A Vicenza: ieri, oggi e domani

di Mao Valpiana

Considerazioni di uno dei maggiori propositori della nonviolenza in Italia, dopo la manifestazione vicentina contro l’ampliamento della base militare statunitense.

E’ andata come doveva andare: bene. Bene, nel senso che c’era tantissima gente che ha voglia di partecipare, di essere responsabile delle scelte politiche che la riguardano.
Alla vigilia i soliti tuttologi, buoni solo per i salotti televisivi (sempre più lontani dalla realtà viva), avevano previsto incidenti, scontri, provocazioni, paura e tensione. Come al solito si sono sbagliati, perché vivono in un loro mondo mediatico, che non ha nessuna relazione con ciò che accade nella vita di tutti i giorni delle persone normali.
Bastava esserci a Vicenza, sabato 17 febbraio, per capire che la grande "assemblea itinerante", rumorosa e colorata, era formata da gente comune, quella che il lunedì mattina va a lavorare, o va sui banchi di scuola. Che fosse mite e pacifica, la manifestazione, non ci dovrebbe essere nemmeno bisogno di sottolinearlo. Sempre le manifestazioni pacifiste lo sono, per definizione.

Centomila. Una bella prova di forza. E di indipendenza politica. Il movimento per la pace non è succube di questa o quella potenza, non è alleato di questo o quel governo. Il movimento per la pace ha i suoi obiettivi ben precisi: abolire gli strumenti che rendono possibile la guerra, e indicare alternative pacifiche per la convivenza fra i popoli della terra. Non ci sono state parole contro l’America, anzi ci sono stati applausi per i cittadini americani presenti con le loro bandiere.
Inoltre il movimento per la pace non ha due pesi e due misure, non fa sconti a nessuno; le critiche alle scelte militariste del governo di ieri valgono anche
per le scelte militariste del governo di oggi. Il senso profondo della manifestazione vicentina era quello di un dialogo da tenere aperto per convincere il governo attuale a cambiare le scelte fatte. Male (a se stesso) farebbe il governo a non dialogare con quella moltitudine di persone, che in gran parte hanno espresso un voto ai partiti dell’odierna maggioranza.
Il movimento per la pace è l’unico vero movimento nazionale, trasversale, che ha attraversato indenne tutte le stagioni politiche, dagli anni sessanta ad oggi. Non c’è partito, non c’è ideologia, non c’è sindacato che possa vantare questa longevità e questa lungimiranza. La sua forza consiste nell’idealità del fine (la pace), nella scelta dei mezzi (pacifici), e nel restare saldamente un movimento, senza mai cedere a tentazioni partitiche.
E’ con questo tipo di movimento, che ieri si è espresso a Vicenza, che il governo deve dialogare, con lealtà, senza supponenza, in un rapporto paritario, pur nella diversità dei ruoli e delle funzioni.

Noi del Movimento Nonviolento eravamo presenti a Vicenza in tanti, protagonisti, insieme a tutti gli altri, della manifestazione. A Vicenza ci siamo stati tante volte nel passato, davanti alla caserma Ederle, anche quando a manifestare si era davvero in quattro gatti. Lo diciamo non per rivendicare primogeniture, o per fare i primi della classe, ma per mantenere viva una memoria storica che è necessaria al movimento per la pace, per avere coscienza di sé. Ieri a Vicenza ci siamo mescolati in quella parte del corteo riservata a "famiglie e bambini". Non si sentivano slogan politici, ma un gran rumore di coperchi di pentole, non c’erano bandiere di
partiti, ma palloncini colorati. Eravamo davvero in buona compagnia, con gli
amici del Mir, qualche scout, tanti bambini, la Rete Lilliput, e si palpava quella "tensione e familiarità" tanto cara ad Aldo Capitini, che insieme ad Alex Langer ieri camminavano con noi. Ve lo assicuro, c’erano.

Ora si deve guardare avanti, al dopo. Che fare? quale strategia per tenere aperto il dialogo con il governo? quali possibilità ci sono per tornare indietro dalla scelta fatta? come proseguire la campagna contro la base militare? con quali mezzi fermare l’iter di sviluppo della base? Noi siamo convinti che solamente se il movimento di opposizione alla base Dal Molin farà la scelta nonviolenta, chiara e consapevole, si riuscirà a raggiungere gli obiettivi. Nessuno ha la bacchetta magica e non ci sono risposte già definite. La strada della nonviolenza è lunga e
in salita, e passa necessariamente dalla persuasione di ogni singola coscienza.
Il Movimento Nonviolento è povero di mezzi materiali, ma ha una grande ricchezza di persone e di idee. Nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, nei prossimi anni saremo ancora dentro al movimento e al fianco della gente di Vicenza per liberarci insieme dall’oppressione del militarismo e della preparazione alla guerra, che non vogliamo per il bene nostro e dei nostri figli. Amen.

tratto da minime n°5 edito dal Centro di ricerca per la pace.