Il sapore dell’amicizia nella pedagogia della giustizia

di Marcelo Barros

Continua ad essere attuale l’affermazione di una signora povera e analfabeta dell’interno del Maranhão. Nel 1969 i suoi vicini discutevano se era proprio vero che l’uomo aveva finalmente messo il suo piede sulla luna. La donna riflettè e concluse: "Sembra più facile all’uomo arrivare sulla luna che un vicino capirsi con un altro vicino".

La convivenza è sempre fragile e esigente. Da quando nasce, l’essere umano ha bisogno del suo prossimo per sopravvivere fisicamente. Nello stesso tempo ha difficoltà con la convivenza più profonda.  L’amicizia non è solo un cameratismo fortuito che si fa con i colleghi che si incontrano a scuola o al lavoro. Pure non sopravvive a relazioni di utilità nelle quali le persone si usano mutuamente.

Solitamente l’amicizia comincia dal riconoscimento di somiglianze e affinità tra le persone. L’avvicinamento si ha perché l’altro ha le stesse idee sul mondo o una simile sensibilità.  Le persone si avvicinano  più quando possono conversare su argomenti che preferiscono. Scoprono che hanno gusti e progetti in comune.  Pertanto è inevitabile che, dopo questa prima fase, se si approfondisce la relazione ognuno finisce per confrontarsi con le differenze dell’altro. Nonostante sia ovvio, è come se ognuno trovi strano che l’altro sia altro. Molte volte, la stessa persona che prima sembrava gradevole, comincia ad essere fastidiosa. Sembra assurdo. Alle volte arriva al punto di non rispettare i limiti. Volendo o senza volere, l’altro restringe la nostra libertà e, non raramente, ci pare ingiusto e sgradevole.

In tutte le culture e civilizzazioni, la storia assomiglia più a una  sucessione di conflitti e conquiste violente che all’evoluzione della convivenza pacifica e amorosa. Molte società tradizionali, indigene e orientali, hanno costumi e leggi che amministrano le relazioni sociali e familiari in tal forma che le persone sono sfidate a vivere le relazioni e non a isolarsi. Nella società detta moderna ognuno è consegnato alla propria sorte. Ci sono molti che nelle relazioni con amici si preoccupano più di garantirsi le frontiere  della distanza che i legami di solidarietà.
Nel calore dell’irritazione, l’affermazione di Jean-Paul Sartre che "l’altro è l’inferno", sembra avere senso.

In questi tempi di intolleranza e non rispetto delle alterità, il dialogo cede il posto, sempre più, alla guerra. A qualsiasi ora e per qualsiasi motivo scateniamo il conflitto.  Restringiamo i nostri contatti a relazioni di scambio di favori e utilità.
L’amicizia sarebbe ancora un ideale da perseguire in questi tempi tanto aridi e avidi? Questa società che funziona come panottico1 della vigilanza e della punizione, con tutti i suoi meccanismi di disciplina e controllo, inerenti al coercitivo processo di socializzazione, può fondare le sue relazioni in una tale amicizia?
Nei tempi andati, Platone, fondatore della prima accademia in Grecia, stabiliva una relazione profonda tra amicizia e giustizia. Rifiutava l’idea di amicizia  sintetizzata nella pratica del fare del bene agli amici e danneggiare i nemici. Già Aristotele sosteneva che la più genuina forma di giustizia è una specie di amicizia.
Non è possibile avere relazioni sociali vigorose se le persone non sono educate al rispetto e alla valorizzazione dell’alterità.  L’altro può sembrare inopportuno, ma senza di lui non mi scopro. È nella relazione con l’altro che io posso  essere me stesso  e scoprire il più profondo di me stesso.

Nonostante che molte persone  ancora strutturano la loro vita come se fossero isole, sempre più aumenta il numero di coloro che percepiscono questo: l’amicizia (phylia) è l’elemento di imprenscindibile importanza per l’autentica reciprocità inerente al convivio sociale, verso il quale tutta la persona è predisposta, a partire dalla sua natura politica. L’amicizia dovrebbe costruirsi nella relazione di quei contatti umani che ci unicono a tutti  in quanto membri di un corpo sociale che desideriamo sano.

Non bastano relazioni somiglianti all’amicizia. L’utilità reciproca che una persona rappresenta per l’altra persona o il piacere che una è capace di dare all’altra non è fondamento di un cammino di amicizia. Anche questa non può essere solo  una relazione basata  nella privatezza delle relazioni molto ristrette con un gruppo di poche persone, in quanto si mantengono relazioni di oppressione e violenza nel livello più sociale e politico.

Esiste una phylia universale intrinseca all’essere umano. Si tratta di una forma di amicizia basata in una relazione di giustizia, equità e rispetto del diritto dell’altro.  Un amico è colui che, molte volte, preferisce nuocere a se stesso che nuocere all’amico. L’amicizia è, così, la più disinteressata, completa e duratura  delle relazioni umane.

Molti possono intendere la phylia universale alla stregua di un’utopia. E chi dice che non abbiamo bisogno di utopia e non dobbiamo abbeverarci di più  eccellenti e grandiosi obiettivi? È necessario lottare sempre contro la mediocrità che ci sorveglia  e ci tarla alla morte.

Per quanto l’amore passionale sia meraviglioso, mantiene sempre la tensione tra il desiderio di possedere e il rispetto per l’alterità, l’amicizia è essenzialmente gratuita. Sono amiche le persone che si scelgono. Aelredo de Rievault, grande pensatore medioevale, disse: "Siamo fratelli  di tutti  gli esseri umani, ma non possiamo essere amici di tutti. A tutti dobbiamo giustizia, il dialogo vero e profondo, ma siamo convertiti a questi valori nella relazione con i veri amici".

Nel Vangelo, Gesù di Nazareth ci insegna che non c’è alcun merito nell’amare coloro che ci amano.
Grande è la persona che consegue a far del bene a chi la odia e opta a disarmare i nemici attraverso l’amore. Al gruppo più intimo dei suoi discepoli, durante l’ultima Cena egli disse "Non vi chiamo più discepoli perché i discepoli non sanno che fa il maestro; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi  e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto." (Giovanni 15). L’amicizia allora, è il cammino della convergenza indicato da tutti i grandi maestri  spirituali agli uomini e alle donne che sognano con loro un mondo di pace.
 

1panottico= tipo di edificio adibito a carcere consistente in corpi di fabbrica disposti radialmente intorno a un elemento centrale, in modo che sia possibile la vigilanza e il controllo dell’intero complesso

Marcelo Barros è un monaco benedettino
Brano pubblicato da www.adital.com.br e da noi tradotto