il V-day e i politici

L'unica reazione che non avremmo voluto vedere dalla classe politica italiana, dalla stampa e dalla televisione sull'evento del V-day, è quella che si è vista.Bene, il V-day ha avuto esito positivo in fatto di partecipazione di popolo. A dimostrazione che gli strumenti per socializzare un malessere celato, minimizzato, non affrontato da chi legifera, c'erano, ci sono e ci saranno. Non si ferma un popolo che si desta. La disordinata aggregazione vista l'otto settembre scorso (disordinata in quanto, non orientata, priva di una progettualità condivisa, ma legata solo dal grido di rabbia dato dal titolo della manifestazione e dalla raccolta di firme sulle tre proposte di legge, anch'esse espressione più di una rabbia che di un'autentica analisi, partecipata e condivisa, studiata e discussa) ha lanciato un segnale alla politica ma questa sembra non lo abbia raccolto, se non qualche caso isolato.
Anche il nostro sito invitava a partecipare al V-day, non tanto per la piena condivisione delle tre proposte di legge, quanto per il segnale che si poteva lanciare. Che in una giornata, una sola giornata, si siano raccolte 300.000 firme su delle proposte di legge, ha dell'incredibile. Solo questo evento avrebbe dovuto scatenare la stampa e i politologi di turno in animate discussioni. Invece dalle televisioni il V-day è stato presentato come una goliardia, una trovata di un comico per trascorrere una giornata a tarallucci e vino.
Non è così. Coloro che hanno aderito al V-day, sono stati un movimento di popolo del tutto inedito. Non sono da paragonare alle grandi chiamate dei sindacati (lì esiste coesione, un progetto, un sentire condiviso, sono aiutati da una forte organizzazione), ma non sono assimilabili neanche ai girotondini, per esempio, movimento certamente più spontaneo. I girotondi erano nati per risvegliare la Sinistra, affinché ritrovasse una strategia per ritrovare un'unione di propositi e su questi scatenare l'assalto affinché Berlusconi venisse sconfitto.
L'otto settembre ha visto in piazza persone senza bandiere, con idee anche opposte che, attraverso il raduno e la raccolta firme, hanno fondamentalmente chiesto una cosa: che la politica si riappropri della sua dignità e del suo ruolo.
Hanno chiesto che venga loro ritornato il bene prezioso che una politica asservita all'economia ha rubato: il futuro.
Lo hanno chiesto alla Politica, non alla Destra o alla Sinistra, alla Politica.

Quelle 300.000 firme sono il collante delle molte manifestazioni inascoltate e derise da coloro che dirigono il Paese: dalle botte prese perché non vi buchi una montagna per far passare treni velocissimi, alle manifestazioni per non allargare le basi militari straniere, alle manifestazioni contro le mafie e per la legalità, alle tante manifestazioni per il lavoro…
L'otto settembre è scoppiato tutto questo e i politici fingono (mi auguro che fingano) di non aver capito, ma si aggrappano al cattivo gusto della parolaccia usata, al fatto che con due sole legislature, come ha detto Fini: “personaggi come Togliatti, Almirante e Moro non sarebbero stati protagonisti della politica italiana.”
Ma fingono di non capire una cosa: è stato un movimento spontaneo, partito da un blog di un comico che ha captato il malessere dilagante, che ormai è diventato qualcosa di più, verso politicanti da quattro soldi, al servizio dei potentati economici, incapaci di dare dignità al lavoro, incuranti di mettere al primo posto della loro attività politica, così come dettato dalla Costituzione, il lavoro. Incapaci di dare gli strumenti adeguati alla magistratura perché possa combattere l'illegalità e le mafie. La provocazione delle due legislature è palese: se non sai fare il mestiere per cui mi hai chiesto il voto, vattene, senza tirare in ballo i morti, che citi perché non sai darmi esempio di politici viventi che meritano di rimanere in Parlamento per il gran servizio offerto al Paese.
Altri si scagliano contro Grillo, asserendo che non è più manco un comico. Ma il problema non è Grillo, non è se il suo estro sia ancora vivo o si è offuscato; questo, francamente, non è un problema politico, non è un problema del Paese, è un problema del signor Grillo Giuseppe.
Il problema è questa classe politica, che implode, franando in esperimenti di rimestamento del marciume di cui si è ricoperta, che storpia il diritto di voto con l'imposizione del candidato, inventando partiti democratici e partiti della libertà che hanno il solo obiettivo di rafforzare il loro potere, che non prevedono una discussione, se non mascherata, ma si basano sull'intesa spartitoria dei leader, con lo scopo di curare i propri interessi e dei poteri economici che rappresentano, incuranti della deriva del Paese.
Ma è sempre in questa fase di marcescenza che, la Storia insegna, crollano gli Imperi.