Maria e il padrone

Pur sapendo come andrà a finire, non si tira indietro, anzi. È fatto così. Si vergogna un po’ ma lo confessa in gran segreto: sentirsi come un soldato che parte per la legione straniera, un volontario in Iraq, l’ebrezza dell’avventura, un Tarzan imbecille alla scoperta di nuovi mondi. Insomma, un ombelico cosmico composto di se stesso e niente altro. La sera prima non dorme, gira e rigira madido di sudore in un letto d’agonia, si batte il petto penitente. Non voleva, non voleva, ma si è offerto, ancora una volta ha prevalso la sua sete di protagonismo la sua voglia matta di sentirsi dire grazie-e-che-dio-la-benedica. Il grande lombardo che è in lui, che è lui, non si smentisce neanche questa volta.<

Per arrivare sul posto segue le indicazioni spiegate a mala pena. Maria è una persona simples, semplice, parla a monosillabi, è incapace di indicare con proprietà la strada giusta per arrivare da qui a casa sua, si sforza per essere la più chiara possibile, ma non possiede le parole, le frasi adatte per sintetizzare. E allora si perde in mille rivoli di particolari superflui. Non dice: gira la seconda a destra, passa il ponte, e al primo semaforo entra a sinistra. Non è capace, la sua vita è fatta di empirismo epidermico, di ripetizione di movimenti appresi e mai cambiati.

Dice: – il supermercato dove vendono in offerta è vicino a casa mia e, quando arrivi vicino a João, chiedi di mio marito che tutti lo conoscono.

– quale supermercato, Maria? Chi è João? Come si chiama tuo marito?

– È il supermercato del giapponese. João è il compare della mia collega. Mio marito si chiama Edvanio ma tutti lo chiamano Indio.

Povera Maria, persona semplice, sballottata dalla vita fino a San Paolo, unita a Indio da due figli capitati a casaccio: – mio marito, Indio, beve. E quando non lavora, beve ancora di più e rimane in casa sdraiato sul divano, è buono, non mi ha mai picchiato.

Lavora da sempre "in casa de família"come donna di servizio. È brava, guadagna bene. Col suo lavoro è riuscita a costruire la sua casa per sé, i figli, per Indio e per le sue sorelle che arrivano in massa dal Minas Gerais. Abitano tutti insieme, ogni nucleo familiare ha la sua stanza. La casa è grande, spaziosa, luminosa, ordinata, pulita, allegra. Brava Maria che non ti sei lasciata trascinare nel baratro di tuo marito sfaccendato e beone.

È stato difficile ma è arrivato. Ha però dovuto studiare il percorso il giorno prima, ha consultato internet su cui non risultava né il supermercato del giapponese, né il compare della collega. Di colpo si è ritrovato nello scenario familiare visto e rivisto mille volte e mille volte odiato-amato-ripudiato e a cui ritorna con lo spirito guerrier ch’entro gli rugge e non vorrebbe, ritorna ogni volta pensando che adesso sarà diverso, adesso sì, andrà tutto bene, nessun trafficante di droga, nessun pedofilo, nessuna minaccia, un paesaggio identico dal Messico alla Patagonia, la periferia del mondo, la periferia di sé stessi, la periferia di milioni e milioni di persone espulse sempre più lontano, dopo il raccordo anulare, sotto il raccordo anulare, tra supermercati fatiscenti, linee di autobus inesistenti, rigagnoli di fogna. Casupole, baracche, case di mattoni di chi in qualche modo ce l’ha fatta, discese e salite curve a gomito, bambini dappertutto, gente seduta sulle porte, ragazzotti in motorino a schivare vecchiette grasse con le sportine delle spesa, pali della luce a cui si attaccano centinaia di collegamenti illegali che portano l’energia dietro quelle curve dentro quelle casupole, bambini sulle tettoie con gli aquiloni dai lunghi fili impregnati di una colla composta da infiniti e microscopici cocci di vetro con la quale è possibile tagliare il filo di altri aquiloni e fare a gara a chi ne taglia di più e ogni tanto qualche filo tocca per caso in uno di quei collegamenti illegali e il bambino muore fulminato oppure qualche filo con la colla di vetro di un aquilone troppo basso tocca il collo del ragazzotto in motorino che muore sul colpo con la gola tagliata. Senza virgole, tutto d’un fiato è il colpo d’occhio davanti a lui. E le radio accese a tutto volume e le televisioni e l’uomo con l’altoparlante e la macchina parcheggiata con le porte aperte e musica e radio e cani dappertutto. Maria lo aspetta sul portone. Lo presenta alla comare, alla cugina, alla sorella, alla vicina: è o meu patrão, è il mio padrone. Il padrone vuole bene a Maria e lei a lui. Si conoscono da tanti anni, quindici, da prima che nascessero i loro rispettivi figli. Quante volte Maria, contrattata per stirare e pulire, ha aiutato il suo padrone a badare il figlio malato; quante volte il padrone ha fatto da baby sitter a lei tenendole i figli che non sapeva dove lasciare, la sua era l’unica casa in cui lavorava che il padrone le permetteva di portare i bambini ancora piccoli. E il padrone si divertiva pure, li portava ai giardinetti, a mangiare il gelato, giocava a pallone, suo figlio e i figli di Maria. Si rispettano e si stimano. Maria vede il padrone lavorare molto, vede la moglie impegnatissima e indaffarata, il figlio che studia tutto il giorno. Mio figlio, dice, scappa da scuola, non ci vuole andare più. Mia figlia non ha ancora imparato a leggere e scrivere. Il padrone si ricorda che l’ultima volta che Maria l’ha portata con sé al lavoro, la bambina giocava con lui al serviço ai lavori domestici, come la mamma. Il fratello invece vuole starsene a zonzo, come il padre. Il figlio del padrone parla due lingue, gira il mondo, studia il latino. Un giorno il padrone regalò un computer (era il suo, usato, ma funzionante) al figlio di Maria. Mi raccomando, non è per farci i giochini tutto il giorno, ma devi usarlo anche per studiare, me lo prometti? Figuriamoci. Il padrone chiamò Maria e si offrì per insegnarle a usarlo, per lo meno per controllare i siti internet a cui accede il figlio. Ha sempre rifiutato. Il padrone poteva la domenica e per lei la domenica è l’unico giorno che ha per tenere la sua casa in ordine. E poi Indio, il marito beone, non vuole che lei studi. Prima che nascessero i figli, il padrone le aveva proposto di aiutarla a pagare la scuola notturna per adulti. Indio la obbligò a smettere, capirai, uscire la sera, un uomo non lascia la moglie uscire la sera in compagnia di estranei.

Dal portone si intravede il figlio in seggiola a rotelle. È stato investito da un ragazzotto in motorino mentre correva per la strada a schivare fili con la colla di vetro. Il piede in mille pezzi. Per fortuna il padre bighellone lo ha portato subito all’ospedale dove… lo hanno lasciato su una barella per due settimane senza aver preso la minima precauzione. L’operazione finalmente fa miracoli e il piede si salva. Ora bisogna recuperarne l’uso. Ogni volta che vede Maria, il padrone chiede del figlio. Adesso era il momento, tolto il gesso, è ora della riabilitazione. Maria, vuoi che venga a vedere il bambino? Sì. Dimmi come faccio a venire fino là? Dopo il supermercato, la comare, il compare, il giapponese, Indio.

Il bambino, già grande, non più bambino, anni quattordici, ridacchia impacciato, non vuole fare gli esercizi che il padrone gli indica. Maria sulla porta, va e viene dalla cucina, sta preparando il pranzo per Indio. Il padrone insiste, incentiva il ragazzino. Cerca di farlo ragionare, per rompere il ghiaccio gli ricorda di quando era piccolo e di come si divertivano insieme, parlano di Ronaldo, il fenomeno, e di quanto ha dovuto lavorare per guarire dalla frattura. Il ragazzino sembra aver capito e segue i consigli del padrone, muove le gambe, stringe i denti, si mette in piedi. Il padrone incentiva il ragazzino che stanco ma contento, si sdraia sul letto. Arriva Indio occhi gonfi: è mesmo um vagabundo, il suo commento (mesmo, significa, proprio).

– Questi esercizi sono importanti, li devi fare tutti i giorni, li farai?

– Non ne ho voglia, non lo so.

(Indio lo ha appena detto quello che pensa di lui e lui, succube emulo, si affretta per dimostragli lo sforzo che fa per essere esattamente così come il padre lo definisce pubblicamente).

È ora di andare, Non vuoi mangiare con noi, chiede Indio. Grazie, non posso, ci vediamo domenica.

Il padrone tornerà la settimana prossima. Martedi invece va Maria a casa sua, c’è una montagna di camicie da stirare.