Incisivi superiori

Ad entrare nella galleria commerciale tra l’Avenida Paulista e la rua Augusta, punto nobile della città, non si può fare a meno di notarlo. È una figura comune, lo si incontra dappertutto a qualunque ora, gira per le strade tirando un carretto fatiscente traboccante di carta, cartone e cartaccia di tutti i tipi. Ogni tanto si ferma presso qualche grosso bidone, cerca giornali, riviste o qualunque altra cosa possa servirgli, lavandini, palle bucate, scarpe, lattine, manici d’ombrello. Carica tutto sul carretto e riparte intralciando il traffico intollerante. Lo chiamano catador de lixo, raccoglitore di spazzatura. Il catador rende alla città un servizio inestimabile, col suo lavoro infatti si riciclano tonnellate di rifiuti. Gira da solo, ma non è solo. Conta sull’aiuto di centinaia di colleghi come lui. Molti si riuniscono in cooperative, altri preferiscono la libera professione; di alcuni se ne occupano Ong nazionali e straniere. Nonostante l’importante funzione svolta, la figura del catador, non è rispettata come dovrebbe. È considerato un morador de rua, un abitante della strada, una specie di mendicante semovente. Vestito male, sporco, maleodorante, dedito all’alcool, razzolatore di bidoni, compagno di cani randagi, non ci pensa due volte, se stanco, a parcheggiare il suo carretto dove capita e sdraiarsi in mezzo al marciapiede a riposare stravaccato con bottiglia al fianco e cicca di sigaretta tra le dita.
Ma torniamo alla galleria commerciale, tempio del lusso nazionale. Il nostro catador, è proprio lì, appoggiato a una colonna, di fianco al carretto, davanti alla libreria. I passanti curiosi lo guardano, molti si fermano a fotografare, l’altro giorno un gruppo di studenti è venuto apposta a vederlo. È fermo immobile da un paio di mesi, una vera attrazione. Nel suo carretto, di tutto: una lavatrice, un divano, una mazza da golf, un materasso. Fermo, immobile, mozzicone tra le dita.
Viene intervistato: sono molto contento di essere servito da modello per questa bellissima statua. La mia figura, il carretto, quello che c’è dentro, tutto è fatto di materiale riciclato raccolto dalla nostra cooperativa. Devo dire che quando mi sono visto scolpito non ci credevo, mi hanno fatto più bello di quello che sono… (al telegiornale si vede chiaramente che gli mancano i denti davanti, gli incisivi di sopra, mentre la statua è a bocca chiusa). Il catador della galleria commerciale è una statua di tre metri d’altezza. Rappresentato nell’atteggiamento caratteristico, immobile e innocuo, è diventato un punto turistico da fotografare, da portarci i bambini, da ammirare: ma guarda un po’, sembra vero. L’iniziativa di rappresentarlo in effige gigante è di una Ong politicamente corretta che oltre ad occuparsi del riciclaggio vuole pure costruire statue in omaggio al catador. L’intenzione è voler richiamare l’attenzione sull’importanza del riciclaggio. Fino ad oggi la colletta e il riciclaggio è in appannaggio esclusivo di persone come il nostro catador, senza incisivi e senza una incisiva pianificazione da parte degli organi competenti, anzi, questi sono ben contenti di lasciare l’iniziativa e la gestione alle solite Ong. Le cooperative, le Ong, lo riforniscono di carretto (di cui tralascio la descrizione) e via, al lavoro. Il lucro, non è una gran cosa, ma il catador non muore certo di fame, spesso infatti ne approfitta e mentre razzola tra i bidoni, qualche cosa da rosicchiare la trova sempre. Intanto la più ricca città dell’America del Sud, continua a strombazzare maleducatamente al catador: sì, va bene è un servizio utile, ma stai in mezzo alla strada, e togliti di mezzo, cammina, sparisci. No, un momento, fatti fare una bella statua di materiale riciclabile, mettiti in posa, non sorridere mi raccomando, una bella foto, la passeggiata coi bambini che gli insegno come è importante riciclare. Comunque la questione del riciclaggio è entrata a far parte della lista di discussione sulla gestione della metropoli. Ne parlano tutti. Anche a livello accademico. Le università, le facoltà di architettura e urbanismo traboccano di progetti su questo argomento. Il binomio lixo-catador è ormai indissolubile. I maestri architetti se ne occupano a tutto andare (Parentesi: l’anno scorso, su iniziativa di un famoso architetto, commosso dalla bruttezza dei tuguri della favela a cui passava davanti tutti i giorni, con il beneplacito dell’associazione locale degli abitanti e con l’aiuto materiale di una grande fabbrica di vernici, decise di dipingere di colori vivaci le facciate delle casupole per renderle gradevoli alla vista: gialle rosse e blu, aiutando gli abitanti a capire come sia meglio vivere circondati dal “bello”. Chiusa parentesi).Tesi di laurea e consistenti studi scientifici indicano soluzioni facili e a buon mercato: insegnare ai diecimila moradores de rua della città come ci si organizza, ognuno col suo bel carrettino, per raccogliere e riciclare il lixo. Si prevedono perfino corsi professionalizzanti nella sede stessa in cui si processa il riciclaggio: artigianato, statuette, fiori di plastica, sandali… è incredibile quello che si può fare con la spazzatura. La notte, i diecimila moradores de rua andrebbero a dormire in un grande parco all’aria aperta. Si è studiato bene il problema e si è notato che molti di loro vivono per la strada perché non sanno o non vogliono accettare le semplici regole di convivenza dei centri di accoglienza: non entrare ubriachi, non rubare, non fare i propri bisogni in camera. Il parco all’aria aperta – recintato e sicuro – sarebbe così la soluzione ideale: i moradores de rua potrebbero bivaccare come piace a loro, in un ambiente distante dalla via pubblica, un ambiente protetto, nel quale potrebbero perfino entrare con il loro cagnolino. Complimenti ai luminari dell’architettura, dell’urbanismo e del riciclaggio. Hanno trovato in un sol colpo la soluzione per due gravi problemi della città: i miserabili, il riciclaggio.
E così sia. Fatto sta che il nostro catador in carne ed ossa nella galleria commerciale non ci è mai entrato e non ci entrerà mai. All’ingresso, nerborute guardie giurate garantiscono la sicurezza, il benessere, e l’igiene dei clienti. Anche se la galleria è un luogo pubblico, a nessun catador vivo e incisivomancante è permesso entrare.
A due passi dall’Avenida Paulista, dietro al cimitero, sul marciapiede, abitano da vari mesi una decina di famiglie. È gente fatta sloggiare dalla zona chiamata “crackolandia”, di cui abbiamo avuto modo di parlarne in altri scritti, occupavano abusivamente qualche vecchio palazzo, vivendo di espedienti, piccoli furti, spaccio al minuto. Donne, vecchi e bambini sdraiati per terra, hanno ridotto il marciapiede alla stregua di un campo profughi. Lavano i loro vestiti in un rubinetto del cimitero e li appendono ad asciugarli sui rami di un albero, un vero e proprio albero di natale dell’indigenza ornato con maglioni, calzini e mutande.
Qualche isolato più in là, negozi alla moda hanno addobbato vetrine e marciapiedi con luci colorate e festoni natalizi. La sera del sabato spruzzano neve artificiale in modo che la loro strada assomigli a quelle europee, con neve, pupazzi di neve, e un obeso babbo natale meccanico che quando ci passi vicino ride contento, Oh! Oh! Oh!
Catador de lixo riciclato a bocca chiusa; catador di lixo in carne ed ossa contento e a bocca aperta; (favelas ridipinte gialle rosse e blu); famiglie da mesi all’addiaccio; neve finta e babbo natale obeso. Senza più commenti, mi fermo.