Note sul Venezuela

Carissimi
Approfitto di questi giorni di calma (per me) mentre fuori impazza il samba, sudore, birra e follie, per scrivere ed elaborare quello che ancora mi porto dentro riguardo la mia permanenza in Venezuela. E’ una necessità, poter rielaborare una quantità di materiale, appunti, impressioni di questi 20 giorni passati in Venezuela. E’ stato poco il tempo, per poter conoscere un paese e la sua situazione, ma voglio condividere quello che ho capito e visto. Quando viaggio accumulo dentro di me molte parole sentite, persone incontrate e anche materiale scritto, oltre al mio quaderno sempre pieno di note più o meno elaborate, suggestioni e impressioni. Poi ho bisogno di fermare la vita, nascondermi, per elaborare, fare ordine dentro me stesso, trasformare quello che ho sentito in pensieri che riesco a digerire, interrogarmi, approfondire. Far diventare quel materiale grezzo e confuso un alimento per la mia mente, le parole uscite dalla bocca degli altri interpretarle e dare un volto semplice e chiaro che la mia mente possa digerire con la speranza che sia utile anche a voi.  

Entrare in un nuovo paese.  
Quando viaggio in un paese che non conosco la prima cosa che faccio è comprarmi una guida e una cartina. Normalmente, come nel caso del Venezuela, conosco poco di questi paesi latino-americani e la mia prima preoccupazione è appropriarmi della storia e della geografia. So che le prime chiavi interpretative di un paese stanno nella sua storia e nella sua geografia. Non posso decifrare quello che vedo, i volti delle persone, i comportamenti, senza aver recuperato i tratti salienti di quel popolo. Nella maggioranza dei casi qui in America Latina sono cose nuove, perché non si studiano nella nostra Europa. E’ un’altra storia. Quando incontro le persone, noto che avviene anche un’altra cosa, tacitamente loro mi chiedono di conoscere quello che è successo prima. Come se dicessero: se vuoi conoscermi, prima di tutto  appropriati della mia storia.
La storia dei paesi latino-americani anche se è breve (a partire dal 1500) è ricca di persone, fatti, guerre, stermini, e brilla per l’assenza di una storia non raccontata: quella dei perdenti, che sono la maggioranza. Quindi bisogna cercare oltre la demagogia dei vincitori e dei suoi eroi, i fatti e i personaggi eliminati con la sconfitta. Questo lo percepisco come importante, ma ci vuole tempo perché questa dimensione della storia possa emergere e ogni tanto questi pezzi di naufragio ritornano a galla nella misura in cui si approfondisce la storia di un popolo. La storia dell’America Latina comincia farsi notare per la “resistenza”, cioè la capacità, specialmente degli indios, di sopravvivere dentro un mondo che culturalmente non è il loro e che ha fatto di tutto per annientarlo. L’America Latina è singolare per capacità sincretica, cioè la capacità di far coesistere e mettere insieme elementi religiosi e culturali  differenti. Una capacità di fondere, creare spazi, mantenere in vita sotto altra forma una anima diversa da quella imposta dai conquistatori. L’America Latina spicca per la marginalità storica e culturale a cui è stata relegata e nello stesso tempo attraverso le trasformazioni che stanno avvenendo vuole diventare un protagonista diverso della storia mondiale. E’ iniziato il tempo del riscatto pur dentro mille contraddizioni, di cui tutta la storia è piena.
 
 
Il Venezuela
Il paese è grande tre volte l’Italia (916mila km2) con 24 milioni di abitanti. E’ diviso in 24 Stati. La capitale è Caracas. Moneta: il bolivar ( al plurale si dice: bolivares) Si parla lo spagnolo (castigliano per l’esattezza come in tutti i paesi dell’America Latina e centrale, eccetto il Brasile).  Ci sono 27 gruppi indigeni con le loro lingue. La religione più diffusa è quella cattolica, ma ho visto la diffusione anche delle religioni pentecostali di origine nordamericana. Geograficamente è un paese con regioni molto differenti. C’è una zona amazzonica molto estesa che confina con il Brasile, dove si trova la cascata più alta al mondo Salto Angel. Il delta del fiume Orinoco dove si trovano  molti pozzi di petrolio. La zona andina, nella parte verso la Colombia, con la montagna più alta che è il Pico Bolivar (5.007 metri) alla cui cima si arriva con la teleferica più alta al mondo (percorre 4mila metri a partire dalla città vicino a Merida). Poi la zona che viene chiamata Llanos, che è un inseme di pianure e altipiani con una flora chiamata savana. La zona della grande baia di Maracaibo e poi le 311 isole caraibiche  (di una bellezza inaudita e acqua trasparente) lungo i 4mila km di costa.
Per quanto riguarda il colore della pelle, cosa che noto da quando vivo in Brasile, devo dire che i tratti europei, indigeni e dei neri africani sono molto mescolati e non contrastano molto come accade in Brasile.
Riguardo il turismo questo è un paese che sta crescendo, c’è molto da vedere e ancora non è stato valorizzato. In tutti i posti che sono stato ho incontrato italiani che da vari anni si sono inseriti nello stile classico italiano: pizzerie, gelaterie, alberghi.
Per quanto riguarda la storia controversa di questo paese alla fine del testo vi allego un breve excursus sintetico.

Un paese diviso
La prima impressione quando si inizia ad interrogarsi sulla situazione sociale e politica del Venezuela è la percezione di un paese diviso tra oppositori e sostenitori del presidente Chaves e del suo progetto. La persone di classe ricca e benestante e il ceto medio imprenditoriale si trova in una posizione di opposizione a Chavez, mentre la classe intellettuale e il popolo ne sostiene il progetto. I giornali sono tutti contro. La televisione pubblica fa l’elogio del presidente e trasmette in diretta tutte le iniziative, almeno per due ore al giorno. La TV privata e i giornali -che appartengono alla classe che ha governato fino a pochi anni fa- critica continuamente le iniziative del presidente. Le persone che incontro per la strada allo stesso modo rappresentano questi due schieramenti. Chi aveva una  attività in proprio dice che adesso si vive peggio. Dice che Chavez fa una politica contro di loro, che incentiva l’occupazione di case non affittate, che la violenza non è diminuita, anzi è aumentata e ha attinto anche le aree bene che vivevano una certa tranquillità. I toni sono sempre molto aspri, da tutti e due i lati. Questo mi fa intuire che il processo di cambiamento in Venezuela si vive in toni drammatici. La voce di Chavez risuona forte come le critiche dell’opposizione, tra esaltatori di Chavez e chi lo definisce un ingannatore, dittatore.

Chavez e il cambiamento.
Guardando la storia del Venezuela, ho intuito che Chavez è stato l’unico a dare una svolta. Lui ha creato una nuova forza politica fuori dai partiti, ha avuto il consenso popolare ai suoi progetti di nazionalizzazione del petrolio, della scuola per tutti, della crescita del paese dalla povertà, della giustizia sociale, di eliminare la corruzione e la gestione del potere secolare da parte di una oligarchia coloniale. La gente povera vede in lui un nuovo liberatore e nei suoi discorsi si compara ai liberatori e rivoluzionari che hanno fatto la storia dell’America Latina (Bolivar, Zapata, Che..). Per me che odio la retorica e le idolatrie, che non riesco a digerire parole demagogiche e ormai sono oltre le ideologie, la figura di Chavez diventa problematica. Ma ho fatto uno sforzo per ascoltarlo e il suo discorso è molto affascinante. Le sue parole fanno forza sul popolo, sul desiderio di uscire dalla povertà, sul sentimento di giustizia sociale dopo 4 secoli di esclusione, sull’anti imperialismo, sull’uso delle risorse (petrolio) per il popolo, sull’indipendenza e il nazionalismo. L’idea di un nuovo socialismo, differente dalla realizzazione storica dei paesi comunisti e anche il suo continuo riferimento a Cuba, la propaganda dei risultati ottenuti fanno una grande presa sulle persone. Il problema di fondo è il desiderio di cambiamento delle persone, che i governanti fino a Chavez non hanno voluto mettere in atto. Ora ha preso il volto di questo uomo. Il progetto è rifondare una nuova nazione, socialista, sovrana, che sia di riferimento per l’America Latina. Rimanere al potere fino al 2022 è il progetto di Chavez.

Petrolio: ricchezza o povertà?
Il Venezuela è uno dei più grandi produttori di petrolio e in questi ultimi 100 anni è stata la fonte di reddito principale. Il paese è ricco, ma la gente è povera. Parlando con le persone mi dicevano che il paese è ricco di soldi, ma le gente è povera e questo perché la ricchezza non viene divisa. Si tratterebbe quindi di fare una giustizia distributiva e tutti potrebbero vivere di petrolio senza lavorare. La prima cosa che ha fatto Chavez è stato nazionalizzare il petrolio, strappandolo alle mani di una oligarchia venezuelana e usare questa immensa fonte di reddito per investire in programmi sociali (alfabetizzazione, università, salute,..). Il Venezuela a differenza di tutti gli altri paesi dell’America Latina può investire molto nell’aerea sociale a partire da queste risorse. Ma se guardiamo bene il petrolio è stata la disgrazia del Venezuela perché ha perpetuato la mentalità coloniale che è quella di vivere dello sfruttamento delle risorse naturali, impedendo la crescita di un’economia di produzione, caratteristica di tutti i paesi sviluppati. Il Venezuela è ricco, l’economia è sottosviluppata. Chi ha governato il paese in questi ultimi 100 anni con tempi lunghi di dittatura ha gestito il potere per mantenere i privilegi, che solo con Chavez sono cambiati. I più critici dicono che ha cambiato solo di mano, la visione è la stessa. Comunque Chavez sta tentando di impiantare un nuovo tipo di economia incentivando la creazione di cooperative e di programmi specialmente per l’agricoltura e l’industria.      

Rifondare uno Stato
Chavez ha in mente uno stato socialista e Cuba è un forte riferimento. Per rifondare lo Stato ha fatto piazza pulita della vecchia classe che governava, ha accentuato i poteri, tutto passa attraverso di lui e i suoi fedelissimi. Ha estinto le camere e ha creato un’assemblea dove ha la maggioranza. E’ presente in tutti i discorsi, in tutte le iniziative, è riferimento costante sulla bocca dei suoi adepti. Mi pare di capire che sotto c’è un’idea dove lo Stato è onnipresente e non tollera concorrenti che non lavorino con lui. Esempio chiaro è il rapporto difficile con la Chiesa. I vescovi dapprima apertamente contrari a lui, adesso tentano una riconciliazione. Ma lo spazio con Chavez è minore, perché lui porta avanti un’ideologia totalizzante e laica. La Chiesa vive meglio con le dittature di destra.
Sappiamo però che uno Stato non si rifonda dall’alto, la trasformazione delle coscienze avviene per altre strade. Di fatto la corruzione e la povertà con Chavez non sono diminuite. La corruzione -che è un modo di gestire il potere- è molto presente anche nei governanti dichiarati Chavisti. La politica del governo ha dato molto spazio all’università per tutti e quindi all’indottrinamento dei giovani. Per alcuni versi pare di essere in epoca fascista dove si indicono grandi cortei, tutti con la maglietta e i colori del partito, slogan e manifestazioni in forma sempre più massiccia, anche per dire all’opposizione che sono più numerosi. Certamente l’educazione è uno degli elementi chiave del cambiamento, ma il rischio della ideologizzazione è forte. Nella settimana del forum Chavez ogni sera ha inaugurato una nuova banca, perché erano state tutte privatizzate e anche i soldi dello Stato andavano in una banca privata. Banca Nazionale, Fondo per l’Agricoltura, Fondo per il microcredito, ecc.. e tutto con soldi provenienti dal petrolio.
Per vedere il reale cambiamento c’è bisogno di tempo e i critici dicono che Chavez e i suoi amici si stanno arricchendo e  le aziende date in mano agli operai non producono. Il popolo venezuelano è vissuto per 5 secoli con una mentalità coloniale, cambiare in profondità e diventare un paese sviluppato richiede  tempo.

Tre giorni con il popolo
Ho vissuto per tre giorni in uno dei posti più belli del Venezuela, la città di Chichiriviche (si pronuncia: Cicirivice) nel parco nazionale di Morrocoy ospite di una cooperativa turistica la cui responsabile è Chavista. Ho percepito come queste persone vedono in Chavez la possibilità reale del cambiamento. Vivono fortemente gli ideali socialisti, ma devono lottare contro la mentalità dei gestori del potere che anche se sono passati con il partito di Chavez di fatto continuano ad arricchirsi e conservare il potere. Inoltre mettere dentro alle persone una mentalità socialista è difficile visto che devono lottare contro la mentalità delle persone abituate all’inerzia e alla sopravvivenza. Chavez sembra la risposta per tutto, ma le persone impegnate sanno che non ci sarà cambiamento se la mentalità del popolo non cambia.

 
Mauro Furlan- Rio de Janeiro 27 febbraio 06