Statistiche

La morte di un uomo è una tragedia,
la morte di miloni di uomini è una statistica
(Joseph Stalin).

La mente assassina e cinica del tiranno ci ha visto chiaro. Come si fa a discordare?
La comunicazione ufficiale è senza precedenti. Per la prima volta negli ultimi trent’anni il governo annuncia ufficialmente una drastica diminuzione degli omicidi nella città di São Paulo, la nostra città. Lo so che chi legge, se non è proprio uno specialista, trova il compito di analizzare elenchi e tabelle, grafici e numeri, noioso assai. Ma stavolta le statistiche parlano chiaro e davanti alle statistiche non possiamo dire niente, anzi, come fa Stalin, possiamo solo prenderne atto. Mi limito a scriverne un paio soltanto che traggo dal sito ufficiale e da tutti i giornali. Prima però voglio riportare testualmente il titolo della rivista "Veja", la più diffusa a livello nazionale: "il numero degli omicidi in città è diminutio del 52% in cinque anni". Veniamo ai dati: nel 2000, si sono contati 5327, cinquemila trecento ventisette omicidi. In città. In un anno, 365 giorni. Nel 2005 invece il numero complessivo di omicidi è stato di 2576, duemila cinquecento settantasei. In città. In un anno, 365 giorni. Nei primi sei mesi di quest’anno, di omicidi ne sono stati quantificati 1134, mille cento trentaquatro. In città. In sei mesi. Davanti a questi dati non si può che festeggiare. Evviva evviva, orsù, comicino le celebrazioni. Il Segretario di Pubblica Sicurezza, dopo le inutile polemiche successive agli attacchi criminali di qualche mese fa che misero in ginocchio l’intera popolazione, ringalluzzito canta vittoria a destra e sinistra: solo mille cento trentaquattro morti in sei mesi, un vero record inedito. In città. Roba da guiness. Comunica alla popolazione attonita che la polizia è presente a tutta forza per le strade e che finalmente si può tornare a vivere tranquilli. Meno male.
Ma ciò che ho scritto fino a qui non ha niente a che vedere con quello che voglio raccontare. O forse si. È una storia che potrebbe rientrare in qualunque statistica, quella degli incidenti stradali ad esempio. Oppure quella dei pedoni investiti. O quell’altra ancora dei bambini ricoverati in seguito a droga e incidenti stradali. Non lo so. Bisognerebbe chiederlo al Segretario di Pubblica Sicurezza, o a quello della Sanità, o a quell’altro ancora che si occupa dei minorenni.
La zona nord e la zona sud sono collegate da una enorme autostrada, una Avenida, a dieci corsie, cinque da una parte e cinque dall’altra. Un traffico indescrivibile ventiquattro ore al giorno. All’avvicinarsi al centro l’Avenida diventa tunnel. Grande parte del centro è riservata al traffico spicciolo. All’entrata delle gallerie si trovano sbocchi laterali per chi voglia deviare in strade locali. In questo scenario da Blade Runner non c’è posto per i pedoni. Chi per caso si avventuri a piedi in quei paraggi o è pazzo, o ubriaco, o è un menino de rua. Si dice che quando le cose ti capitano è perché in qualche modo le si è andati a cerchare. In quel momento pensavo ad altro, pensavo a tutt’altro, lo giuro. Ma mi devo fermare, non posso andare avanti, dentro di me una vocina malefica cerca di suggerirmelo, vai vai, non fermarti, lo sai che andrà a finir male, non guardare, prosegui. Mi fermo. Accendo il lampeggiante in segnale di allerta per chi invece ascolta la vocina e non si ferma. Raccolgo il ragazzo sdraiato a metà sul marciapiede, l’altra metà fuori, a penzoloni sulla strada, l’Avenida. Il piede è gonfio e dolorante, racconta che è stato urtato da una macchina che usciva dal parcheggio. Non riesce a parlare, dorme o sviene, non lo so. Está nas últimas, come si dice, è agli sgocioli. Niente di serio, è l’effetto della colla, dei solventi, del crack. Al pronto soccorso la radiografia è chiara: frattura. Immobilizzano il piede e ricoverano João. Lo accompagno in reparto. Passerà la notte sulla barella, flebo, piede in alto. Forse bisogna operare. L’ultima parole spetta al primario che verrà domani. João si rifà, parla, mangia. Tio, não quero operar, Zio, non mi voglio operare, dichiara. Cambio argomento, cerco di distrarlo, raccontiamo barzellette. Si rilassa, Tio, vem amanhã, vieni domani, chiede con un filo di voce mentre si addormenta. Non sono riusciti a fargli il bagno. È sporco come solo un menino de rua è capace di esserlo. Intontinto dal dolore e dalla droga, a peso morto e con un piede ridotto in quel modo, l’infermiera del pronto soccorso non ha nemmeno provato a lavarlo, ha solo disinfettato le escoriaizioni sul braccio. Il bagno lo farà domattina, prima di entrare in sala operatoria. Ciao João, ci vediamo domani. Gli do un bacio in fronte e vado. Prima di uscire parlo con l’assistente sociale, mi presento, spiego il caso. Esco che so già come andrà a finire. C’era scritto sulla sua faccia. Glielo ho letto per filo e per segno. L’ingenua tendenza a fidarsi delle istituzioni in quanto tali solamente per il fatto di esserlo, senza pensare che codeste istituzoni sono composte da persone, questa ingenua tendenza, mi porta ad allontanarmi tranquillo e riprendere le mie attività pomeridiane. L’indomani mattina di buon’ora eccomi in ospedale. João è scappato, mi dice la guardia sorridendo. Così pure l’assistente sociale del turno mattutino. João è scappato, d’altronde come fai a tenere fermo uno così, mi domanda l’infermiera tra il rassegnato e il sarcastico, non si può certo legarlo, interviene l’assistente. Col piede rotto è scappato a saltoni, si è tolto la flebo, si è divincolato dalle sponde della barella, è sceso tre piani e se n’è andato. Nessuno l’ha visto. Neanche la guardia al portone che adesso è quella del turno di giorno.
L’epilogo della storia vede, una settimana dopo, un ragazzino, sporco e drogato come João, raccontarmi, che a causa di un debito mai pagato i trafficanti di droga gli hanno dato due coltellate al petto e come se non bastasse con una spranga gli hanno spaccato il cranio. È morto da solo sdraito a metà tra il marciapiede e la strada. João. Quattordici anni.  A volte col groppo in gola ci mettiamo a contare quanti ragazzi abbiamo visto morire così. Prendiamo carta e penna, ascissa e ordinata, un bel grafico, una chiara ed eloquente statistica, qui i drogati, qua gli accoltellati, da questa parte gli scomparsi, qui invece ci mettiamo le violenze carnali, gli storpiati, i pidocchiosi, gli orfani… i meninos de rua. Chissà di quale statistica João fa parte adesso.