La situazione difficilissima in cui si trova Oaxaca

Ancora Roberto Tommasi dal Messico:

"Vi allego l’ultimo comunicato dell’APPO, che definisce con chiarezza la situazione difficilissima in cui si trova Oaxaca, e un articolo scritto da Gianni Proiettis, per approfondire un po’ la cosa. Ah, non fate riferimento al conto bancario che vi ho passato ieri perché è incompleto. Stiamo lavorando con los compas di Oaxaca perché ci dicano qual’é il modo migliore per appoggiarli (molti conti bancari sono stati bloccati) e come canalizzare questi contributi. Quando ci sono novitá in questo senso vi faró sapere.
Novembre 2006, 32 giorno di occupazione delle forze federali a Oaxaca."

ALLE ORGANIZZAZIONI SOCIALI
AGLI ORGANISMI DEI DIRITTI UMANI
AI POPOLI IN GENERALE

La violenza scatenata contro il popolo organizzato nell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca si sta aggravando ed estendendo alle regioni dello stato, come dimostrano i seguenti FATTI:
Attorno alle ore 22:00 di martedí 27 novembre, elementi della polizia ministeriale hanno teso un’imboscata al compagno Marcos Garca Macedas, membro del Consiglio Statale del Comitato di Difesa dei Diritti del Popolo, organizzazione aderente alla APPO, nel pieno centro del municipio di Putla de Guerrero. Lo stato di salute del compagno è delicata in quanto ha ricevuto almeno 4 colpi d’arma da fuoco provenienti da una raffica a lui diretta.

Si trova ricoverato gravemente e si teme che possano portarlo via dall’ospedale.

ANTECEDENTI:
Come parte delle proteste della APPO nelle regioni interne dello stato, fu occupato il palazzo municipale di Putla de Guerrero che tuttora si mantiene; tuttavia di fronte all’ondata repressiva di Ulises Ruiz Ortiz, con la complicitá del governo federale, sembra che per i militanti delle APPO non sia piú sufficiente il carcere ma si esige la loro eliminazione fisica.

Su richiesta del governo capeggiato da Ulises Ruiz Ortiz, e a causa della sua incapacitá a governare, dal 28 ottobre nello stato si trova un distaccamento della Polizia Federale Preventiva, cosa che ha permesso alla polizia statale e ai gruppi paramilitari, riparati dalla presenza della PFP, di godere di impunitá per commettere maggiori abusi contro la popolazione.

Tra gli abusi commessi si segnalano:
sequestri violenti, demolizione di abitazioni private, torture fisiche e psicologiche, trattamenti cruenti, spari contro attivisti e manifestanti e, recentemente, lo spostamento delle persone arrestate in carceri di massima sicurezza lontani dallo stato (Nayarit e Tamaulipas), isolando e non facendo comunicare i e le compagne con le loro famiglie, oltre al fatto che si trovano in carcere con delinquenti molto pericolosi. Nella capitale dello stato sono stati cancellati i diritti alla libera manifestazione e alla circolazione, e anche la stampa viene aggredita.

Per quanto detto sopra CHIEDIAMO CON URGENZA:
L’intervento degli organismi dei Diritti Umani affinché si arrestino il massacro e le violazioni dei diritti umani che sta soffrendo la popolazione di Oaxaca, solo per il fatto di esercitare il suo legittimo diritto ad esigere il cambio del governo che le é stato imposto e che il governo federale si ostina a sostenere. Che si continuino le manifestazioni di protesta davanti alle ambasciate e ai consolati nei diversi paesi, contro il comportamento dei corpi di polizia statale e federale, cosí come dei gruppi paramilitari e delle autoritá governative. Ai sindacati e alle organizzazioni nazionali chiediamo che facciano dichiarazioni, perché nelle azioni del prossimo 1 dicembre riprendano le domande del popolo di Oaxaca, oltre a compiere scioperi di protesta contro gli abusi di potere commessi a Oaxaca.

Riteniamo
responsabili Ulises Ortiz Ruiz, Alvaro Zenon Cholula, presidente municipale di Putla de Guerrero, e la Polizia Ministeriale dello Stato per l’attentato alla vita del compagno Marcos Garci­a Macedas, cosí come per l’integritá fisica di ciascun membro della APPO nella regione.

RISPETTO DEI DIRITTI UMANI E DELLE GARANZIE COSTITUZIONALI NEL NOSTRO STATO!

FUORI DA OAXACA ULISE RUIZ E LE FORZE FEDERALI DI OCCUPAZIONE!

SMANTELLAMENTO DEI GRUPPI PARAMILITARI! LIBERTÁ IMMEDIATA E INCONDIZIONATA DEi PRIGIONIERI POLITICI!

APPARIZIONE IN VITA DEI DESAPARECIDOS!

PUNIZIONE PER GLI ASSASSINI DEI COMPAGNI NELLA
RECENTE GIORNATA DI LOTTA!

PER I NOSTRI MORTI, PRIGIONIERI E
DESAPARECIDOS, NEMMENO UN PASSO INDIETRO!

Per la Difesa dei Diritti
del Popolo, Costruendo il Potere Popolare!
Tutto il potere al popolo!

COMITE DE DEFENSA DE LOS DERECHOS DEL PUEBLOS
ASAMBLEA POPULAR DE LOS
PUEBLOS DE OAXACA

(traduzione a cura di radio silvanetti-rovato)

MORTI E FERITI, OAXACA ESPLODE ANCORA
L’odiato governatore Ruiz ordina l’attacco ai dimostranti: tre morti, feriti, decine di arresti. Bruciata la sede del capo della protesta Sosa
(di Gianni Proiettis)

Dopo l’aggressione militare del sabato, sferrata dalla Policia federal preventiva contro i manifestanti della Appo (la Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca), il movimento di protesta che chiede la destituzione del governatore Ulises Ruiz è più vivo che mai. E mentre denuncia tre morti 165 detenuti e decine di desaparecidos e torturati, la Appo convoca le organizzazioni internazionali di diritti umani alla formazione di un cordone di pace e vigilanza che ponga un freno alle violenze della polizia. Domenica, quando non si erano ancora dissipati i lacrimogeni dalle vie del centro cittadino, Ulises Ruiz, l’odiato governatore del Pri con licenza di uccidere, è apparso nella piazza di Santo Domingo, occupata dai reparti della Pfp in assetto di guerra, alla testa di un manipolo di fedelissimi per dichiarare che «l’ordine era ormai ristabilito». E ha addirittura posato per i fotografi, sorridente e con una scopa in mano, per contribuire alla pulizia delle strade dai resti della battaglia. Curiosa concezione dell’ordine, quella del contestato governatore, visto che gli elicotteri non smettono di sorvolare la città e bande di poliziotti continuano ad effettuare arresti, spesso indiscriminati, contro presunti simpatizzanti della Appo. Qualunque osservatore imparziale può constatare che a Oaxaca, in questi giorni, regna il terrore e che suonano grottesche le dichiarazioni del ministero degli interni che condanna la violenza «da qualunque parte venga». Per non parlare delle affermazioni del portavoce del presidente Fox, che, ai suoi ultimi giorni di mandato, è stato vittima di uno svenimento proprio mentre offriva un pranzo di commiato nel suo ranch. Affermazioni che pretendono di tranquillizzare l’opinione pubblica e il mercato internazionale convincendoli che «nel paese c’è calma» e i problemi di Oaxaca, Guerrero e Michoacán sono solo «tre punti caldi nella geografia nazionale». Negli ultimi due stati, in realtà, i narcos dettano legge e solo quest’anno hanno fatto più di duemila morti in tutto il paese. Mentre, secondo i responsabili delle istituzioni, Foxilandia va a gonfie vele a pochi giorni dalla successione presidenziale del 1º dicembre, il Messico reale è in preda a una violenta convulsione sociale e sull’orlo dell’ingovernabilità. Dopo la violenta aggressione del sabato, Florentino Lopez – uno dei portavoce della Appo – in una conferenza stampa di fronte alla diocesi di Oaxaca ha annunciato che «la lotta del popolo oaxaqueño per la destituzione di Ulises Ruiz non è finita, malgrado la sanguinosa repressione». E ha chiarito la dinamica dell’attacco poliziesco del sabato, occasionato dall’accerchiamento pacifico che i manifestanti stavano dispiegando intorno al centro, occupato militarmente dalla Pfp da quasi un mese. «Gli agenti si sono appostati sui tetti delle case del centro bombardando i manifestanti con pietre, biglie di ferro e lacrimogeni. Poi hanno anche sparato con armi da fuoco sui manifestanti in fuga, provocando morti e feriti». L’opposto della maldestra versione della polizia, che sosteneva di essere stata oggetto di un’aggressione: tra i poliziotti, stando alle loro stesse dichiarazioni, ci sono stati solo quattro feriti non gravi. Gli autori degli incendi di vari edifici pubblici, fra cui alcuni uffici giudiziari e l’ex sede del parlamento statale, non sono stati ancora identificati, ma non c’è alcun dubbio su chi ha dato fuoco all’ufficio di Flavio Sosa, uno dei leader della Appo (intervistato la settimana scorsa dal manifesto), che ospita la sede dell’organizzazione Nueva Izquierda de Oaxaca.
L’arcivescovo José Luis Chavez Botello, nella sua omelia di domenica, ha affermato che «è urgente stabilire nuove e migliori relazioni dei governanti con ognuno dei settori sociali e con tutta la società», ma la sua predica sembra perdersi nel deserto, visto che fuori dalla cattedrale continuano indisturbate le razzie poliziesche, gli arresti dei cittadini e le incursioni domiciliari nelle case dei dirigenti della Appo. Ulises Ruiz, nella sua breve apparizione in pubblico, si è detto sicuro che fra gli «agitatori» ci siano molti stranieri e gente proveniente da Città del Messico che appartiene a organizzazioni politiche «sovversive». Il governatore, che ha ormai i giorni contati, nega contro ogni evidenza che vi siano stati maltrattamenti e torture ai detenuti. Se verrà destituito, come è probabile, dopo il 1º dicembre, il Pri potrà nominare un altro governatore senza bisogno di indire nuove elezioni – elezioni che avrebbe sicuramente perso.