Sensazioni

Cochabamba, 13 ottobre 2006

Carissimi amici,

sono qui da poco più di una settimana e sto cercando di scrollarmi di dosso una sensazione, che avverto a fior di pelle, di incombente pericolo.

Ho trovato il Paese, dopo 10 mesi di lontananza, e l’elezione del nuovo Presidente Evo Morales, più diviso che mai fra indios (o popolo originario, come ora viene definito), meticci e bianchi, fra regioni dell’oriente e quelle dell’occidente, fra cocaleros che vivono nei territori tradizionalmente destinati alla coltivazione della coca, e quindi non soggetti allo sradicamento forzato degli arbusti, e quelli che invece si vedono estirpare campi interi di coca, fra minatori tradizionali e quelli delle cooperative, fra addetti ai trasporti con il possesso regolare delle auto e quelli che si sono procurati l’auto di contrabbando, fra professori delle città e quelli del "campo".

Un paese rancoroso che sta scatenando scioperi, blocchi di strade, sparatorie con morti e feriti, manifestazioni di corporazioni e contromanifestazioni di altre.

Ho un bel dirmi che in nove anni ne ho viste e vissute tante, in questo Paese, disastri naturali, paralisi totali di tutte le attività per mesi, quando non si riusciva nemmeno a trovare di che mangiare, scontri a fuoco nelle varie guerre dell’acqua, del gas, della coca, fino alla rimozione a furor di popolo di un Presidente della Repubblica, e che sempre il Paese, pur dolorante e pesto, ha saputo uscirne senza danni irreparabili.

Ma questa volta è diverso.

Non è più la sola Bolivia che si gioca in casa i suoi innumerevoli problemi, e che in casa cerca di risolverli.

Vi sono ingerenze, palesi e occulte, che minano la sovranità nazionale e acuiscono lo scontro fra Governo e opposizione a tal punto da farli arrivare a manifestazioni di intolleranza anche fisica.

La stampa, la radio, la televisione, che nel bene e nel male sono la manifestazione più concreta dell’opinione pubblica, riportano quotidianamente le notizie allarmistiche di una imminente guerra civile o di un incombente colpo di stato.

L’atmosfera è pesante, il futuro incerto.

E noi, con il nostro progetto, navighiamo a vista.

Con l’abolizione della vigente legge sull’istruzione e la regolamentazione della materia a suon di decreti ministeriali, non abbiamo più ambiti legislativi certi nei quali muoverci e programmare.

Dicevo prima di partire ad alcuni amici: se deve succedere qualcosa di grave in Bolivia, voglio essere là.

Spero però che non succeda nulla e che ancora una volta, tirando un profondo sospiro di sollievo, possiamo alla fine dire: e anche questa è passata!

Un abbraccio.

Anna Maria