Lettera di Lidia Menapace del 27/04/06

Pubblichiamo la lettera di Lidia Menapace apparsa sul bollettino "la non violenza è in cammino"

Carissimi e carissime,
di questa gioiosa avventura in cui mi avete imbarcato mi piace tutto, il carattere avventuroso, il gusto, i sentimenti, le idee, anche il forte valore simbolico, che nessun insuccesso comunque ormai cancella. Interloquisco dunque io pure -come quaedam de populo, una che passa per strada e sente dire questo e quello e a sua volta parla.

Mi piace la forma che ha questa campagna, che non si potrebbe rappresentare né con la piramide di tutte le architetture del potere, né con il quadrato delle strutture militari, ma come il crocchio al mercato, la cerchia al tavolo di casa o del bar, le allusioni sui bus, insomma con tutte le forme del parlare vero, anche occasionale, anche leggero e che non mira a fare monumenta aere perennia, e non per caso più solidi situ pyramidum (scusate queste cadute nel latino, ma le persone della mia eta’ hanno la citazione latina altrettanto facile che quella inglese i giovani e le giovani).

Pensando tra me e me che cosa mi sarebbe piaciuto chiedere a un o una presidente della Repubblica anni o mesi addietro, mi sono sempre detta (qualche volta l’ho anche scritto) che mi sarebbe piaciuto ottenere subito l’abrogazione delle sfilate militari il 2 giugno: la festa della Repubblica non è la festa delle Forze armate, che ha già una sua data – il 4 novembre -: per essere tanto vicina al 2 di novembre si potrebbe mantenere come ricordo doloroso e memoria deprecante di tutti e tutte quelle che per causa di guerra e azioni militari sono morti, i militari stessi ovviamente. Invece la festa della Repubblica bisognerebbe che fosse una cosa come il 14 luglio in Francia, quando si balla tutta la notte per le strade, si gioisce perché ad aver dato il via alla grande rivoluzione francese fu la presa della Bastiglia e la liberazione dei carcerati, un bel simbolo di libertà. A questi fini manterrei per la presidenza della Repubblica in uso i giardini del Quirinale, da aggiungere a tutti i giardini e strade e piazze in Italia, da servire – quelli del Quirinale – anche per ricevimento di ospiti stranieri, concerti, rappresentazioni, mostre ecc.

Condivido molto invece l’idea di Pontara che la sede del o della presidente della Repubblica dovrebbe essere meno costosa, meno pomposa, più simile a una abitazione e a uno studio; più accessibile anche. Come si fa ad abitare al Quirinale? Tra l’altro sempre dovendo rammentare di essere una specie di inquilino moroso o di squatter, ogni volta che viene il papa in visita, poiché il Quirinale era la reggia del papa re e tale resta nell’idea assolutistica e separata del potere politico.

Insomma di cose da proporre a chiunque diventerà presidente comunque ne abbiamo, se si pensa di non smettere questa forma di proposta politica che viaggia sull’antico sentimento dell’amicizia e sui mezzi di comunicazione veloce del nostro tempo.

Vi abbraccio, Lidia