A macchia d’olio

Cochabamba, 12 gennaio 2007

Carissimi,

questa mattina carovane di camion carichi di campesinos e cocaleros sono sbarcati in città, passando attraverso i blocchi delle strade, che sono stati tolti momentaneamente per lasciarli passare, e sono andati ad aggiungersi agli altri che stanno occupando la città da ormai cinque giorni.

Ora sono nella piazza principale per tenere un cabildo nel quale sembra si eleggerà a furor di "popolo originario" il Prefetto "parallelo".

La piazza, secondo le immagini che trasmette la TV di Stato, unico organo d’informazione autorizzato ad avvicinarsi al luogo, è stracolma.

Tutte le altre TV, che sono costrette a servirsi delle immagini ufficiali per le loro trasmissioni, si sono autosospese per un quarto d’ora. Sullo schermo è apparsa la scritta che vi trascrivo integralmente: "Al pueblo- El pejor enemigo de la verdad es el silencio. Pedimos garantías a la libertad de expresión y el desarme espiritual".

Nel frattempo, nella parte nord della città, si stanno organizzando le squadre di cittadini che si propongono di "liberare la città dall’invasione" al grido "váyanse a su casa".

I morti di ieri sono saliti a due, uno per fazione, così adesso c’è un motivo in più allo scontro: vendicare i propri caduti. Sembra che ci sia un terzo decesso, ma le voci non sono confermate.

Nessuno retrocede, anzi le posizioni si sono ancor di più polarizzate fra chi pretende le dimissioni del Prefetto (campesinos e cocaleros) e chi ne difende il diritto costituzionale di rimanere al suo posto essendo stato democraticamente eletto (i "cittadini").

C’è chi accusa il Presidente Morales di aver mandato il suo elettorato del Chapare (foresta amazzonica del Dipartimento di Cochabamba, dove si produce la maggior parte della coca illegale del paese) ad invadere la città, il che è abbastanza vero, tutti sanno che non si muove cocalero che Evo non voglia, e chi imputa al Prefetto Reyes Villa di aver chiamato allo scontro i cittadini di Cochabamba, il che è probabile.

Resta il fatto che, nelle ore drammatiche nelle quali è cominciato a scorrere il sangue, ambedue erano altrove e la città si è ritrovata "terra di nessuno" come l’ha definita un quotidiano locale.

Il Governo a questo punto sembra non voler perdere la faccia e il Prefetto, sostenuto dalla solidarietà dei 4 prefetti della "media luna", come viene chiamato il territorio dei quattro dipartimenti dell’oriente dove ha vinto il "sì" all’autonomia nel referendum del giugno dell’anno scorso, cui si è aggiunto il Prefetto di la Paz, non più andarsene, non solo perché così convaliderebbe una violazione allo stato di diritto, ma anche perché creerebbe un pericoloso precedente.

Non a caso i "movimenti sociali" di La Paz hanno indetto un’assemblea urgente per organizzare azioni di pressione per esigere le dimissioni del Prefetto di La Paz, colpevole di aver solidarizzato con quello di Cochabamba.

I disordini si stanno estendendo a macchia d’olio.

Cochabamba nel frattempo è stata invasa anche da forze di polizia e militari venuti da La Paz a dare man forte alle forze dell’ordine locali, che ieri hanno brillato per inettitudine e inefficienza, sembra perché impediti ad agire dallo stesso Governo.

Uno dei gravi problemi che vive la città, a parte le centinaia di passeggeri bloccati da cinque giorni nella stazione degli autobus, dove sono accampati ormai senza un soldo, senza nulla da mangiare, e dormendo per terra, e le migliaia di auto e camion fermi ai vari posti di blocco, è la progressiva diminuzione dei generi alimentari e l’aumento fino al 300% di quelli ancora disponibili.

Chi mi sta seguendo fin dai tempi della guerra dell’acqua (anno 2000), cui sono seguite quelle della coca e del gas, sa quanto questo è uno dei problemi che mi toccano personalmente; stamattina molto presto, per evitare possibili disordini e anche per trovarvi ancora qualcosa da comprare, sono andata al mercato rionale che si tiene ogni venerdì: c’erano la metà dei soliti banchetti, con poche cose e carissime.

Ma non corro pericoli. Voglio tranquillizzare quanti, cui risponderò personalmente, mi hanno scritto preoccupati per la mia incolumità: basta un po’ di prudenza e di attenzione.

In ogni caso, anche se volessi "scappare" (cosa che non voglio), non potrei: il mio passaporto è a La Paz, in attesa che vi trasferiscano il visto indefinito dal precedente passaporto ormai scaduto.

E devo aiutare Edit ad organizzare il nuovo anno scolastico, che si presenta pieno di incognite; mi rendo conto di quanto è sollevata dalla possibilità di poter confrontarsi e condividere responsabilità alle volte davvero pesanti che riguardano il progetto e le chicas, soprattutto in una situazione tanto drammatica. Non posso e non voglio lasciarla sola.

E, tutto sommato, essere qui era quello che volevo, era quello che dicevo agli amici prima del mio rientro nell’ottobre scorso: se deve succedere qualcosa di grave in Bolivia (me lo sentivo), voglio essere là.

Grazie a tutti voi della premura, della solidarietà e della vicinanza.

A presto

Anna Maria