Iniziative e bella gente

È triste, malinconico e quasi umiliante intraprendere una iniziativa sapendo già come andrà a finire: male; o per meglio dire: in niente.
Ci hanno provato e continuano a provarci in tutti i modi. Ci provano con quelle che chiamano seriosamente "politiche sociali", che, già mediocri sulla carta, si rivelano attività caritatevoli in larga scala, una sorta di iniziativa parrocchiale, una tombola di beneficenza da dopolavoro ferroviario. Non per niente, passato qualche mese, le varie equipe di lavoro montate in fretta e furia e senza alcun criterio, si smontano da sole, si smontano al sole, al vento, al primo soffio di concreta difficoltà pratica. Il loro personale, contrattato tra la feccia, si dimostra per quello che è: feccia.
Non riuscendo nell’intento ci riprovano con la forza. Basta ricordarsi dell’operaçao limpeza, l’operazione pulizia, di cui abbiamo parlato in altri articoli. Deportazione in massa di miserabili, pezzenti e meninos de rua con la scusa di rivitalizzare una zona o un determinato quartiere del centro, ma che in realtà serve per dare via libera alla speculazione edilizia e commerciale, con il beneplacito dei pubblici poteri incapaci e corrotti. Le azioni di forza si avvalgono di tutto l’apparato repressivo ben noto: truculenza poliziesca, guardie giurate, furgoni blindati, getti d’acqua, minacce, botte. Il risultato è efficacissimo ed immediato. Nel giro di una notte l’esercito dei pezzenti, dei mendicanti e dei meninos de rua scompare dalla circolazione di quell’area specifica. L’unico problema, secondo le parole autorevoli del responsabile dell’amministrazione regionale, è che "non possiamo ucciderli… sono una popolazione mobile, che cammina, che all’occorenza cambia zona".
Arriviamo al sodo. Il centro della città è tornato riempirsi di pezzenti, mendicanti e meninos de rua. Proprio quando il Comune (nella persona dell’illustre amministratore regionale) è festeggiato e omaggiato dai notabili locali, sempre così attenti e solleciti ai problemi sociali della nostra città. Ad onor del vero a questo punto dovrei cambiare espressione: al posto del vocabolo "notabili", dovrei usare una parola un po’ demodé, un po’ schifosetta ma appropriata: "padroni". Padroni, si: i grandi banchieri, i grandi industriali, i grandi imprenditori, i giovani rampanti del terziario avanzato, i pubblicitari, i signori dell’internet, attori famosi, qualche fotomodella procace, sindaco, ex-sindaco, ex-presidente della repubblica e signora. C’erano tutti. La festa era in onore dell’amministrazione regionale, meritevole di aver "restaurato" (così diceva il maestro di cerimonia nel discorso ufficiale) il centro. Sono così incompetenti che hanno organizzato questa opulenta riunione in ritardo. Solo qualche mese fa il centro era un vero gioiellino, ma oggi come la mettiamo coi pezzenti, i miserabili, i meninos di rua che non hanno rispettato la data della riunione e sono riapparsi in massa per le strade che si pensavano definitivamente "restaurate"?  È presto fatto.

Il giorno dopo, come per magica coincidenza, suona il telefono:
-Pronto.
-Ciao Edith, come stai?
-Adesso abbastanza bene, ho avuto un po’di problemi, sai mia mamm…
-Senti, abbiamo bisogno urgente di te.
-Di me? Come? Bisogno? Ma se quando lavoravo tutti i giorni per le strade, non facevate altro che ostacolarmi e boicottare le mie iniziative nonostante fossi membro effettivo di tutte le commissioni e sottocommissioni possibili e immaginabili di entità pubbliche e private… arrivavate perfino a spiattellarmi la pistola in faccia, pur che me ne andassi, perché la smettessi.
-No, ma adesso è diverso, adesso sono diventato presidente del Consiglio Municipale di Pubblica Sicurezza.
-Bravo! Così invece di deportare i bambini di nascosto la notte, potrai farlo di giorno alla luce del sole.
-Hai sempre voglia di scherzare tu… e poi è acqua passata, mettiamoci una pietra sopra, ripartiamo da zero. Ti ho telefonato perché vorrei che tu venissi ad una riunione importantissima, saremo in tre: io, il giudice Tal dei Tali e te.
-Lo sai bene che non sopporto certe pagliacciate. Lo sai bene che su certe cose non transigo. E poi chi è questo giudice, non lo conosco. Non sarà amico di quello che mi ha detto tra i denti che lui i meninos de rua li ammazzerebbe tutti, che li mitraglierebbe dal muro di cinta della Febem, che li deporterebbe in mezzo alla Amazzonia?
-Non lo so. Ma vieni alla riunione e vedrai che faremo un bel lavoro. Allora, vieni?
-Si, ciao.

L’altro giorno la fazione mafiosa che ha insanguinato la città in questi ultimi mesi, ha sequestrato un giornalista della Rede Globo, il canale televisivo più importante del Paese. Per liberarlo ha esigito che si trasmettesse in diretta un video in cui un criminale incappucciato, in piedi davanti a un muro con scritte inneggianti alla fazione e col mitra a tracolla – alla stregua dei tagliatori di teste in Iraq – leggeva le rivendicazioni del gruppo mafioso. Un vero delirio. Nonostante le raccomandazioni contrarie della polizia di São Paulo, ma con l’avvallo del ministro dell’interno (è bene chiarire che il ministro e il governatore dello Stato sono avversari politici e che tra un paio di mesi ci saranno le elezioni generali), il video viene trasmesso. Il povero giornalista è liberato due giorni dopo.
I meninos de rua sono sempre stati considerati e trattati come un problema di ordine pubblico, e la gestione di questo problema è sempre stata in mano a polizia, magistratura, organi di pubblica sicurezza. Esattamente come i criminali che da quattro mesi ricattano, uccidono, intimidano la città intera. È in questo clima che un giudice, il presidente del Consiglio Municipale di Pubblica Sicurezza e la Tia Edith si riuniranno la prossima settimana.

Edith Moniz

fhc-bella-gentel’ex Presidente Cardoso, moglie e bella gente

Inciativas e boa gente

É triste, melancólico e quase humilhante começar uma iniciativa já sabendo como acabará: mal; ou para melhor dizer: em nada.
Tentaram e continuam tentando de todas as formas. Tentam com aquilo que chamam com seriedade de "políticas sociais", que, já medíocres no papel, revelam-se atividades caridosas em larga escala, uma espécie de iniciativa paroquial, um bingo beneficente depois do expediente. É sempre assim, passam-se uns meses e as varias equipes de trabalho montadas de pressa e sem critério algum, se desmancham sozinhas, como manteiga ao sol, ao vento, ao primeiro sopro de concreta dificuldade prática. O seu pessoal, contratado entre a ralé, se demonstra por aquilo que realmente é: ralé.
Não conseguindo o seu objetivo, tentam com a força. Basta lembrar da operação limpeza, da qual já falamos em outros artigos. Deportação em massa de miseráveis, deserdados e meninos de rua com a desculpa de revitalizar uma certa zona ou um determinado bairro do centro. Mas que na realidade serve para decretar o início da especulação imobiliária e comercial com o consentimento dos públicos poderes, podres incapazes e corruptos. As ações de força se valem de todo o aparado repressor que conhecemos bem: truculência policial, milícia privada, viaturas blindadas, jatos de água, ameaças, espancamentos. O resultado tem eficácia imediata. No espaço de uma noite o exército dos deserdados, dos miseráveis e dos meninos de rua desaparece de circulação daquela área específica. O único problema, segundo as palavras importantes do responsável da administração regional, é que "não podemos matá-los… é uma população móvel, tem pernas, uma população que caminha, que quando necessário muda de lugar".
Vamos ao que interessa. O centro da cidade tornou a se encher de miseráveis, de mendigos e meninos de rua. Bem quando a Prefeitura (na pessoa do ilustre administrador regional) é festejada e homenageada pelos "notáveis" locais, sempre tão atentos e solícitos para com os problemas sócias da nossa cidade. Para dizer a verdade, neste ponto deveria mudar a minha linguagem: no lugar do vocábulo "notáveis", deveria usar uma palavra meio démodé, meio nojentinha, mas apropriada: "patrões". Patrões, sim: os grandes banqueiros, os grandes industriais, os grandes empresários, os jovens emergentes do setor dos serviços, os publicitários, os senhores da internet, atores famosos, alguma modelo siliconada, prefeito, ex-prefeito, ex-presidente da república e senhora. Estavam todos lá. A festa era em honra da administração regional, responsável pelo "restauro" (assim dizia o mestre de cerimônia no discurso oficial) do centro.  São tão incompetentes que organizaram esta opulenta reunião com atraso. Somente alguns meses atrás, o centro era uma verdadeira jóia, mas hoje, como vamos fazer com os miseráveis, os mendigos, os meninos de rua que não respeitaram a data da reunião e reapareceram em massa naquelas ruas que pensavam definitivamente "restauradas"? É muito fácil.

O dia seguinte, como por mágica coincidência, toca o telefone:
– Pronto.
– Oi Edith, como está?
– Mais ou menos, agora estou um pouco melhor, tive uns problemas, sabe, minha mãe…
– Escuta, precisamos com urgência de você.
– Precisam de mim? Como assim, precisam de mim? Mas se quando eu trabalhava todos os dias nas ruas, não faziam outra coisa se não que me impedir e boicotar as minhas iniciativas, apesar de fazer parte de todas as comissões e sub-comissões possíveis e imagináveis de entidades públicas e privadas… chegaram até a me por o revolver na cara, para me enxotar daí, para que parasse tudo.
– Não, agora é diferente, agora me tornei presidente do Conselho Municipal de Segurança.
– Bravo! Assim em vez de deportar os meninos durante a noite, poderá fazer isso tudo durante o    dia, à luz do sol.
– Você tem sempre vontade de brincar… e depois é página virada, vamos começar do zero, começar de novo. Liguei, pois gostaria que você viesse a uma reunião importantíssima, seremos em três: eu, o juiz Fulano de Tal e você.
        – Sabe muito bem que não suporto certas palhaçadas. Sabe muito bem que em certas coisas sou exigente. E depois quem é este juiz, não o conheço. Não será amigo daquele que me disse entre os dentes que ele mataria todos os meninos de rua, que os metralharia do alto do muro da Febem, que os deportaria para o meio da Amazônia?
 – Não sei, mas vem à reunião e verá que faremos um belo trabalho. Então, vem?
 – Sim, tchau.

No outro dia a facção mafiosa que ensangüentou a cidade nestes últimos meses, seqüestrou um jornalista da Rede Globo, o canal televisivo mais importante do País. Para libertá-lo exigiu que fosse transmitido ao vivo um vídeo no qual um criminoso encapuzado, em pé, na frente de um muro com escritas em louvor a facção e de metralhadora na mão – como os cortadores de cabeça do Iraque – lia as reivindicações do grupo mafioso. Um verdadeiro delírio. Apesar das recomendações contrárias da polícia de São Paulo, mas com o aval do ministro da Justiça (é bom esclarecer que o ministro e o governador do estado são adversários políticos e que daqui a dois meses acontecerão as eleições gerais), o vídeo foi transmitido. O infeliz jornalista é libertado dois dias depois.

Os meninos de rua foram sempre considerados e tratados como um problema de segurança pública, e a gestão deste problema foi sempre colocada nas mãos da polícia, da magistratura, nas mãos dos órgãos de segurança. Exatamente como os criminosos que há quatro meses chantageiam, matam, intimidam a cidade inteira. É neste clima que um juiz, o Presidente do Conselho Municipal de Segurança Publica e a Tia Edith se reunirão, na semana que vem.

Edith Moniz