino’ numero 1367 del 25 luglio 2006