Parliamo di noi

Cochabamba, 20 gennaio 2007

Carissimi,

il periodo delle iscrizioni alle scuole o all’università in Bolivia è tempo di dolor de cabeza, come  diciamo qui.

I posti più ambiti sono generalmente presso Istituti o Università privati, meglio se riconosciuti dallo Stato; le scuole statali sono generalmente snobbate per la scarsa qualità dell’insegnamento e per la poca affidabilità degli insegnanti.

Così, già due settimane prima dell’inizio delle iscrizioni, cominciano a formarsi le code davanti alle "Unità Educative": i primi ad accaparrarsi il posto sono di solito i campesinos, anzi le campesinas, che hanno una qualche possibilità economica e cercano in tutti i modi che i loro figli abbiano l’istruzione che a loro è stata negata, possibilmente la migliore sulla piazza..

Sono code lunghissime; nessuno si arrischia a lasciare il suo posto per più di qualche attimo. La gente si piazza sui marciapiedi, lungo il ciglio della strada, seduta per terra, o su un seggiolino portato da casa, e lì mangia e dorme e aspetta per tutto il tempo che manca all’apertura delle sospirate iscrizioni, in questa stagione delle piogge che non fai in tempo a dirti "forse sarà una bella giornata" che ti si rovescia il diluvio addosso.

Sei delle nostre neo-diplomate, che continueranno gli studi in Magistero, (per le altre le iscrizioni si faranno più avanti) hanno dovuto anch’esse cercarsi il loro spazio in mezzo alle file, senza avere peraltro, almeno inizialmente, nessuna idea di come funzionassero le cose, di dove bisognava andare e cosa bisognava fare. E’ comprensibile: arrivano da noi direttamente dal campo, dove si occupavano generalmente di custodire gli animali e badare ai bambini più piccoli. E nella nostra Casa vivono come in un bozzolo: studiano, giocano, imparano a tener pulite se stesse e la casa, a cucinare, a lavorare a maglia. Mai hanno modo di occuparsi d’altro.

Quando terminano gli studi sono come sperdute: è questa una delle ragioni per cui, all’atto di promozione, i loro volti appaiono a volte così sgomenti.

Non rimane loro che appoggiarsi, ancora una volta, alle educatrici della Casa Estudiantil. In questi giorni è stato tutto un susseguirsi di telefonate delle ragazze ad Edit e di Edit alle ragazze: dove c’è meno coda, quali documenti presentare, quanto si paga per l’iscrizione ecc…ecc…

Edit si è piazzata davanti alla Normal Católica, Istituto post-secondario di Magistero, ed è riuscita ad accaparrarsi i numeri 636 e 731, senza ancora sapere per chi sarebbero serviti.

E in quella coda vi ha passato due notti, sotto una tendina canadese, sul marciapiede a lato della strada. Quando le ho chiesto come ha potuto farlo, se era riuscita a dormire, mi ha detto sorridendo "ho fatto finta di essere al campeggio ".

Hanno deciso poi le sei ragazze a chi sarebbero toccati quei due preziosi numeri, in quell’Istituto così prestigioso: a Norma E. e a Jovana, che unanimemente hanno riconosciuto come le migliori del loro corso.

Nel frattempo le ragazze si sono messe in fila davanti all’analogo Istituto di Stato, in una zona un po’ fuori città, per prendere gli altri quattro posti.

Lì girava la voce che, per essere ammessi, si sarebbe dovuto sostenere un esame orale di quechua. Nessun problema, le nostre ragazze conoscono tutte il quechua, è la loro lingua madre.

Attimo di sgomento: Adolfa, la nostra dolcissima Adolfa che durante la gita a La Paz ci raccontava dei suoi lama e dei suoi pascoli, conosce solo l’aymara!

Alla fine però non c’è stato bisogno di nessun esame, tutte hanno potuto iscriversi senza ulteriori difficoltà.

Anche a Jenny, una delle educatrici, è toccata la sua brava fila, alla Banca questa volta, per ritirare i soldi che servivano all’iscrizione, visto che le chicas non avevano ni un pesito: dalle 7 del mattino, un’ora e mezza prima dell’apertura, per prendersi il posto, fino alle 10 e mezza. Poi ha preso un taxi e via di corsa a distribuire i soldi.

Ora sono tutte iscritte, le nostre sei ragazze.

Ma le attende l’esame di ammissione, e quindi tutte stanno frequentando un corso di preparazione qui in città, e vanno e vengono dalla nostra Casa: si fanno da mangiare nella cucina che continua ad essere la loro cucina e dormono nel letto che continua ad essere il loro letto.

Non si è mai svuotata del tutto quest’anno, la nostra Casa Estudiantil. Ogni volta che ci sono andata per controllare la costruzione del salone, che è terminato nella parte che abbiamo potuto costruire con i finanziamenti che ci sono stati assegnati, vi ho trovato qualcuna delle ragazze che vi soggiornava.

Glielo diciamo sempre, all’atto di promozione: questa Casa rimane la vostra casa: E loro ci prendono decisamente sul serio.

Un abbraccio

Anna Maria

PS: sollecitata da voi, vi aggiorno sulla situazione socio-politica qui in Cochabamba.

Campesinos e cocaleros hanno lasciato la città senza ottenere le dimissioni del Prefetto.

Il Governo ha presentato al Parlamento, con procedura d’urgenza, un disegno di legge di istituzione del referendum revocatorio.

Così, fra non molto, si avrà lo strumento democratico che permetterà di destituire chi si ritiene non sia più all’altezza, o degno, di rivestire cariche istituzionali elettive, nel rispetto dello stato di diritto.

Siamo ritornati nell’alveo della legalità, ma a che prezzo!

Ora, come dice il nostro amato Arcivescovo, è tempo di chiederci perdono reciprocamente.

Anche se le ferite sono profonde e difficili da rimarginare.