OAXACA: FINE DELLA TOLLERANZA

Scrive Roberto Tommasi dal Messico:

La situazione a Oaxaca è precipitata. Sabato la PFP (Policia Federal Preventiva) ha attacato la manifestazione pacifica dell’APPO ed è cominciata la peggiore repressione che si ricordi in Messico almeno dal 1971.

La situazione a Oaxaca è precipitata. Sabato la PFP (Policia Federal
Preventiva) ha attacato la manifestazione pacifica dell’APPO ed è cominciata la peggiore repressione che si ricordi in Messico almeno dal 1971. Il saldo è spaventoso: più di 200 detenuti, più di 100 desaparecidos, 5 morti per colpi di arma da fuoco, impossibile calcolare i feriti e le perosne intossicate dai gas, si parla di fosse comuni, rastyrelamente notturni e diurni contro qualsiasi persona che possa sembrare simpatizzante del movimento popolare, il trattamento delle persone arrestate è allucinante,
tortura, incomunicabilità, nessun rispetto per i diritti umani. Moltissimi
arrestati dell’APPO durante gli scontri di sabato con la Polizia Federale
Preventiva sono trasferiti della prigione di Miahuatlán, Oaxaca, al Cereso
di San José del Rincón, Nayarit. Altri attivisti saranno portati al Centro
Federale di Massima Sicurezza di Matamoros, Tamaulipas. Dispersi per tutto il paese. I familiari dei detenuti hanno denunciato che non hanno permesso loro di parlare e che erano ammanettati.
La tensione ad Oaxaca è aumentata questo lunedì per le dichiarazioni
ufficiali della Polizia Federale Preventiva (PFP) che la tolleranza è finita
e annunciando l’adempimento dei mandati di cattura contro simpatizzanti e dirigenti dell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO), perquisendo almeno una ventina di immobili dove si presume che siano nascosti attivisti dell’organizzazione.
Vi allego un articolo molto interessante sulla situazione attuale e l’e-mail che ci ha mandato un compa di Oaxaca chiedendo aiuto.
Lascia un numero di conto corrente per chi volesse appoggiare le spese per i prigionieri, e per continuare le ricerche dei desaparecidos.
Si teme che Felipe Calderon, che si insedierà con le mani sporche di sangue il prossimo venerdi, sarà un nuovo Pinochet. Le premesse ci sono tutte.
Per qualsiasi informazione scrivetemi pure, noi possiamo fare da ponte per qualsiasi cosa, messaggi di solidarietà, contributi finanziari, appoggio logistico.

OAXACA: FINE DELLA TOLLERANZA –
"E’ caccia alle streghe"
(di Luis Hernandez Navarro)

Oaxaca 2006 come Sonora 1902. All’inizio del secolo XX il governo di
Porfirio Díaz affrontò l’ennesima ribellione degli yaquis deportando gli
indios arrestati in Yucatan, Jalisco, Tlaxcala e Veracruz. All’inizio del
secolo XXI, l’amministrazione di Vicente Fox risponde all’insurrezione
oaxaqueña inviando i 141 arrestati nella prigione di San José del Rincón, in Nayarit.

Vicente Fox conclude il suo sessennio con le mani grondanti di sangue. "La tolleranza è finita" a Oaxaca, dice il generale Ardelio Vargas, capo di
Stato Maggiore della Polizia Federale Preventiva (PFP), uno degli eroi,
insieme all’ammiraglio Wilfrido Robledo, della repressione di Atenco. I suoi cani sono per strada. Lanciano lacrimogeni, picchiano con brutale violenza, fermano senza mandati di cattura, invadono abitazioni senza autorizzazione, distruggono proprietà, occupano ospedali e cliniche, impediscono il libero transito delle persone, offendono sessualmente le donne.

Per le strade i giovani sono fermati indiscriminatamente per il solo crimine di essere giovani. Gli arrestati sono maltrattati, torturati e rinchiusi con i detenuti comuni. Non si permette che i loro difensori e familiari li visitino. E, come nel porfiriato, sono deportati.

Ma gli abusi contro la popolazione civile da parte della PFP non si limitano a quelli compiuti direttamente dai suoi agenti. Essi agiscono a copertura dei sicari al servizio di Ulises Ruiz. Questi pistoleri e poliziotti in borghese percorrono la città di Oaxaca su veicoli dai quali sparano e
sequestrano membri della APPO. Sono i convogli della morte. La maggioranza dei 20 omicidi perpetrati contro attivisti sono di loro responsabilità.

Perché questa repressione contro il movimento popolare di Oaxaca? Perché ora? Che cosa è successo perché si esaurisse la "tolleranza" delle autorità federali? Essenzialmente per una ragione: a meno di una settimana dall’insediamento a capo dell’Esecutivo, nel pieno di una grave crisi di legittimità, Felipe Calderón ha chiesto a Vicente Fox, visto che non aveva risolto il conflitto, che lo lasciasse in condizioni di debolezza tali da garantirgli una futura negoziazione in condizioni favorevoli. Con detenuti e perseguitati, suppone, l’accordo con gli insubordinati sarà più facile e a buon mercato. Ha chiesto ed ottenuto che fosse l’amministrazione uscente, e non quella entrante, a pagare il prezzo ed il discredito della repressione.Insomma: che gli sgombrasse la strada. Quindi, con un’azione di distrazione, è riuscito a scoraggiare la presenza massiccia di un contingente oaxaqueño nelle prossime giornate del primo di dicembre per impedire il suo insediamento.

La presenza massiccia della PFP a Oaxaca dallo scorso 29 di ottobre, non ha impedito che le proteste contro Ulises Ruiz si mantenessero vive
nell’entità. Non ha disarticolato l’organizzazione popolare né frenato la
rivolta. Al contrario, la APPO ha svolto con successo il suo congresso e
riaffermato la sua unità interna.

Tuttavia, nonostante scontri come quello del 2 novembre, il conflitto era
relativamente contenuto. Non si era ristabilita l’ingovernabilità né la
normalità nella vita quotidiana nello stato, ma esistevano ponti di
comunicazione informali tra il governo federale e la direzione della APPO.
Era, dunque, un conflitto relativamente gestito. Questo status risultava,
tuttavia, sconveniente per il governo entrante, ed ha decise di romperlo.

Il movimento popolare ha realizzato qualche azione che ha rotto questo
equilibrio? No, proprio no. La manifestazione di sabato scorso è stata
assolutamente pacifica. È stata, evidentemente, una dimostrazione di forza, ma si è trattato di un’azione non violenta. La decisione di attaccare è venuta, come è stato ampiamente dimostrato, dalla PFP. Sono stati elementi di questo corpo a lanciare biglie con le fionde contro i manifestanti e poi lacrimogeni e proiettili. Sono stati loro a cominciare l’aggressione.

I comandi della PFP hanno perso il controllo sulla loro truppa? Molto
probabilmente è cominciata così, all’inizio. Ma, più avanti, l’ordine è
stato quello di attaccare. E l’hanno fatto con accanimento e con rancore.
Sono andati a massacrare i manifestanti, a prendersi una vendetta. La
repressione è stata selvaggia: tre morti, più di cento i feriti, 221
fermati.

E con loro, protetti da loro, hanno agito i sicari ed i poliziotti in
borghese al servizio di Ulises Ruiz. Hanno sparato e sequestrato cittadini
indifesi. Hanno aggredito le persone che alla stazione degli autobus ADO aspettavano il bus. Si sono dedicati a fare quello che hanno fatto durante gli ultimi mesi: seminare terrore.

Simultaneamente, Radio Ciudadana, conosciuta popolarmente come "Radio Patito", la stazione pirata dei seguaci del governo statale, incitava ad incendiare le case di alcuni noti dirigenti del movimento popolare. Non era uno scherzo. Domenica 26 novembre gli uffici di Flavio Sosa, uno dei più conosciuti portavoce della APPO, sono stati dati alle fiamme. Ovviamente, né la PFP né la polizia statale l’hanno impedito.

"Si sta normalizzando la situazione", ha detto Ulises Ruiz in un altro dei
suoi involontari scherzi. "Non ci sarà perdono", ha detto. Come candidato a governatore dello stato, Ulises si era presentato come "uomo di unità". Oggi sappiamo che allora gli mancavano tre lettere: Ruiz è il politico della "impunità".

La violenta repressione a Oaxaca è la spilla d’oro con la quale Vicente Fox chiude il suo sessennio, ma è anche il biglietto da visita di Felipe
Calderón. Senza ammetterlo, hanno decretato nei fatti uno Stato d’assedio. Nello stato, le garanzie individuali sono sparite.

Tuttavia, il provvedimento non risolverà niente. Chi l’ha adottata dimentica due piccoli dettagli. In primo luogo, l’enorme capacità di resistenza del popolo oaxaqueño. Secondo, che quello che realmente hanno fatto reprimendo in questo modo, è stato diffondere il rancore, l’indignazione ed il desiderio di vendetta in molti più punti della geografia nazionale. La tolleranza, ben inteso, si è esaurita anche dall’altra parte.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)