Esperienze boliviane

Cari Amici

Mi trovo in Brasile e sto cercando di portare avanti i vari progetti a Rio de Janeiro e per primo la sistemazione della Casa di Maria. Il mio cuore è anche in Bolivia e per farvi partecipi vi mando questo articolo inviatomi da Fiorenzo, un amico trevigiano che si è preso sei mesi di aspettativa dal lavoro e ha deciso di dedicare questo tempo alla Bolivia accompagnando i primi passi di una nuova associazione. Ecco quello che scrive ai suoi amici e anche a me. Ve lo passo perchè è una altra testimonianza delle lotte quotidiane per rendere più bella la vita delle persone. Mauro Furlan

 

 

Hola a todos!

Cari amici, qui in Bolivia e precisamente a Santa Cruz de la Sierra, oltre al caldo, all'afa e ai "mosquitos" (zanzare), è arrivata anche la pioggia, come da stagione. In centro città la pioggia lava le strade, ma in periferia crea molto disagio perchè solo la strada principale è asfaltata, il resto e' terra e immondizia accumulata. La pioggia trasforma le vie laterali in canaloni di fango e rifiuti. Se si aggiunge tutto quello che esce dagli scarichi delle case e qualche grosso topo, la vista e l'olfatto sono chiamati a fare la loro ginnastica.

Ma non e' di questo che vi volevo parlare, bensì di due brevi viaggi, verso il sud della Bolivia con gli amici dell'associazione PAURO ( "Sorgente"in lingua Guaranì ). Questa associazione è nata da pochi mesi su iniziativa di Mauro Furlan, amico trevigiano che vive tra Brasile e Bolivia, Juan Pablo, Carlos Guzman e Angel che sono insegnanti locali. PAURO si occupa di idee e progetti di sviluppo specialmente nell'area educativa.

Il mio primo viaggio fuori di Santa Cruz è avvenuto all'inzio di novembre. Meta il paese di Monteagudo con visita al CENTRO EDUCATIVO PRODUTTIVO COMUNITARIO "SAN ISIDRO". Dei 300 km del tragitto in autobus per strade sterrate vi posso solo dire che e' durato più di 9 ore, d'altra parte viaggiando di notte non riesco a descrivervi il paesaggio. Ricordo invece il disagio di viaggiare col caldo, gli odori dei viaggiatori e del materiale che portavano con sè, lo sballottamento nel percorrere strade sterrate di montagna. Monteagudo e' un paese a 1100 m/slm dentro una valle. San Isidro e' situato a 2 km dal centro abitato. E' un collegio per ragazzi campesinos (contadini) dai 12 ai 17 anni. Dato che abitano lontano (es. 1 giorno di cavallo tra le montagne) vivono in questa scuola che diventa la loro casa per nove mesi all'anno. Il Centro educativo funziona e resiste da 11 anni. L'idea e' coraggiosamente partita dalla parrocchia vedendo che questi ragazzi dormivano per strada o erano sistemati alla meno peggio nelle case del paese e spesso erano sfruttati quasi come schiavi per pagarsi l'alloggio. Ora, il parroco, un genitore, uno studente adulto e un'insegnante formano il consiglio di amministrazione. Le ragazze e i ragazzi ospitati sono una cinquantina. Gli educatori che se ne occupano sono una coppia di sposi – Basilio e Florinda – con 4 figli piccoli. Basilio segue la parte lavorativa, Florinda la parte scolastica. C'è poi una insegnante psicopedagogista. Un volontario tedesco che, a nome del PAURO, è presente come educatore. Infine una cuoca solo per il pranzo. Lo Stato partecipa alla spesa intervenendo sugli stipendi (miseri) per tre insegnanti. Tutte le attivita' collaterali si fanno se ci sono fondi. Cosa interessante è che in questo centro si insegnano coltivazioni di prodotti agricoli. Ad esempio: l'apicoltura, la lavorazione del latte, l' orticoltura. C'è anche la disponibilità di alcune macchine per la lavorazione del legno. L'idea e' di formare giovani che possano apprendere un lavoro non di sola sussistenza ma di sviluppo delle proprie capacita' e competenze da offrire nel mercato del lavoro. Quindi si pensa ad una vita migliore per loro.

Gli educatori sono convinti che il centro educativo avrà futuro anche investendo proprio sulla formazione di falegnami. Molti ragazzi sognano di poter svolgere questa professione ma purtroppo manca l'insegnante. Tra le varie ipótesi, la piu' concreta ci e' parsa quella di realizzare un progetto per sostenere la presenza di un falegname, che dovrebbe vivere durante l'anno scolastico nel centro e formare alcuni ragazzi insegnando e lavorando con loro.

Per tre giorni siamo stati con i ragazzi facendo vita comune. Bisogna "stare" con le persone e non solo passargli accanto. Si imparano tante cose, si sospendono i giudizi, e ci si lascia guidare, ci si "concede". Ho fatto il pane con i ragazzi, Juan Pablo ha riparato le perdite dei rubinetti . Siamo andati anche in gita al fiume. Tutti sopra il camioncino e vai all'avventura! Qui ci si diverte davvero con poco, ma il divertimento è assicurato.

Abbiamo fatto anche un secondo viaggio a Muyupampa, per visitare un centro di educazione alternativa. Muyupampa e' un paese del distretto di Vaca Guzman. Si trova sulla strada che da Santa Cruz porta a Monteagudo. Questa volta eravamo Io, Benjamín un volontario degli Stati Uniti e Romina, educatrice di Casa Mitai che si occupa di ragazzi lavoratori di strada (NATs). Al Centro ci aspettava Pedro, un educatore, che ci ha accolto in una giornata piovosa e noi siamo arrivati in ritardo a causa della "carrettera"(la strada) allagata in vari punti. Il centro si chiama "CENTRO DE EDUCACION ALTERNATIVA "NUEVA AMERICA"" E' ospitato all'interno della scuola del paese.

Consta di un caseggiato , con alcune aule, piuttosto mal conservate.  Ci viene presentato il direttore, prof.Omar Chura Saavedro, gli insegnanti e il programma scolastico sono cosi' suddivisi:

EPA: Educazione Primaria Adulti ( dalla 1ma alla 6sta elementare in due anni) 

ESA: Educazione Secondaria Adulti (dalla 7ma alla 8va in un anno e dalla 1ma alla 4 superiore in 2 anni)

ETA: Educazione Tecnica Alternativa (corsi professionali di parrucchiera, tecnico di computer, taglio e cucito, elettricista) Eta minima 14 anni.

Lo Stato –sempre felice di iniziative private- partecipa con la mensilità degli insegnanti e nulla piu'. Il materiale didattico manca quasi del tutto. Il poco che c'è, è arrivato tramite regalo o prestito, lotterie paesane, gare di cucina. E' bello constatare che ci tengono a mandare avanti questa esperienza, povera, priva di mezzi a volte necessari eppur dignitosa. Siamo passati a vedere le aule e in ognuna l'insegnante ci illustrava la sua attivita'. Quelli di EPA e ESA ci parlano – quasi supplicando nella richiesta – dell'urgenza di poter disporre di una biblioteca.

La strumentazione della parte tecnica e' misera. Due macchine da cucire, l'insegnante ci dice di non disporre nemmeno di un tavolo grande per il taglio, quella di parrucchiera ha in prestito un casco asciugacapelli e un lavacapelli. Il reparto elettrico non lo posso descrivere perche' non sono un tecnico, ma ho visto un qualcosa che mi sembrava un motore elettrico e alcuni fili. L'aula computer funziona con 6 macchine. Lo stipendio di questi insegnanti, rapportato al costo della vita in Bolivia, è bassissimo e mi fa pensare che solo per amore alla propria missione educativa e' accettabile.

A fine visita ci raggiunge il "capogruppo di maggioranza" del comune. Questi comuni dispongono di territori vasti, poca gente, poche entrate e tanti problemi. Non riesce nemmeno a promettere il tavolo grande per il taglia e cuci. Ora hanno il problema dell'antenna per ricevere il segnale dei cellulari, che sperano di installare per febbraio.

Terminiamo la visita con un piatto di riso , pollo e cipolla. Capisco che pongono molte aspettative in questa visita. Prometto solo che ripassero' a trovarli e che interessero' gli amici italiani. Salutiamo e ripartiamo per Santa Cruz. Mi colpisce molto la semplicità di queste persone, educatori e insegnanti, la dedizione alla gente povera, l'assunzione delle loro condizioni. Penso alla difficoltà di molti adulti che dopo aver lavorato tutto il giorno, si siedono in queste aule per imparare a leggere-scrivere e sperare in un futuro migliore, che abbia un sapore di giustizia. Ho anche fatto memoria di racconti di vita dei miei fratelli, dei parenti e di gente con qualche anno sulle spalle. C'è qualcosa di forte e di sottile ad un tempo che ci lega tutti. Siamo tutti in cerca di giustizia, di sogni che diventino realtà. Il cammino è molto lungo ma sarebbe bello che il passo, più che ad una gara ad ostacoli, assomigliasse ad una danza di popoli. Hasta luego, Fiorenzo.