Glossario, ovvero cronache brasiliane, ovvero arrivederci signora

Bras – quartiere popolare di San Paolo, inizialmente occupato dalla grande immigrazione italiana dell’inizio del secolo XX. Attualmente è sede del grande commercio popolare ambulante dei camelô (vedi voce) che provoca polemiche a non finire a livello politico, sociale e urbanistico.
Cambalacho – affari poco chiari; transazioni commerciali senza il dovuto controllo fiscale.
Camelô –  Venditore ambulante abusivo. Con questo termine si indica genericamente anche tutto il commercio di strada: dalle bancarelle di fiera ai venditori di ombrelli ai semafori.
Cesta Básica – Sussidio alimentare donato da istituzioni pubbliche o private, composto da generi di prima necessità.
Folgados – fannulloni, svogliati, chi non ha voglia di far niente, perdigiorno (vedi vagabundos).
Mandioca – Radice commestibile da preparare nei più svariati modi. Presente nella dieta locale, direttamente dalla tradizione indigena.
Mata Atlantica – Foresta vergine prossima al litorale di cui era coperto grande parte del suolo brasiliano. Ne resta in tutto il paese appena il sette per cento della sua primitiva estensione.
Meninos – Bambini. In molti casi il termine viene usato come abbreviazione di quello più lungo meninos de rua, bambini di strada.
Mendigos – Mendicanti, uomini di strada, barboni.
Negões –  Letteralmente: negroni. Termine colloquiale che a seconda del contesto della frase e dal tono con cui si pronuncia, indica una svariata gamma di sentimenti e situazioni della convivenza umana: dall’amicizia intima all’offesa razzista.
Padre Marcelo – Marcelo Rossi, padre cattolico, della corrente carismatica, le cui vivaci e inusuali funzioni religiose attraggono moltitudini da tutto il paese. Famoso anche per innumerevoli apparizioni televisive e cinematografiche, ha inciso due dischi le cui vendite hanno superato il milione di copie vendute.
Pousada – Albergo semplice, a gestione familiare, senza pretese, a buon mercato.
Quilombo –  Comunità libera formata da schiavi fuggiaschi. Famoso è il "Quilombo dos Palmares", nello stato di Alagoas, abitato da più di ventimila schiavi fuggiti, e organizzato come una specie di repubblica dal 1602. Sotto il comando del leggendario Zumbi, riuscì a resiste per decenni agli attacchi delle milizie e dell’esercito quando, nel 1694, Zumbi venne catturato e decapitato. Molte comunità di ex schiavi sono rimaste isolate fino ad oggi in territori inaccessibili. È in atto una politica governativa per riconoscere agli abitanti dei quilombo il diritto di proprietà della terra sulla quale risiedono, oltre a tutti i diritti di cittadinanza di cui ogni persona può godere.
Quilombola – Individuo nato in un quilombo che fa parte di quella comunità.
Rapa – Dal verbo "Rapar", raspare. Indica una azione violenta e veloce di chi vuole fare terra bruciata intorno a se: un attaccante che scarta mezza squadra per andare in gol, rapa tutto. Una estorsione violenta, una rapina è, appunto, una "pulizia", un rapa, una "raspata".
Vagabundas­ – Donne di malaffare, donne di facili costumi.
Vagabundos –  Fannulloni, svogliati, chi non ha voglia di far niente, perdigiorno (vedi folgados)

L’intenzione e quella di farci una passeggiata in centro. La piazza è un cantiere in pieno  funzionamento. È necessario modificarne l’aspetto, rendere difficile l’accesso alle fontane fino ad oggi trasformate in lavatoio pubblico da uomini e bambini di strada, eliminare ogni eventuale nascondiglio per meninos e mendigos. Sulla scalinata della cattedrale seduti a bivaccare meninos e mendigos. Fino a qualche tempo fa potevano entrare anche loro nella casa di Dio. Oggi non più. Dopo le ripetute proteste dei fedeli, la casa di Dio ha contrattato guardie giurate allo scopo di inibire l’entrata di chi non possieda le caratteristiche di… figlio di Dio. La chiesa è un luogo sacro, non ci si può sdraiare sui banchi, non è permesso dormire nei confessionali, e neanche rubare le borse delle signore che sbadatamente si inginocchiano e, incaute, pregano fervorosamente dimenticando sul banco i loro averi. Quindi fuori tutti, meninos e mendigos. A pochi passi da lì, abbraccio mia figlia, la nascondo tra le braccia per difenderla dalla corsa forsennata di un ladro che fugge dal braccio secolare delle guardie municipali. È un po’ spaventata, lo sono anch’io.
I camelô mi offrono puro Wisky scozzese, una autentica cintura di Fiorucci, e l’ultimo disco dei Beatles. Improvvisamente un fuggi-fuggi generale mi fa riabbracciare mia figlia come prima. Le bancarelle vengono travolte dalla furia urlante del rapa. Ci rifugiamo dietro un palo. L’azione è breve ma violentissima. (Domani i camelô per vendetta metteranno una bomba in un cesto di rifiuti che ucciderà uno sfortunato passante). Decidiamo di terminare la passeggiata ed avviarci verso casa. A due passi dalla metropolitana, l’istinto di sopravvivenza mi fa girare su me stesso, un enorme ladro avanzava su di noi, lo riconosco e lo chiamo per nome, mi fa un cenno di saluto e cambia direzione verso una nuova vittima più alla mano. Noi si torna a casa un po’ più nervosi di prima.

Il mio amico, il Grande Lombardo (lui è convinto di esserlo) ne ha combinata un’altra delle sue. Stavolta, dice, ha affrontato l’ira della natura. Durante un temporale tropicale, si trovava in una zona della città soggetta ad allagamenti. Con il suo solito sprezzo del pericolo ha sfidato le piogge senza mettersi al riparo come chiunque altro avrebbe fatto, anzi ha continuato il suo cammino in una strada nota a tutti: quando piove evitare di passare per la via tal dei tali, si allaga sempre. In pochi minuti l’acqua che scendeva dalla strada in discesa verso il fiume lì vicino, gli arrivava già a metà gamba. Mantenendo la sua freddezza proverbiale si è arrampicato su un albero aspettando la clemenza del cielo. Niente da fare. Dopo un quarto d’ora le macchine parcheggiate galleggiavano che era un piacere, alcune venivano trascinate via come fuscelli. L’acqua continuava a salire. Sull’albero e l’acqua alle caviglie. In un’ora è piovuto quello che normalmente piove in un mese. Poche centinaia di metri più in là, il livello dell’inondazione era di più di due metri. Lui sull’albero, arrampicato come uno scimmione non perdeva la sua classe: con le cateratte del cielo aperte, l’acqua in rivolta, il dies irae in atto, lo si poteva distinguere dall’ombrello (comprato per cinque reais al semaforo dal camelô) aperto. Infradiciato sì, ma i capelli impeccabili.

Crolla la parete di sostegno del tunnel della metropolitana in costruzione. È una ecatombe. Si apre un cratere di ottanta metri di diametro e trenta di profondità. Un mini autobus scompare ingoiato dalle viscere della terra. Una signora che passava viene travolta da centinaia di tonnellate di detriti. Una enorme gru di cinquanta tonnellate rimane pericolosamente in bilico sul baratro. Interi isolati vengono evacuati, molte case devono essere demolite. Gli uomini dei soccorsi scavano con le mani per evitare nuovi crolli e cercare di trovare le vittime sotterrate. Dopo una settimana molti ancora mancano all’appello. Ufficialmente i morti sono sette. Cominciano le polemiche sulle responsabilità. Lo Stato accusa le imprese terzerizzate, queste danno tutta la responsabilità dell’accaduto alla pioggia delle ultime settimane che ha ridotto il terreno a fanghiglia.

Lungo il sinuoso rio Ribeira piantagioni di banane a perdita d’occhio. Poi la foresta vergine, Mata Atlantica, di quel poco che ne è sopravvissuto allo scempio per trasformarla in pascolo per hamburger McDonald, la parte più estesa si trova qui. Ad appena trecento chilometri da San Paolo,  verso sud, al confine con lo stato del Paraná, in piena alta stagione, in piene ferie è possibile incontrare posti frequentati solamente da chi ci vive e da pochi curiosi come me. Il sole è a picco e due signore al bordo della strada si sbracciano per farsi notare. Vogliono un passaggio. Mia figlia si fa un po’ più in là e partiamo. L’autobus, dicono, passa solo una volta al giorno e la città è lontana. Siamo a metà strada tra Eldorado e Iporanga. Chiedono da dove veniamo e perché siamo venuti fino a lì. Per vedere le grotte e le cascate, rispondo. Loro, del posto, non ci sono mai state e non le hanno mai viste. Indicano la capanna dove vivono dall’altra parte del fiume, coltivano mandioca e ortaggi. Una volta all’anno vanno a San Paolo, al Bras a rifornirsi per o cambalacho. Vorrebbero andare a San Paolo per vedere padre Marcelo: è lontana la sua chiesa? Cerco di spiegarlo in due parole. Siamo arrivate, grazie mille: Deus fez o que pedimos, Dio ha fatto quello che gli abbiamo chiesto, dicono alludendo al fatto di aver trovato rapidamente un passaggio. Una bellissima ragazza dai fianchi molli e sinuosi come il fiume, come la strada e le piantagioni di banane, va loro incontro: scura come la foresta e bionda come una miss, ondeggia i lisci capelli biondi, orgogliosa del suo sorriso e della sua bellezza senza tempo.
Dopo una giornata di scarpinate tra caverne e cascate, niente di meglio che starsene in ammollo nella piscina della pousada. Si fa amicizia con una signora del posto, amica dei padroni, che ogni tanto porta i numerosi figli a farsi un tuffo e ne approfitta anche lei. Racconta che la figlia più piccola soffre di una rara malattia che le ha provocato una paralisi cerebrale, per questo ancora non sa scrivere né parlare correttamente. Racconta di quanto ha sofferto, dei viaggi avanti e indietro fino a San Paolo, delle cure, fisioterapie, operazioni. Poi, il miracolo, la bambina comincia a parlare. È un miracolo, dice. Aveva appena descritto in dettagli le decine di interventi terapeutici, le decine di professionisti che si sono occupati del caso ma… è stato un miracolo. Per me va benissimo e sono felice con lei per la sua bella bambina. Racconta poi che lì vicino, dove siamo passati poco prima, c’è l’entrata di un importante quilombo. Ma i quilombolas sono tutti una masnada di vagabundos che non hanno voglia di lavorare, vivono di donazioni per colpa del governo che li ha abituati male, gli dà tutto: cesta basica, materiale edile per costruirsi le case che sono più belle delle nostre, e poi sono dei folgados che non hanno neanche voglia di aspettare l’autobus, ma chiedono sempre un passaggio per non pagare il biglietto e se invece è un bianco, uno di noi, a chiedere un passagio a loro, mica si fermano, tirano dritto e ti lasciano a piedi. Hanno tutto. Certe ragazze, vagabundas, si lisciano i capelli e se li tingono di biondo, per conquistare os negões. Si lisciano e si tingono i capelli di biondo e poi dicono che i razzisti siamo noi.
 Arrivederci signora, è stato un piacere, tanti auguri per la sua bambina.