Incontro con un maestro del nostro tempo: Rubem Alves

Lo potremo incontrare Mercoledì 15 novembre, alle ore 20.30,  presso l’aula magna dell’Istituto Graziani in Via Cereria 1 a Bassano del Grappa.

"Un amico mi disse che il poeta Mallarmé aveva il sogno di scrivere un poema di una sola parola. Cercava l’unica parola che contenesse il mondo. T.S.Eliot nel suo poema Lo Scoglio ha un verso in cui dice che abbiamo "conoscenza delle parole e ignoranza della Parola". La poesia è una ricerca della parola essenziale, la più profonda, quella da cui nasce l’universo. Io credo che Dio, nel creare l’universo, pensava ad un’unica parola: giardino! Giardino è l’immagine della bellezza, armonia, amore, felicità. Se mi fosse dato di dire un’ultima parola, un’unica parola, Giardino sarebbe la parola che io direi. "

Prima di tutto: chi è Rubem Alves? E’ nato nella città di Boa Esperança, Minas Gerais, Brasile, nel 1933. E’ Pastore (presbiteriano), ha coniato il termine “teologia della liberazione”. E’ pedagogo, poeta, saggista, filosofo, teologo, sociologo e anche cronista del quotidiano. Scrive settimanalmente per il giornale Correiro Popular e saltuariamente per la Folha de S. Paulo. Lui ama definirsi "compositore di favole" e "cronista di storie".
E’ infatti un grande narratore di storie, un autore di favole per bambini, psicanalista. Intellettuale famosissimo e molto rispettato nel suo Paese. E’ conosciuto in tutto il mondo per i suoi libri, alcuni dei quali tradotti in venticinque lingue (fra cui russo e cinese). Essendo un comunicatore straordinario, allegro, vivace ed ispirato, è invitato spesso per incontri e conferenze, in Europa, negli Stati Uniti e nell’ America del Sud. In Italia cura, da sette anni, una rubrica mensile sulla rivista Cem Mondialità di Brescia.
E’ autore di una vastissima produzione: la sua bibliografia conta più di 50 titoli, ( sono pochi, ancora, quelli tradotti in italiano) con forti tratti autobiografici. Rubem Alves è un giocoliere della lingua portoghese e nei suoi libri ha raggiunto espressioni di rara e originale bellezza. E’ un innamorato della vita e un incorreggibile cantore delle sue armonie. Ancora non ha intrappolato nei fogli tutte le parole che danzano nella sua mente, ancora non ha ascoltato, amato, scherzato e riso abbastanza.

Ancora non ha raccontato ai nipoti tutte le storie che la loro fantasia potrebbe generare, ancora non ha goduto di tutte le assenze e di tutte le nostalgie, ancora non ha sbirciato in tutti i misteri del mondo e in se stesso … Molti di quelli che lo ammirano insinuano che lui abbia un patto segreto con l’eternità. Rubem smentisce. L’eternità richiede pazienza e lui è un sanguigno, un impaziente. Cosi impaziente ( a suo dire) che, se Dio gli avesse chiesto i suoi consigli, il mondo sarebbe certamente migliore.
Per noi e per tutta l’Associazione Macondo è un grande onore averlo ospite a Bassano del Grappa. La sua visita nella nostra terra la consideriamo un dono straordinario. Spero proprio che tanti di voi possano essere presenti, approfittare di questa presenza eccezionale, unica.
Un affettuoso invito ad incontrarlo, ad ascoltarlo, a"sentirlo", vorrei rivolgerlo anche a tutti quelli (genitori, insegnanti, educatori, maestri, sacerdoti) che sono impegnati sul nostro territorio, nel compito, sempre difficile e a volte gravoso, della formazione dei bambini, dei ragazzi e dei giovani. Potrebbe essere un momento particolare, un incontro per alimentare la nostra speranza nel futuro. Ci sono incontri nella vita che segnano il cuore e la mente, parole che restano scolpite ed incancellabili nella memoria, sentimenti ed emozioni che portano luce all’anima. L’incontro con Rubem Alves potrebbe aiutarci a scoprire che la conoscenza è un albero che cresce dalla vita.
Nello scorso mese di luglio, assieme a Gaetano Farinelli, sono stato ospite nella sua casa di Campinas. E’stato un momento di felicità, un incontro sereno e straordinario di amicizia, di dialogo e di allegria.
Lasciando la sua casa, la sua città mi tornava, come una brezza leggera e luminosa, nella mente e nel cuore, quel pensiero che lui ripete spesso, con quel suo caratteristico linguaggio poetico ed ironico: "Fintanto che non arriva la società felice, che ci siano almeno dei frammenti di futuro in cui la gioia sia servita come sacramento, perché i bambini imparino che il mondo può essere differente. La scuola stessa sia un frammento di futuro"
Vi aspetto in tanti e usate il passa parola per portare con voi amici, parenti, colleghi e soprattutto figli e nipoti. Un abbraccio tenero ed affettuoso

Giuseppe Stoppiglia

Pove del Grappa, 5 ottobre 2006