The birth of a Nation

D.W. Griffith, maestro e genio del cinema, chiamò così il suo più importante film: la nascita di una nazione. Intendiamoci, è una pietra miliare per le sue innovazioni tecniche ed estetiche; la storia invece è quella che è: la supremazia della razza bianca, la nascita del Ku Kux Klan per riportare  l’ordine negli stati americani del sud dopo la sconfitta nella guerra civile. Insomma, un orrore.
Per fortuna sono passati quasi cento anni e Griffith non c’è più. E non siamo in America, o meglio, siamo in America, l’altra America, quella di sotto, quella – come dicono le male lingue – dalla parte sbagliata. Ciò nonostante viviamo l’allegrezza di respirare un’aria democratica, un’aria in cui possiamo eleggere liberamente i nostri governanti che, visto le facce e i discorsi dei candidati, ci promettono latte e miele. Coloro che ci governano da quattro anni non fanno altro che ripetere che il Paese non è mai andato così bene; l’opposizione – col dente avvelenato per essere rimasta quattro anni su cinquecento in cui ha governato, fuori dalla stanza dei bottoni – invece non la smette di dire che peggiò di così non si può.
Come si capisce dalle mie parole, siamo in piena campagna elettorale. Elezioni generali: deputati delle varie camere, senatori, governatori e infine presidente della repubblica. Il paese di Bengodi. Naturalmente i cittadini devono essere informati, con tante cariche illustri da eleggere, come si fa a distinguere tra uno e l’altro, tra chi è degno della nostra fiducia e chi no? Per fortuna abbiamo una istituzione che tutti i paesi democratici del mondo ci invidiano: l’orario politico elettorale gratuito. Per tre volte al giorno, alle sette del mattino, all’una del pomeriggio e alle otto di sera, tutte le reti di radio e di televisione (tranne le televisioni via cavo e parabolica) trasmettono all’unisono i messaggi dei candidati alla popolazione. Ogni partito ha a disposizione un determinato tempo proporzionale alla sua importanza rappresentativa a livello federale. Per cinquanta minuti, tre volte al giorno, i vari candidati alle cariche di deputato statale, deputato federale, senatore, governatore e presidente della repubblica, hanno modo di informarci sui loro progetti di governo. Molti partiti, molti candidati e poco tempo a disposizione. Ecco allora che sullo schermo, o alla radio, si succedono facce note o sconosciute promettendo latte e miele o dicendo peste e corna, a secondo dei casi, per un tempo equivalente  di uno spot pubblicitario. Per cinquanta minuti, tre volte al giorno, a reti unificate. E si sà, nel mondo di oggi l’immagine è tutto. C’è chi, come il vostro Berlusca, si fa il trapianto dei capelli, chi invece si fa iniezioni di botox per alleggerirsi le rughe, come il nostro Lula. Una bellezza. Come sorridono, come promettono, come si vantano, come sono combattivi! È bene accennare che tutti i deputati e senatori, tutti i dirigenti di partito coinvolti nel più grande scandalo di corruzione (di cui parlavamo su queste pagine nell’articolo Clik) e che non hanno subito il processo di cassazione (o per mancanza di tempo abile o perché si sono furbescamente dimessi a suo tempo) attualmente si ripresentano candidati alla stessa carica: dicono che hanno sofferto una ingiustizia e vogliono provare al popolo brasiliano quanto siano  bravi e buoni. Tutti, proprio tutti promettono che, una volta eletti, riporteranno l’ordine e la prosperità. Esattamente come gli eroi del film di Griffith.
E mentre per cinquanta minuti tre volte al giorno cercano di sedurci con le loro belle facce e le loro belle parole, leggo sul giornale di oggi che a São Paulo, la città più ricca della parte sbagliata dell’America, il cinquantaquattro per cento (adesso lo riscrivo coi numeri per capire meglio), il 54% dei bambini sotto i due anni soffrono di anemia. Il 20% soffrono di verminosi ovvero vermi, parassiti intestinali. Il 10% di deficienza visuale. Il 59% di lesioni boccali e carie dentaria. Sono dati che provengono dalla Secretaria Municipal de Educação, l’organo pubblico che si occupa della gestione delle scuole. Dice il gornalista Gilberto Dimenstein: “più che la salute degli studenti della città più ricca del paese – paradossalmente un centro mondiale di medicina – ciò che richiama l’attenzione è l’ovvietà che queste malattie sono facilmente curabili. Basterebe solo che le reti pubbliche di salute, educazione, e l’assistenza sociale, lavorassero insieme senza bisogno che si spendesse quasi  niente.” Sante parole.
Per concludere, anticipo che alla riunione a cui la Tia Edith ha partecipato la settimana scorsa, in cui si trattava dell’argomento-incubo, i meninos de rua, (che ovviamente soffrono di verminosi, di anemia, di deficienza visuale e di carie dentaria) non era presente neanche uno, ripeto, neanche un tecnico dell’area di salute, neanche uno dell’assistenza sociale. C’erano invece, giudici, colonnelli e comandanti, e il Consiglio Municipale di Pubblica Sicurezza. Tia Edith, è stata chiamata, forse per tenersela buona, perché non cominci a mordere. Nei prossimi giorni sapremo come è andata.
The Birth of a Nation… Non si sono accorti che siamo già nati da un pezzo, e che abbiamo tanti figli e che molti di questi figli sono malati e stanno invecchiando precocemente. Provano in tutti i modi a convincerci che abbiamo tempo sufficiente per poter scegliere il nostro deputato, senatore, governatore e presidente che ci condurrà ad un futuro di latte e miele come ci promettono per cinquanta minuti, a reti unificate, tre volte al giorno.