La seconda settimana

Alla “Missa de benvindo” è capitato un po’ di tutto: dalle salve di cannone che il batterista ha imitato con la grancassa, alla selva di stendardi/bandiere/fasce/scritte; dalla danza dei giovani per l’intronizzazione della Bibbia, al serpentone per il rito della pace, agli applausi così frequenti che pareva ci fosse la claque…
Per distribuire la comunione si schierarono otto “ministri dell’eucaristia”… quasi tutti ministre, in cotte di lino bianco. Ma che più mi emozionó fu la ministra scalza.
I festeggiamenti per il mio arrivo si ripeteranno per oltre un mese in ciascuna delle 23 comunità (5 ogni fine settimana). Le comunità hanno anche fatto sapere il tipo di prete che vogliono: un padre itinerante che “perda” il suo tempo visitando famiglie, malati e le pastorali. Dovrò convertirmi e imparare il canto dell’inevidenza. Sono abbastanza vecchio per non avere grandi ambizioni; ma forse troppo vecchio per cominciare questo stile di vivere giorno dopo giorno in mezzo alla gente. Per intanto mi sono premunito di un paio di calzoni a scavezzotto.

Il tonfo
La luna di miele è terminata… con un tonfo nelle acque del Rio Tarumã (ci ho rimesso il telefonino e il cappello). Adesso è un reumatismo alla spalla, un’utite… con i giorni che si succedono uguali: luce alle 6 del mattino e buio alle 6 di sera. Sarà così durante tutto l’anno, con la differenza che il tempo sarà più afoso da maggio a ottobre, più piovoso da novembre ad aprile. Alle sette il sole è già implacabile e sono consigliate tre docce al giorno.
Ho già avuto “incubi di transito”: bisogna andare spesso in centro città, anche due volte al giorno, ma i 30+30 chilometri sono una ginkana, con gli autisti che sembrano piuttosto kamikaze e le strade un labirinto.

Attività di supplenza e non
Le vere perplessità sono altre. Per cominciare, cosa possono fare due preti italiani (più uno indio a fine settimana) in una area di periferia di 180 mila persone, se non sgomentarsi? Il prete italiano cui mi sono aggiunto, Alberto, e che è qui da quattro anni, non si è sgomentato: ha creato una rete di attività e strutture da sembrare una amministrazione comunale alternativa (continuando il lavoro iniziato da tre preti di Trento).   
Non si tratta solo delle pastorali tradizionali, ma di pastorali sociali di frontiera: fede e politica, radio comunitaria, negritudine, indigeni, periferia attiva, carcerati, CdB, pastorale giovanile in ambiente popolare (PJMP)… E riunioni a non finire.
Un discorso a parte è quello del Mococi: un Progetto con 700 bambini-ragazzi-adolescenti in 15 centri. Con tale attività si vuole anche denunciare l’omissione degli organi competenti. E dovrebbero esserci finanziamenti dell’amministrazione pubblica, ma non ci sono a causa della burocrazia che nel terzo mondo è peggio che nel primo. Così il Mococi naviga sempre in bassamarea. P.e., occorrerebbero un camioncino e un pulmino, ma fino a ieri c’era soltanto un pulmino che ora è in vendita come ferro vecchio.

Sensualità

Mi colse di sorpresa un problema “culturale”. Dicono che sotto l’Equatore non vige decalogo. L’affermazione rasenta il razzismo. Io spiegherei così: in luoghi caldi la natura, volta per volta generosissima o distruttiva, rende il lavoro “esubere”. È lavoro a bassi ritmi e che non dà soddisfazione, mentre in luoghi freddi le persone si realizzano col lavoro che diventa gratificante. All’equatore che gratifica è la relazione tra le persone e io vedo che alla relazione qui si tiene moltissimo, anche con suscettibilità a fior di pelle. A questo si aggiunga l’effervescenza vitale della natura, una festa degli esseri tutti: flora e, in particolare, fauna, uomo e donna compresi. La sfera erotica – pure presente ma più repressa nei paesi freddi e temperati – qui si trova in superficie, nei gesti e nel linguaggio con una sensualità e virulenza che non conoscevo a San Paolo. Può sembrare buffo che io parli di questo, ma non posso non registrare questo fenomeno che ritengo ambiguo nel senso di ambivalente. La valenza negativa? È nella maternità precoce,  nelle malattie veneree e nella prostituzione infantile e adolescenziale, sfruttata non solo dai turisti ma anche da uomini maturi del posto…

Religione e chiesa

Un altro assillo riguarda l’aspetto religioso. Si direbbe che lo spirituale è moda, è “in”. Scritte giganti avvisano che Gesù tornerà presto, o chiedono: “Oggi hai già parlato con Gesù?”. Ad ogni passo c’è chiese di ogni tipo: elettronica, supermercato, carismatica, terapeutica, tradizionale, austera…
Ieri il Brasile era cattolico al 100% o quasi. Ora ci sono chiese di tutte le denominazioni. Può darsi che torni sul tema per trattare di questo fenomeno della diffusione delle chiese evangeliche e/o pentecostali. Qui registro solo che l’offerta religiosa è decisamente eccessiva. Domenica sera chi non è al bar davanti a una birra, sta cantando o orando in qualche chiesa.
Il mix di sensualità e religione nelle strade affollate (quanti bambini!) crea un ambiente che definirei “Matrix latinoamericana”.  Mi viene perfino il pensiero che il nostro mondo sia più virtuale che reale, sia frutto di qualche scherzo di Dio o della natura. È una situazione che mi obbliga ad una meditazione continua, che sostituisce quella mattutina cui ero abituato.
La reazione cattolica al panorama religioso potrebbe essere: diventiamo carismatici anche noi coi vari movimenti, per combattere ad armi pari. Oppure, sviluppiamo comunità più equilibrate rivendicando al cristianesimo ponderatezza e respiro umanizzante; come dire che la grazia deve poggiare su una natura umana sana.
Una terza alternativa consiste nel rafforzare la chiesa di base e liberatrice, a servizio del Regno di Dio che vuole giustizia, pace e gioia spirituale. Per le nostre comunità è questa terza linea che abbiamo scelto. Ma siamo minoranza anche in diocesi.
Io però non dubito che il nostro grano di senape diventerà albero e già porta in sé, in cuore, il canto di tutti gli uccelli che in lui verranno a nidificare.
Arnaldo