No alla guerra e no alle menzogne

di Fernando Rossi

Nel programma dell’Unione non c’è scritto nessun impegno a continuare la guerra in Afghanistan.

Tuttavia, ogni giorno, qualcuno attacca i parlamentari contro la guerra sostenendo che non c’è scritto nemmeno il contrario e quindi si può continuare a farla.

Nel programma dell’Unione c’è invece scritto, a pag. 98 (ultimi due capoversi) che il nuovo governo, nell’applicazione rigorosa dell’art.11 della Costituzione parteciperà solo a: missioni di sicurezza collettiva come previsto dall’art. VII della Carta delle Nazioni Unite; distinguendo le funzioni di polizia internazionale dalla guerra; (missioni, ndr) "di natura tale da garantire la terzietà rispetto al paese (in cui si entra, ndr) e agli interessi in campo; la congruità dei mezzi rispetto ai fini perseguiti".

A pag. 99, il primo capoverso recita: "Crediamo che il Parlamento debba autorizzare le spese relative ad un’eventuale partecipazione dell’Italia con votazione separata per ogni singola missione".

A pag. 109, primo capoverso: "Noi pensiamo, per l’oggi e per il domani, che non sia possibile un impegno delle Forze Armate italiane fuori dai confini nazionali senza mandato diretto e preciso delle Nazioni Unite e della Unione Europea".

L’ultimo capoverso di pag. 109 recita: "L’Unione si impegna, nell’ambito della cooperazione europea, a sostenere una politica che consenta la riduzione delle spese per armamenti".

Il Decreto che ci è stato sottoposto non rispetta nessuna di tali condizioni.

La missione Isaf non è più, se mai lo è realmente stata, una "missione multilaterale Onu di pace" ma si è fusa con "Enduring Freedom" (missione unilaterale di guerra decisa e voluta dalle gerarchie militari e dal presidente degli Stati Uniti) .

Nell’agosto 2003 la missione Isaf si trasforma da missione Onu a missione a comando Nato: alleanza militare formalmente in guerra a fianco degli Usa, in virtù di un improprio richiamo all’art.5 del Trattato dell’Alleanza del Nord Atlantico.

Come ha spiegato il generale Fabio Mini (ex comandante della missione Kfor in Kosovo) le forze Isaf, nel 2005 e nel 2006, si sono trovate impegnate a fianco, ed al posto delle forze Usa, in operazioni di "bonifica", ovvero nella guerra ai talebani.

Nei primi sei mesi del 2006, la "missione di pace" ha prodotto 2500 morti afgani e 84 militari Nato e Usa, ed è a tutti noto che, per coprire il fallimento militare (e morale) della loro guerra, hanno già deciso una escalation (aumentarne l’ampiezza e la potenza distruttiva).

Chi era contrario alla guerra all’Afghanistan fatta dal governo Berlusconi, perchè dovrebbe sostenerla se la stessa guerra viene proposta dal governo dell’Unione, che ora non può nemmeno avvalersi delle vecchie bugie sul presunto ruolo umanitario? Noi "disobbedienti contro la guerra", secondo chi parla a nome del futuro partito democratico (Ds, Margherita, Idv e Rosa nel pugno) dovremmo dimetterci perchè avremmo tradito il mandato elettorale.

Suggerirei di dare un’occhiata al sondaggio del "Corriere della sera" (subito occultato) dove è emerso che un’ampia maggioranza di italiani è contro la nostra partecipazione alla guerra afgana.

Chi onora il proprio dovere di rappresentante del popolo non dovrebbe essere aggredito da "ragionatori" che si richiamano ad un programma elettorale che forse non hanno nemmeno letto o ad una disciplina di partito che è il contrario della democrazia parlamentare (sono decisamente contrario ad un parlamento "bulgaro", fatto da 13 segretari nazionali di partito o da centinaia di loro cloni).

Nessuno nega al governo di avanzare proposte non contemplate nel programma, ma in tal caso un confronto ed un coinvolgimento di partiti e parlamentari della maggioranza è un percorso democratico obbligatorio.

Quindi i guardiani del nulla si mettano tranquilli: non esistono teste calde e teste fredde, esistono idee diverse sulla inderogabile necessità di non deludere gli Stati Uniti. Tali diverse idee andrebbero sempre e comunque messe a confronto. Se c’è chi pensa che un pre-accordo "democratico" possa imporre al parlamento una guerra (ma anche una legge finanziaria) dovrà ricredersi, almeno al Senato.

Il resto delle polemiche è solo propaganda per salvarsi l’anima, poichè: – "Voi volete far cadere Prodi", è una inutile intimidazione poichè non è vero è perchè anche i più creduloni giovedì sera vedranno che la montagna non avrà nemmeno partorito il topolino; – "Sarete voi a favorire l’allargamento al centro dell’Unione e delle sue scelte sociali" è un argomento fasullo. Basti vedere le numerose aperture pre-Decreto guerra o la campagna promossa da alcuni grandi giornali nazionali (che è cominciata il giorno dopo il voto, avendo a modello la Grosse Koalition tedesca) per rendersene conto.

24/7/2006
[Dalla mailing list "Pace" di Peacelink (www.peacelink.it) riprendiamo il seguente intervento di Fernando Rossi (per contatti: rossi_f@posta.senato.it). Fernando Rossi, senatore del Partito dei comunisti italiani, è uno dei parlamentari impegnati contro la guerra e in difesa della Costituzione della Repubblica Italiana (nostra fonte ‘la nonviolenza è in cammino’ numero 1367)]