La censura de “Il Manifesto”

Il sottosegretario agli esteri Donato di Santo scrive una lettera al Manifesto sull'operato del governo in America latina. La lettera non viene pubblicata ma il direttore si premura a dare una risposta privata a di Santo. Leggendo la lettera non troviamo alcunché di non pubblicabile… allora ci chiediamo: perché quest'atteggiamento?

Attraverso la nostra amica Bruna Peyrot ci è giunta una lettera del sottosegretario agli Esteri Donato di Santo.
Si tratta di uno scritto che Di Santo ha inviato il 19 luglio scorso al quotidiano "il Manifesto" alla rubrica lettere al direttore "con la speranza si potesse aprire un dibattito tra i lettori del quotidiano sull'azione del governo Prodi verso l'America latina."

La lettera non è stata pubblicata ma, come scrive di Donato "qualche giorno fa, mi ha scritto privatamente il Direttore, Gabriele Polo, per mettere una pietra tombale, quasi fosse un dialogo privato tra me e lui e non un tema che potesse riguardare i lettori del giornale."

Leggendo la lettera di di Santo (che riportiamo più sotto) non vi troviamo alcunché di censurabile, anzi ci sono stimoli da approfondire da parte di un giornale riguardo l'azione del nostro governo verso l'America latina.
Forse non è in linea col Manifesto pubblicare le azioni positive del governo, comunque devono essere posizioni contro? ne dubitiamo conoscendo la sensibilità del giornale alla mondialità, ma è questa la sensazione che proviamo e ce ne dispiace.

Abbiamo chiesto a di Santo di poter avere la lettera di risposta di Gabriele Polo ma, correttamente, ci ha risposto che quella risposta è privata e nel privato deve rimanere.
Allora non rimane che chiedere al Manifesto, pubblicamente, il perché del rifiuto di pubblicazione, perché la lettera non poteva essere di dominio pubblico ma meritava comunque una risposta, privata.

ECCO LA LETTERA

Roma, 19 luglio 2007

Caro Direttore,

da vecchio lettore del manifesto (diciamo una trentina d'anni) oltre che da esponente politico ed, ora, di governo vorrei sottoporti alcune considerazioni.

Il manifesto è tra i pochi quotidiani che costantemente ed attentamente seguono le vicende relative all'America latina. Nel merito delle analisi si può essere più o meno d'accordo (non sempre lo sono) ma, senza alcun dubbio, va riconosciuta questa lungimirante linea editoriale.

Per anni ho letto sul manifesto veementi e giuste critiche all'inazione dei governi italiani verso l'America latina, al pressappochismo nelle analisi e nell'approccio verso le problematiche e le sfide poste dai grandi cambiamenti in atto in tanti paesi latinoamericani.

Da una trentina d'anni mi occupo, per passione culturale e politica oltre che per attività lavorativa, di America latina. Forse per questo l'anno scorso sono stato nominato Sottosegretario di Stato agli esteri con delega per i paesi dell'America latina. Il governo Prodi ha deciso, dall'inizio, di rilanciare l'azione e la presenza dell'Italia in quell'area e sono orgoglioso di essere protagonista di questa avventura. Mi sono messo al lavoro con il massimo di impegno e dedizione, attingendo al bagaglio di relazioni e conoscenza maturate in oltre metà della mia vita e non ti nascondo che, in cuor mio, speravo in una attenzione, se non benevola almeno critica, da parte del manifesto. Speravo scattasse la curiosità verso ciò che, finalmente, si andava costruendo e realizzando. Purtroppo nulla.

Poche settimane dopo la nomina (giugno 2006) ho aperto formalmente, con una lettera al Ministero della Giustizia, un dossier sul "caso Di Celmo", il giovane italiano ucciso a Cuba in un attentato terrorista. Una vicenda che per anni è stata ignorata. Sul manifesto nulla.

Di lì a poco, in un primo, inedito incontro a Madrid, ho avviato una collaborazione con il governo Zapatero sui temi dell'America latina. Collaborazione che si è poi estesa al Portogallo, e che ha portato alla dichiarazione congiunta Italia-Spagna sull'America latina. Sul manifesto nulla.

Poi (luglio 2006) il primo paese che ho visitato da Sottosegretario è stata la Bolivia, con un lungo incontro, anzi una intera giornata, con il Presidente Evo Morales e con diversi dei suoi Ministri per riattivare le relazioni e la cooperazione italiana con la Bolivia. Le tappe successive sono state la visita a La Paz della Viceministra Patrizia Sentinelli ed una mia recentissima seconda visita. Vari Ministri boliviani (e lo stesso Morales di passaggio da Roma) sono stati ricevuti dal governo e l'Italia si è andata caratterizzando in Europa come il paese più attento a quella esperienza. Sul manifesto nulla.

In un anno ho svolto missioni in diciotto paesi latinoamericani, in alcuni dei quali da decenni non vedevano un esponente politico di governo italiano. Dovunque si sono riattivate relazioni, firmati accordi, aggiornate le agende bilaterali, verificate le interazioni -anche critiche- con le politiche della Unione europea. In tre di questi paesi è poi andato il Ministro D'Alema e in due il Presidente Prodi, che è stato il primo capo di governo europeo a recarsi in Brasile dopo il varo del PAC, il grande Programma di accelerazione della crescita. In Brasile Prodi e Lula hanno firmato un accordo di collaborazione strategica.
Inoltre il nostro paese è tornato ad essere una tappa obbligata nelle trasferte europee di Presidenti e Vicepresidenti latinoamericani: oltre dieci in un anno. Sul manifesto nulla.

Con alcuni paesi l'Italia ha (finalmente!) affrontato temi delicati e difficili: i bond con l'Argentina; gli accordi di associazione tra l'UE ed i paesi del Centroamerica e con quelli andini; l'offerta di tornare ad essere paese osservatore nel dialogo governo-guerriglia dell'ELN in Colombia (offerta accolta: abbiamo già partecipato, a Cuba, ad una sessione di dialogo), e la disponibilità a svolgere un ruolo analogo anche nella ancor più intricata vicenda che coinvolge le FARC; il rapporto con Cuba che, nel pieno rispetto della "posizione comune europea", ha permesso l'incontro a Roma tra il Ministro degli esteri cubano Perez Roque e D'Alema, e ci ha visti protagonisti, insieme alla Spagna, nella discussione interna alla UE su Cuba (abbiamo formalmente chiesto la cancellazione delle sanzioni europee); il viaggio a Quito per rappresentare il governo Prodi all'insediamento del Presidente Correa (che mi è valso attacchi con annesse richieste di dimissioni); la costante e vigile attenzione prestata al caso del terrorista Posada Carriles, come è stato riconosciuto da vari esponenti parlamentari; la riattivazione dello strumento delle commissioni miste (già fatta la prima Italia-Brasile, in programma quelle con Venezuela, Messico, Bolivia, Argentina e la seconda con il Brasile). Sul manifesto nulla.

Nella vicenda della elezione del membro latinoamericano nel Consiglio di sicurezza dell'ONU l'Italia è stato l'unico (l'unico) paese europeo a non schierarsi per il candidato sponsorizzato dagli USA, e a lavorare attivamente per evitare la spaccatura dell'America latina (la si è evitata, e un paese indicato dai latinoamericani siede adesso al Consiglio di sicurezza). Sul manifesto nulla.

Stiamo lavorando per favorire i processi di integrazione in America latina, soprattutto per quanto riguarda la cooperazione transfrontaliera, la lotta alla esclusione sociale, la coesione sociale e territoriale. Il tutto in stretto e costante raccordo con la Viceministra Sentinelli, con molte Regioni, Enti locali, strutture della società civile, rappresentanze dell'impresa, del mondo sindacale, delle Università. Sul manifesto nulla.

Insomma, si sta disegnando e realizzando -pur nel bel mezzo degli scossoni della situazione italiana- una nuova politica estera dell'Italia verso l'America latina. Sul manifesto nulla.

Una sola, rispettosa, domanda: perché?

Donato Di Santo
Sottosegretario agli Esteri