Anniversario

Bambini, ragazzi, venite, dai! Venite, tutti. Venite qui, vicino a me, sedetevi. Facciamo un circolo. Ecco, bravi, restate seduti qui. Adesso ascoltate. Voglio raccontarvi una storia, la storia di tutti noi.
Tanti tanti anni fa, quando non eravate ancora nati, il Paese viveva un momento difficile, un momento buio. Erano anni complicati, duri, così duri, che, pensate un po’, li hanno chiamati “anni di piombo”. Il popolo, tutti noi, dovevamo ubbidire, zitti zitti, in silenzio senza protestare. Se qualcuno diceva qualcosa che andava contro gli interessi e la volontà dei potenti, era imprigionato, torturato, ucciso o, se quel giorno aveva fortuna, esiliato. Esiliato significa che doveva abbandonare il Paese, andarsene via e non tornare mai più, mai più pestare il suolo di questa terra. Passarono anni ed anni, poco a poco la gente iniziò ad organizzarsi e a diventare forte. I potenti cominciarono ad aver paura di questa forza e lasciarono il potere. Il potere è quella cosa che permette di comandare gli altri, a volte è una cosa buona, altre volte no. È una cosa buona quando usiamo il potere per fare il bene di tutti. Non è buona, invece, quando chi ha il potere pensa solo a se stesso e ai suoi amici, senza importarsi della maggioranza della gente. Allora, è sempre meglio quando il potere ce l’ha il popolo attraverso i suoi rappresentanti, perché se questi non lavorano bene, il popolo ne sceglie altri. Quando, al contrario, comandano poche persone con la forza, nessuno può farci niente, solamente obbedire, sennò è incarcerato, torturato, ucciso o mandato in esilio. Avete capito? Ebbene, un bel giorno, tanti anni fa, noi, il popolo, siamo riusciti a ritornare al potere, ritornare ad essere padroni della nostra vita e del nostro destino. Sapevamo che non sarebbe stato per niente facile. Allora cominciammo a lavorare molto, pieni di voglia e di speranza. Speranza in noi stessi e nelle nostre capacità.
Il nostro Paese ha sempre avuto mille problemi: povertà, sottosviluppo, schiavitù, sudditanza, ignoranza, è sempre stato sottoposto ad interessi finanziari internazionali. Tutto questo ha creato una grande differenza tra la popolazione. Anche voi sapete che esiste poca gente molto ricca e tanta gente molto povera. Non è vero? E come sempre i più poveri dei poveri sono quelli che non hanno voce per difendersi. I bambini, ad esempio. Prima nessuno pensava ai bambini; tutti vedevano i ragazzi non come bambini e bambine, ma come piccoli adulti. E così erano trattati. Molti erano obbligati a lavorare come schiavi, altri erano usati nei servizi domestici nelle case delle famiglie ricche. Nessuno pensava che i bambini potessero avere dei diritti. O meglio, nessuno pensava che i bambini avessoro il diritto ad avere diritti. Bambini, adolescenti, ragazzi, ragazze, piccoli adulti… fa lo stesso, nessuna differenza. E cosi è stato per molto tempo. Immaginate che nella Costituzione Brasiliana del 1988, nata dopo quegli anni terribili di piombo, c’è un articolo che dice: “proibizione di lavoro notturno, pericoloso e insalubre per i minori di diciotto anni e di qualunque lavoro ai minori di sedici, salvo che nella condizione di apprendista, a partire dai quattordici anni”… ossia, se il giovane viene contrattato “nella condizione di apprendista” può esercitare un lavoro “ notturno, pericoloso o insalubre”. Non è incredibile? E questo è stato scritto nel 1988, non duecento anni fa!
E allora molti studiosi e tante persone per bene si riunirono per discutere a fondo la questione, affinché, una volta per tutte, i bambini e gli adolescenti avessero un appoggio ufficiale della legge; che ognuno avesse la sua dignità e i suoi diritti garantiti da un insieme di norme da essere rispettate, principalmente dalle persone che detengono il potere, da quelli che fanno, applicano e fiscalizzano le leggi: il 13 di luglio 1990, nacque  lo “Estatuto da criança e do Adolescente” (lo Statuto del Bambino e dell’Adolescente).
All’epoca eravamo tutti molto felici, perché pensavamo che un insieme di norme, di leggi, riuscisse a cambiare realmente il modo di pensare della società. Pensavamo che i diritti dichiarati diventassero in breve tempo diritti acquisiti! Come siamo stati ingenui…, tutti voi, ragazzi miei che siete qui con me adesso, sapete molto bene com’è la vita di tutti i giorni. Ciascuno di voi conosce la frusta degli “uomini della legge”, la solitudine delle notti mal dormite, l’odore della droga. L’altro giorno ero nelle strade del crack. Ho visto la mega-operazione del comune e della polizia per ripulire l’area, per espellere chiunque non si inquadri nei loro schemi: l’operação limpeza (operazione pulizia). Ho visto tutte le armi puntate contro di voi. Vi ho visto vagabondare come larve a pochi isolati da lì, seduti, sdraiti per terra ad abbaiare alla luna. Lì ho capito quanto è facile per i detentori della legge e dell’ordine, per la grande stampa e l’opinione pubblica, pensare a voi non più come bambini e adolescenti, come quelle nominati nello Statuto, ma invece come problema sociale, come problema di salute pubblica, come problema di ordine pubblico, come problema di igiene pubblica, come problema di pubblica sicurezza, come problema, come problema del problema e basta. Adesso state attenti: vi hanno tolto dalla famiglia, dalla scuola, da un sano convivio con la comunità, e non solamente vi hanno tolto da una vita degna ma hanno sottratto da voi la vostra dignità, e siccome invertire questo cammino è molto difficile, vogliono scegliere il modo più rapido, facile e pratico per loro: cambiare le regole, cambiare lo Statuto. Sarebbe come se un medico incolpasse il malato della sua stessa malattia. Vogliono diminuire l’età imputabile: quanto prima vi sbattono in galera, meglio è.
Sembra che non ci sia più nessuno dalla vostra parte. Sembra che le voci della gente per bene siano soffocate dagli urli paurosi di chi vede in voi l’origine di tutti i mali. Sembra.
In questi diciassette anni dalla nascita dello Statuto, è stato fatto molto poco. La soluzione è continuare la lotta affinché le leggi e le norme previste, desiderate e scritte, siano compiute, per poter realmente festeggiare insieme una alternativa di vita e di sviluppo per ognuno di voi.

Zia Edith

Aniversário
Criançada, garotada, aqui! Venham, vocês todos. Venham aqui, pertinho de mim, sentem-se. Vamos fazer uma roda. Isso, fiquem aqui sentadinhos. Agora escutem. Quero contar uma história, a história de todos nós.
Muitos, muitos anos atrás, quando vocês nem haviam nascido, o nosso País vivia um momento muito difícil, um momento sombrio. Eram anos complicados, duros, tão duros que, imaginem só, foram chamados de “anos de chumbo”. O povo, todos nós havíamos de obedecer caladinhos, em silêncio, sem reclamar de nada. Se alguém falasse alguma coisa que contrariava os interesses e a vontade dos poderosos, era preso, torturado, morto ou, se aquele dia estava com sorte, exilado. Exilado significa que devia abandonar o País, ir embora para nunca mais voltar, nunca mais botar os pés nesta terra. Passaram anos e anos, aos poucos o povo começou a se organizar e a se tornar forte. Os poderosos começaram a ter medo dessa força e deixaram o poder. O poder é aquela coisa que faz a gente mandar nos outros, as vezes é bom, outras vezes é muito ruim. É bom quando a gente usa o poder para fazer o bem de todos. É ruim quando quem tem o poder pensa nele mesmo e nos seus amigos, sem se importar com a maioria das pessoas. Então é sempre melhor quando o povo tem o poder, através dos seus representantes, porque se eles não trabalham bem, o povo escolhe outros. Quando, ao contrário, são poucas pessoas que mandam com a força, ninguém pode fazer nada, somente obedecer, senão é preso, torturado, morto ou exilado. Entenderam? Pois é, um belo dia, tantos anos atrás, nós, o povo, conseguimos voltar ao poder, voltar a ser os donos do nosso nariz e do nosso destino. Sabíamos que não seria nada fácil. E então começamos a trabalhar muito, cheios de vontade e de esperança. Esperança em nós mesmos e nas nossas capacidades.
O nosso País sempre teve problemas mil: pobreza, sub-desenvolvimento, escravidão, subserviência, ignorância, subordinação a interesses internacionais e financeiros. Isto criou uma disparidade entre a própria população. Vocês mesmo sabem que existe pouca gente muito rica e tanta gente muito pobre. Não é verdade? E como sempre, os mais pobres dos pobres são os que não tem voz para se defenderem. As crianças, por exemplo. Antigamente ninguém pensava nas crianças; todo mundo enxergava as crianças, não como meninos e meninas, mas como pequenos adultos. E assim eram tratadas. Muitas eram obrigadas a trabalhar como escravos, outras eram usadas em serviços domésticos nas casas das famílias ricas. Ninguém achava que as crianças tivessem direitos. Ou melhor, ninguém pensava que as crianças tivessem direito aos direitos. Criança, adolescente, garoto, garota, pequeno adulto… tudo igual, nenhuma diferença. E foi assim por muito tempo. Imaginem só que na Constituição Brasileira de 1988, nascida depois daqueles anos terríveis de chumbo, há um artigo que diz : “proibição de trabalho noturno, perigoso ou insalubre a menores de dezoito e de qualquer trabalho a menores de dezesseis anos, salvo na condição de aprendiz, a partir de quatorze anos”… ou seja, se o jovem for contratado “na condição de aprendiz” pode exercer um trabalho “noturno, perigoso ou insalubre”. Não é inacreditável? Isto foi escrito em 1988, não duzentos anos atrás!
E foi assim que muitos estudiosos e pessoas de bem se reuniram para estudar a fundo a questão, para que, uma vez por todas, as crianças e os adolescentes, tivessem um apóio oficial da lei; que cada um tivesse sua dignidade e os seus direitos garantidos por um conjunto de normas há serem respeitadas, principalmente pelas pessoas que detém o poder, por aqueles que fazem, aplicam e fiscalizam as leis: em 13 de julho de 1990, nasceu o Estatuto da Criança e do Adolescente.
Na época éramos todos muito felizes, porque pensávamos que um conjunto de normas, de leis, conseguisse mudar realmente a forma de pensar da sociedade. Pensávamos que os direitos declarados se tornassem em breve tempos direitos adquiridos! Fomos ingênuos, vocês todos, meus garotos que estão aqui comigo agora, sabem muito bem como é a vida do dia-a-dia. Cada um de vocês conhece o açoite dos “homens da lei”, a solidão das noites mal dormidas, o cheiro da droga. Outro dia estava nas ruas do crack. Vi a mega-operação da prefeitura e da polícia para limpar a aérea, para expulsar todo mundo que não se enquadre nos moldes deles: a operação limpeza. Vi todas as armas apontadas contra vocês. Vi vocês perambulando como larvas a poucos quarteirões dali, sentados, deitados no chão uivando para a lua. Ai lembrei quanto é fácil para os detentores da lei e da ordem, para a grande imprensa e a opinião pública, pensar em vocês não mais como crianças e adolescentes, aquelas nomeadas no Estatuto, mas sim como problema social, como problema de saúde pública, como problema de ordem pública, como problema de higiene pública, como problema de segurança pública, como problema, como problema do problema e basta. Agora, prestem atenção: tiraram vocês da família, da escola, dum convívio sadio com a comunidade, e não somente tiraram vocês de uma vida digna, mas sim roubaram a dignidade de vocês, então como inverter este caminho é muito difícil, querem escolher o modo mais rápido, fácil e prático para eles: mudar as regras, mudar o Estatuto. Seria a mesma coisa se um médico botasse a culpa no doente por estar doente. Querem diminuir a idade penal: quanto antes na cadeia, melhor.
Parece que não há mais ninguém do vosso lado. Parece que as vozes das pessoas de bem estão abafadas pelos gritos medonhos de quem vê em vocês a origem de todos os males. Parece.
Nestes dezessete anos desde o nascimento do Estatuto pouco foi feito. A solução é continuar lutando para que as leis e as normas previstas, ansiadas e escritas, sejam cumpridas, para podermos realmente comemorar juntos uma alternativa de vida e de desenvolvimento para cada um de vocês.

Tia Edith